- Cosa si intende per “copione invisibile” e in che modo ci condiziona in amore?
- Le moderne neuroscienze convergono su questo punto, vero?
- Quindi il nostro cervello è abitudinario?
- Ma liberarsi dal copione invisibile in amore è impossibile?
- Quanto incidono le dinamiche familiari dell’infanzia sulle scelte in amore dell’età adulta?
- Come capire se stiamo cercando di risolvere un conflitto del passato attraverso un partner attuale?
- Come distinguere tra le farfalle nello stomaco e il campanello d’allarme di un amore tossico da copione invisibile?
- Può suggerire un piccolo esercizio d’aiuto, da fare a casa?
- Tre consigli pratici per iniziare a costruire relazioni più sane?
A volte, in amore, ci sembra di essere attori che seguono un copione invisibile. Nonostante le buone intenzioni, finiamo per recitare lo stesso dramma, scontrarci con le stesse incomprensioni, provare la stessa frustrazione. Ma perché, pur desiderando la felicità, il nostro cuore sembra scegliere strade che ci portano a soffrire?
Per capirlo abbiamo intervistato la dottoressa Letizia Ciancio, psicologa ed esperta in dinamiche relazionali per LeTueLezioni, che ci guida alla scoperta dei meccanismi inconsci che governano le nostre scelte sentimentali e ci spiega come spezzare lo schema che ci tiene prigionieri.
Cosa si intende per “copione invisibile” e in che modo ci condiziona in amore?
«Il concetto di copione invisibile proviene dalla psicologia relazionale, in particolare dall’Analisi Transazionale di Berne. Nei primissimi anni di sviluppo il bambino, non avendo ancora la capacità di concettualizzare, costruisce schemi mentali di come funziona il mondo – cioè lui stesso e gli altri – basati sulla relazione con i suoi genitori. Il piccolo crea così un’idea di sé (sono buono, meritevole d’amore?), degli altri (sono disponibili, affidabili?) e della relazione (se ho bisogno, vengo visto?). Tutto questo diventerà un vero e proprio sistema di convinzioni che condizionerà il suo modo di interpretare la realtà».
Le moderne neuroscienze convergono su questo punto, vero?
«Sì, e ne danno una spiegazione ancora più lineare. Il nostro cervello non ragiona sulla base di criteri di giudizio valoriale (giusto/sbagliato) ma cerca di ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo. Il suo imperativo primario è ridurre l’incertezza e una situazione nuova – anche se potenzialmente piacevole – richiede più energia mentale di una situazione nota e prevedibile. Sembra un paradosso, ma spesso il cervello tende a preferire una sofferenza familiare a una serenità sconosciuta perché quest’ultima gli appare “strana”, quindi in qualche modo minacciosa».
Quindi il nostro cervello è abitudinario?
«Esatto: cerca attivamente di confermare le credenze già esistenti (è il cosiddetto bias di conferma) e tende a prediligere ciò che il corpo riconosce come familiare e quindi sicuro. L’amigdala, il sistema di allarme del cervello, si attiva meno davanti a pattern riconoscibili, anche quando questi sono associati al dolore. Il lato “perverso” è che il copione si autoconferma. Chi crede di non meritare rispetto, ad esempio, tende a tollerare più facilmente situazioni o persone che non lo valorizzano, o a interpretare comportamenti neutri come segnali di rifiuto. Quando arriva la conferma – e arriva, perché il copione ha orientato ogni scelta in quella direzione – il cervello registra “avevo ragione” e lo schema si rinforza».
Ma liberarsi dal copione invisibile in amore è impossibile?
«No, è possibile, ma la consapevolezza da sola non basta. Aver compreso razionalmente che si ha la tendenza a ripetere certi schemi è il primo passo. Poi, però, occorre sviluppare la capacità di osservarli mentre si attivano nel presente e, quindi, imparare a tollerare il disagio del nuovo. Che per il sistema nervoso è sinonimo di incerto e quindi, almeno inizialmente, di pericoloso».
Quanto incidono le dinamiche familiari dell’infanzia sulle scelte in amore dell’età adulta?
«Incide soprattutto il modo in cui i genitori hanno risposto ai bisogni affettivi del piccolo durante la prima infanzia. Questo diventa il modello di riferimento interiorizzato di cosa ci si può aspettare dagli altri in generale. Quindi, in qualche modo, condiziona le scelte sentimentali future. Se il genitore è stato adeguatamente accudente, il bambino assimilerà l’idea che il mondo è un posto affidabile e tranquillo, in cui gli altri si accorgono dei suoi bisogni e cercano di rispondervi con attenzione. Imparerà che può contare sugli altri (il cosiddetto attaccamento sicuro).
In caso contrario, svilupperà la convinzione inconscia che il mondo esterno sia un luogo minaccioso o imprevedibile, e che non si possa far affidamento sugli altri: è meglio non contarci troppo per non restare delusi (attaccamento insicuro evitante) oppure conviene tenerli sotto controllo per fare in modo che non spariscano (attaccamento insicuro ansioso). Il tipo di attaccamento che abbiamo sviluppato (sicuro, evitante, ansioso o disorganizzato) indirizza le nostre scelte basandosi sulla tendenza inconscia a ricercare il copione originario».
Come capire se stiamo cercando di risolvere un conflitto del passato attraverso un partner attuale?
