Compiti delle vacanze: consigli per genitori

Odiati dai figli, poco amati dai genitori, i compiti estivi sono spesso fonte di litigi e discussioni. I consigli dell’esperta per organizzarsi bene e trasformarli in una reale occasione di crescita per i ragazzi

Compiti delle vacanze: consigli per genitori
Foto: iStock

Sumeri e Babilonesi sono stati una passeggiata. Tra le radici cubiche e il teorema di Euclide, stavi per sventolare bandiera bianca. Poi è arrivato Cesare Pavese a risollevarti l’umore, ma con il pretérito indefinido e la battaglia di Maratona hai di nuovo sfiorato l’abisso. La campanella che trillava l’ultimo giorno di scuola ha stabilito una corroborante zona franca, ma adesso rieccovi: tu, tuo figlio e i compiti delle vacanze.

Con l’aggravante di avere là fuori il mare, le montagne o la campagna, che rappresentano un tentazione difficile da ignorare, un canto delle sirene che minaccia concentrazione e buoni propositi. La stragrande maggioranza dei genitori è pronto a confermarlo: i compiti delle vacanze rischiano di mettere a dura prova serenità familiare e nervi saldi. Proprio nel periodo dell’anno deputato allo svago e al relax.

Ma è possibile salvare le vacanze da questo impegno? L’abbiamo chiesto a Giada Zurlo, educatrice di disciplina positiva per genitori, ideatrice del canale Genitori Diversi.

Compiti delle vacanze: come organizzarsi

Per cominciare, quali sarebbero i compiti delle vacanze ideali per chi frequenta la scuola dell’obbligo?

So di avere un punto di vista controcorrente, ma secondo me non è tanto importante il tipo di compito scelto dall’insegnante, quanto il fatto che rappresenti per il bambino un’occasione di crescita, una specie di palestra per affinare abilità che gli serviranno da grande: dalla capacità di gestire il proprio tempo a quella di posticipare la soddisfazione della voglia, sacrosanta, di divertirsi. Non importa se il compito è una tabellina o una comprensione del testo, importa chi sta diventando tuo figlio mentre lo affronta.

Qualcuno sostiene che l’estate debba essere dedicata a esplorare mondi, interessi e passioni…

Sono d’accordo, ma una cosa non esclude l’altra: si possono fare i compiti e ci si può dedicare a nuove esperienze. Il desiderio degli adulti di vedere i figli sempre allegri è irrealizzabile e l’abitudine a riempirli di attività – dal corso di canoa a quello di arrampicata – rischia di iperstimolarli e generare ansia. Non credo faccia mai bene eliminare del tutto le piccole responsabilità, come i momenti di noia. Sono una parte della vita, con cui è necessario familiarizzare da subito.

Come organizzare al meglio la routine dei compiti delle vacanze?

Per mettere a punto un calendario sensato, serve il nostro supporto, soprattutto perché, nei giovanissimi, la parte del cervello deputata alla pianificazione a lungo termine non è ancora sviluppata a sufficienza. Insieme, anche a seconda di quello che preferisce nostro figlio, si può stabilire che farà i compiti concentrandoli in un unico periodo, a settimane alterne o suddividendoli giorno per giorno, dedicandoci, per esempio, un’oretta nel momento più fresco della giornata, prima di tornare al mare. Stabilito un piano d’azione – una specie di patto di reciproca fiducia – bisogna che venga rispettato.

Genitori e compiti delle vacanze: come e quanto aiutare

È giusto che i genitori intervengano per dare una mano?

Dipende dall’età e dal tipo di bambino o ragazzo, ma, in generale, bisogna supportare i figli ma non affiancarli tutto il tempo né, ovviamente, fare i compiti al posto loro. Anche qui, la chiarezza è centrale: un bambino deve sapere che gli offriamo il nostro aiuto, ma che i compiti restano una sua responsabilità. Dipende moltissimo da come lo abbiamo abituato nel corso dell’anno. Ci sono genitori che, pur di mandare il figlio a scuola con gli esercizi svolti, li fanno al posto suo la sera, dopo il lavoro. In questo caso, è inutile aspettarsi che d’estate, come per magia, diventi autonomo. Teniamo a mente che offrire una disponibilità totale è come far portare dei tutori a chi ha gambe perfettamente sane: normale che, poi, si indeboliscano.

