L’inquinamento da plastica minaccia la tua salute: proteggiti così

Oltre a inquinare mare e spiagge, la plastica danneggia la salute. Tra sostanze chimiche e microplastiche, scopri le precauzioni da adottare ogni giorno. Un tema al centro di una Campagna nazionale che riunisce medici, associazioni e società scientifiche

L’inquinamento da plastica minaccia la tua salute: proteggiti così
Foto: iStock

Lo spazzolino da denti, il pacchetto di biscotti, i tessuti sintetici dei vestiti, i cosmetici sullo scaffale del bagno. Dal momento in cui apri gli occhi al mattino a quando li richiudi la sera, tocchi e usi decine di oggetti in plastica. Questo materiale, inventato poco più di un secolo fa e diventato uno dei simboli della modernità, è ormai così presente nelle nostre vite da passare quasi inosservato. Eppure da qualche anno la comunità scientifica è d’accordo su un punto: l’inquinamento da plastica fa male all’ambiente, ma anche alla salute.

Alcune sostanze chimiche utilizzate nella sua produzione – insieme alle microplastiche e alle nanoplastiche – sono ormai diffuse nell’aria, nell’acqua e nel suolo. E persino nell’organismo umano. Prende spunto da questo dato di fatto la Campagna Nazionale per la Prevenzione dei Danni da Plastica per la Salute (www.isdenews.it/campagna-plastica). È stata promossa dall’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE) e dalla Rete Italiana Medici Sentinella (RIMSA), insieme a numerose società scientifiche mediche. Un fronte importante che riunisce diversi specialisti, ordini professionali e associazioni.

L’obiettivo è duplice: da una parte formare i medici e spingere le istituzioni a prendere provvedimenti, dall’altra offrire a tutti noi indicazioni pratiche per affrontare la questione in modo tempestivo. Ne parliamo con Maria Grazia Petronio, coordinatrice della Campagna, medica specialista in Igiene e Medicina preventiva, Epidemiologia e Sanità pubblica e Nefrologia.

Come nasce la Campagna Nazionale per la Prevenzione dei Danni da Plastica per la Salute?

«Dalla consapevolezza che l’inquinamento da plastica non è solo un problema ambientale, ma una questione sanitaria urgente. Come conferma “The Lancet Countdown on Health and Plastics” (progetto internazionale di ricerca coordinato dalla rivista The Lancet), il rischio è grave, crescente e poco riconosciuto. Non risparmia nessuna regione del mondo e interessa persone di ogni età. Con l’intento di arginarlo, abbiamo creato una rete ampia, capace di mettere insieme competenze diverse, dalla medicina generale alla pediatria, dall’endocrinologia alla sanità pubblica. La Campagna punta a definire strumenti di prevenzione, che includono formazione per i medici, informazione per i cittadini e progetti concreti per ridurre l’uso di plastica nella vita quotidiana».

L’inquinamento da plastica è paragonato al cambiamento climatico…

«Esatto: rappresentano due minacce centrali per l’ambiente e per la salute. E sono anche connesse perché l’industria petrolifera, principale causa delle emissioni che provocano il surriscaldamento globale, sta investendo proprio nella produzione di plastica».

I rischi per la salute sono documentati, è corretto?

«Sì. Nel ciclo produttivo della plastica vengono utilizzati circa 16mila composti chimici. Il 75 per cento di questi non è ancora stato valutato per i possibili effetti sulla salute umana. Ma tra le sostanze analizzate, oltre 4.200 sono state classificate come altamente pericolose, 1.500 risultano cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione. 47 sono interferenti endocrini, ossia in grado di alterare l’equilibrio ormonale».

Ma quali sono i principali effetti sulla salute?

«A oggi abbiamo prove coerenti di effetti in varie fasi della vita. Tra questi, compromissione del potenziale riproduttivo (con possibile insorgenza di sindrome dell’ovaio policistico ed endometriosi) ed effetti perinatali, come aborto spontaneo, peso alla nascita ridotto e malformazioni degli organi genitali. E ancora, riduzione delle funzioni cognitive, resistenza all’insulina, ipertensione e obesità nei bambini, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ictus, obesità e cancro negli adulti».

Quali danni provocano le micro e nanoplastiche?

«Le cosiddette MNP, come vengono definite le particelle di plastica inferiori ai 5 millimetri, possono penetrare nell’organismo attraverso l’alimentazione, l’inalazione e, in misura minore, la pelle. Sono state trovate nel sangue, nella placenta e in vari organi, dai polmoni al fegato. Possono alterare la struttura e la funzione di cellule e tessuti, avere effetti sulla microflora intestinale, fare da vettore ad altre sostanze nocive e microrganismi patogeni, danneggiare l’apparato riproduttivo.

Una revisione dei ricercatori dell’IRCCS San Raffaele di Roma suggerisce che micro e nanoplastiche sono in grado di superare alcune barriere biologiche e raggiungere il sistema nervoso. Una volta lì, potrebbero interferire con l’equilibrio delle cellule cerebrali e con la comunicazione tra i neuroni, finendo anche per contribuire allo sviluppo o alla progressione di malattie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson e SLA».

E i rischi per i bambini?

«Durante la gravidanza e nei primi mille giorni di vita, mentre organi e meccanismi di disintossicazione stanno ancora maturando, i bimbi hanno una maggiore vulnerabilità agli effetti tossici degli inquinanti. Secondo la teoria DOHaD, oggi sempre più riconosciuta dalla comunità scientifica, molte malattie croniche dell’età adulta – come quelle cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative – possono avere origine proprio in questa fase».

Come proteggersi dall’esposizione alla plastica?

«Nell’ambito della Campagna, abbiamo stilato diverse liste di raccomandazioni utili. Tra queste, i suggerimenti da seguire in cucina, dove bisogna preferire contenitori in vetro, acciaio o ceramica, e non usare quelli in plastica per conservare e per scaldare ad alte temperature, specie nel microonde (occhio anche a non lavarli in lavastoviglie). È utile, poi, limitare i cibi in confezioni usa e getta, bandire le bottiglie di plastica – o, quanto meno, non riutilizzarle – e prediligere l’acqua del rubinetto.

Per coprire le ciotole, al posto della pellicola, via libera a tessuti in cotone o piatti capovolti. Per i più piccoli è consigliabile conservare il latte materno in contenitori preferibilmente di vetro. Altri accorgimenti riguardano l’ambiente domestico: conviene arieggiare spesso le stanze e non scegliere materiali in plastica e fibre sintetiche per pavimentazioni e tappeti. Per la pulizia della casa è meglio puntare sui detergenti ecologici. Bisognerebbe, infine, evitare gli abiti in fibre sintetiche e preferire tessuti come cotone, seta, lana, lino e canapa. E per i bambini, pannolini lavabili e giocattoli realizzati con materiali naturali tipo il legno».

Tra dieci anni, cosa si augura sia cambiato?

«Mi auguro che vengano presi provvedimenti validi per ridurre in modo significativo la produzione e l’uso di plastica, eliminare le sostanze chimiche tossiche dai prodotti e rendere più trasparente la composizione degli oggetti di uso quotidiano. Anche le soluzioni “alternative” vanno valutate con attenzione. La plastica riciclata rilascia sostanze chimiche. Alcune plastiche biodegradabili o compostabili, se abbandonate nell’ambiente, possono comunque frammentarsi in microplastiche e degradarsi davvero solo negli impianti industriali di compostaggio».

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