«Non è semplice, perché i meccanismi che cerchiamo di vedere sono proprio quelli progettati per restare invisibili, ma ci sono segnali abbastanza riconoscibili.
- Il primo segnale è nell’intensità della risposta emotiva, che è motivata da un evento reale ma sproporzionata. Ad esempio, il partner arriva tardi e lo si percepisce come un abbandono, o esprime un disaccordo e lo si vive come un attacco personale.
- Il secondo segnale è la certezza di sapere cosa pensa e cosa farà il partner, e che cosa significa il suo comportamento: “non gli importa di me”, “prima o poi mi lascerà”, “se mi mostro vulnerabile, se ne approfitterà”. A quel punto, non stiamo più reagendo a chi abbiamo davanti, ma a una persona del nostro passato. Un test concreto: prendere un comportamento recente del partner che ha fatto soffrire e chiedersi “se qualcuno di cui mi fido si comportasse così, come lo interpreterei?”. Se l’interpretazione cambia radicalmente, è probabile che la lettura non stia riguardando il partner, ma la figura che si sovrappone a lui.
- Il terzo segnale è la sensazione che certe dinamiche si ripetano indipendentemente da chi è il partner. Freud la chiamava coazione a ripetere: il tentativo inconscio e illusorio di riprovarci infinite volte, per risolvere il conflitto originario. In questi casi è importante domandarsi: qual è la mia parte in questa scena? Cosa faccio, sistematicamente, che contribuisce a riportare la dinamica allo stesso punto?. Non significa che il problema sia tutto nella propria testa o che il partner non abbia responsabilità reali, ma che c’è uno strato ulteriore da esplorare. La sofferenza presente ha radici più profonde, antecedenti a questa relazione. E finché quelle radici non vengono toccate, cambierà il cast ma non lo spettacolo».
Come distinguere tra le farfalle nello stomaco e il campanello d’allarme di un amore tossico da copione invisibile?
«Non è semplice, perché i due stati, perlomeno all’inizio, producono quasi le stesse sensazioni fisiologiche: adrenalina e cortisolo entrano in circolo, il cuore accelera, lo stomaco si contrae, i pensieri sono fissi sulla persona. Se nella prima infanzia hai imparato ad associare amore e pericolo, in futuro potresti confonderli. Chi è cresciuto in ambienti emotivamente imprevedibili spesso non sa cosa sia la calma in una relazione. La sicurezza può sembrare noia, assenza di passione. L’andamento altalenante di calore e freddezza viene invece letto come intensità romantica e non come attivazione del sistema di allarme.
La cosa su cui porre attenzione non è tanto l’intensità delle sensazioni, ma la loro qualità. L’innamoramento sano tende a produrre una sensazione di espansione che si avverte nel petto, nel respiro, nella percezione di sé. Ti senti più presente, più vivo, più te stesso. Il pensiero tende a proiettarsi in avanti, verso il futuro e ciò che si desidera scoprire e costruire insieme. Quando poi la persona si avvicina davvero, nella relazione sana questo agisce da regolatore del sistema nervoso. Quando non è l’innamoramento a parlare ma un vecchio schema relazionale, l’esperienza è diversa: più che espansione si avverte tensione, urgenza, una sensazione che qualcosa sia continuamente in bilico».
Può suggerire un piccolo esercizio d’aiuto, da fare a casa?
«A livello di autoanalisi iniziale è sempre utile porsi una serie di domande: i miei pensieri sono orientati al passato o al futuro? Che tipo di sensazione corporea avverto, di calma o di instabilità? Sento eccitazione perché sto per incontrarlo o sono in ansia perché potrebbe lasciarmi? La vicinanza mi calma o mi destabilizza?
Inoltre, la prossima volta che una persona scatena una forte emozione, fermati e chiediti: sto reagendo a ciò che è accaduto oggi oppure a qualcosa che conosco da molto tempo? Se aiuta, si può rispondere per iscritto: cosa è successo concretamente? Cosa ho provato? Che significato gli ho attribuito? Questa sensazione mi è familiare? Spesso ci si ricorda di essersi sentiti invisibili, incerti di meritare amore, in attesa di ricevere attenzioni. Quest’ultimo passaggio permette di individuare il possibile schema di attaccamento che si attiva, ad esempio la certezza che per essere amati bisogna diventare i più bravi».
Tre consigli pratici per iniziare a costruire relazioni più sane?
«Conviene rallentare deliberatamente la fase iniziale, perché la tendenza a ripetere si attiva nella velocità. Più si accelera l’intimità, meno dati reali sull’altro si raccolgono e più facilmente interviene il vecchio copione. In secondo luogo, bisogna allenarsi a tollerare la calma senza interpretarla come assenza di pathos o come distanza.
Se ti accorgi di pensare “è troppo calmo, forse non gli interesso”, prova a scriverlo e poi domandati: cosa provo? Cosa sta succedendo davvero dentro di me? Il punto è imparare a focalizzarti non tanto su cosa temi stia accadendo all’altro, ma su cosa avverti in te. Infine, cosa più difficile, cerca di spostare l’attenzione dall’intensità di ciò che provi alla qualità delle sensazioni e alla coerenza nel tempo dei comportamenti: è affidabile? Le sue parole sono coerenti con i fatti? È presente emotivamente? Il punto è imparare a osservare non solo la chimica del momento ma l’attenzione e la perseveranza nel tempo».