Ma dal punto di vista pratico, quanto e come aiutare?

Io suggerisco di restare nella stessa stanza, o non troppo lontano, magari impegnati in qualcosa che abbia attinenza con quello che sta facendo lo studente. Si può leggere un libro – dandogli così anche il buon esempio – o cimentarsi con un cruciverba. Se lui ha qualche difficoltà, possiamo intervenire per “rimetterlo in carreggiata” e fargli recuperare fiducia nelle sue capacità. Se, per esempio, deve fare delle frazioni, riguarderemo con lui le regole e lo aiuteremo a svolgere la prima, per poi lasciarlo proseguire da solo. È chiaro che completare tutti gli esercizi di matematica insieme sarebbe più comodo e rapido, ma il vero aiuto è quello che gli permette di imparare qualcosa, e non sul piano didattico, ma nella capacità di gestire il tempo, le responsabilità e le piccole frustrazioni.

E se proprio non ce la fa e scoppia a piangere a dirotto?

Invece di agire d’impulso, sgridarlo (“Non fare scene!”) o spronarlo buttandola sul razionale (“Dai che ce la fai!”), dobbiamo legittimare la sua emozione, dicendogli che succede a tutti di sentirsi sopraffatti e persi. Bisognerebbe, poi, indagare questo suo stato d’animo con empatia, facendolo sentire accolto, compreso e al sicuro: «Vedo che non riesci a fare i compiti oggi, ogni tanto quando avevo la tua età succedeva anche a me. Tu cosa stai provando?». Una breve pausa potrebbe bastare per fargli recuperare la calma e permettergli di ripartire. Ma se non funziona, non importa: per un giorno, i compiti possono attendere. Chi non attraversa momenti di stanchezza e zero voglia? Cerchiamo di non essere troppo inflessibili.

Che cosa fare se, anche il giorno dopo, lui non vuole saperne?

Niente punizioni del tipo “Non ti compro il gelato o non esci”, che sono inutili e non insegnano niente. E nemmeno, all’opposto, incentivi come “Se fai il bravo, ti compro qualcosa che ti piace”, promettendo un premio in cambio di qualcosa che gli spetterebbe di norma. Dovremmo piuttosto fargli sentire che comprendiamo la fatica, ma non lo lasciamo solo, e proporgli con calma qualcosa del tipo: “Lo so, non ne hai voglia. Anche ieri è andata così e ti capisco. Però oggi ci proviamo almeno per 10 minuti. Lo facciamo insieme, e poi andiamo al mare”. È chiaro che bisogna essere pronti a sacrificarsi e a restare a casa con lui. Se la situazione non si sblocca, c’è un problema alla base che, in realtà, è difficile si sia manifestato per la prima volta adesso, con i compiti delle vacanze. Un disagio più ampio che andrebbe approfondito, anche con la consulenza di uno specialista.

Nessuna distrazione

Meno caos c’è intorno, più facile è concentrarsi: vale per gli adulti, figuriamoci per i bambini o i ragazzi. «Per aiutarli a mantenere l’attenzione costante, l’ambiente in cui fanno i compiti dovrebbe essere il più ordinato possibile», suggerisce l’educatrice Giada Zurlo.

«Se l’unico tavolo disponibile è quello della cucina, sgomberiamolo completamente prima che aprano i libri. Cerchiamo di creare una routine stabile, in cui i compiti vengano affrontati più o meno sempre alla stessa ora. Se in casa c’è un fratellino piccolo che tende a disturbare – e che può anche scatenare rabbia e frustrazione nel maggiore, che si chiede perché lui debba studiare mentre l’altro è libero di giocare – proviamo a coinvolgerlo in un’attività tranquilla come un puzzle e la lettura di un libro».