Imbarazzante lo è di sicuro. Ma la dissenteria rischia di trasformarsi in un vero disastro se ti coglie all’improvviso, proprio mentre stai per metterti in viaggio o ti ritrovi in treno, in aereo o in coda al museo. Un evento che può stravolgere i tuoi piani e rovinare dei giorni di ferie.
Stando a un’indagine statistica di Allianz Global Assistance (marchio internazionale del Gruppo Allianz), ben il 12% di chi parte per i paesi caldi va incontro a episodi di dissenteria, a volte accompagnati da malessere generale, brividi, febbre e crampi addominali. È quindi importante sapere come comportarsi in questi casi. Senza troppi allarmismi (l’attacco acuto, in genere, si risolve da solo in 24-48 ore), ma mettendo in atto quei piccoli-grandi accorgimenti per rimettersi in pista nel più breve tempo possibile. Per scoprire il vero e il falso di questo disturbo abbiamo intervistato Dino Vaira, professore ordinario di medicina interna, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC) dell’Università di Bologna-Ospedale Sant’Orsola.
C’entrano le infezioni ma anche lo stress
Nella maggior parte dei casi la dissenteria è la spia di un’infezione da Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella e Campylobacter (i batteri più frequentemente responsabili delle enteriti), ma può essere anche la conseguenza di intolleranze alimentari, soprattutto al lattosio e al glutine. Esiste inoltre una “diarrea da stress”, tutt’altro che rara, come dimostra la psiconeuroendocrinoimmunologia, la moderna scienza che studia le connessioni tra sistema nervoso, immunitario ed endocrino.
Lo stress cronico, infatti, provoca un aumento di cortisolo, adrenalina e noradrenalina, ormoni che causano una iperstimolazione del nervo vago, cioè il decimo nervo cranico che si ramifica nel torace e nell’addome arrivando a innervare tutto l’intestino. Da qui, uno stimolo abnorme della peristalsi, che porta ad alvo irregolare e alterazioni del ritmo di evacuazione.
Dal dottore si va a tempo debito
Molto spesso la diarrea va incontro a una naturale autorisoluzione. Un organismo immunocompetente (cioè con un sistema immunitario pienamente funzionante) riesce a neutralizzare i germi patogeni che l’hanno scatenata nel giro di 2-3 giorni. Bisogna affidarsi alla cura del tempo. Armarsi di pazienza, stare a riposo, bere molto (almeno due litri di acqua non gassata al giorno), mangiare pasta e riso in bianco, tè verde, brodo, carne e pesce magri (ai ferri o al vapore), patate, carote lesse e banane.
Da evitare, per almeno una settimana, fritti, latticini, spezie, cibi piccanti e fibrosi come legumi, la crusca, i cereali integrali, gli alcolici e le bevande gassate e zuccherate. Qualora compaia febbre superiore a 38 °C, paracetamolo per via rettale. Le classiche supposte che usavano le nostre nonne agiscono prima e con effetti collaterali minori rispetto ai farmaci per bocca. Non bisogna avere fretta di tornare in forma, ma aspettare che la natura svolga il suo compito riparatore. È il caso di consultare il medico soltanto se dopo cinque giorni la diarrea non accenna a diminuire, e se compaiono tracce di sangue e muco denso e abbondante nelle feci.
Non esagerare con i sali minerali
In farmacia, ma anche nei supermercati ben forniti, è possibile trovare bustine reidratanti contenenti polvere solubile in acqua, a base di sali minerali e glucosio. Servono a prevenire la disidratazione e a ristabilire nell’organismo un buon equilibrio elettrolitico. Possono essere utili soprattutto se le scariche diarroiche sono accompagnate da forte sudorazione o prendono di mira i bambini che, giocando, sudano molto ma bevono poco. Anche in questo caso, però, non bisogna esagerare e, soprattutto, non aspettarsi che il mix di sali minerali e glucosio arresti la diarrea. Non si ferma per magia ma deve fare il suo corso. Una o due bustine al giorno (non di più) disciolte in mezzo litro di acqua minerale servono solo a ricreare l’equilibrio idrosalino, non a guarire prima.
Medicinali? Solo in caso di emergenza
Specie in estate, si fa una grande pubblicità delle bustine a base di loperamide cloridrato, un farmaco da banco che agisce da antidiarroico. «A mio avviso, è necessario solo in casi limitati, quando la diarrea compare durante il viaggio, una riunione di lavoro, un’escursione o un’uscita in compagnia e non si può arginare il problema», afferma l’esperto. In questi casi il ricorso al medicinale che blocca la peristalsi intestinale è giustificato. Altrimenti, se si può stare tranquilli e riposare, non c’è alcuna necessità. L’abuso di loperamide cloridrato può avere un antipatico effetto-rebound e favorire una stipsi ostinata anche per una settimana di fila. Quindi, il trattamento sintomatico della diarrea acuta va fatto solo quando la situazione lo impone e non si può gestire altrimenti il problema.
Meglio cibi cotti e acqua in bottiglietta
«Per prevenire le tossinfezioni alimentari tipiche della stagione estiva, consiglio di evitare carpaccio di carne e crudi di mare, che possono riservare sgradite sorprese. Meglio consumare questi cibi ben cotti», suggerisce il medico. Semaforo rosso anche per le uova crude e le salse realizzate con esse (tipo maionese), i succhi freschi non pastorizzati, il latte crudo di montagna e i gelati artigianali realizzati con scarse misure igieniche. Negli Stati Uniti, per esempio, molti pseudo gelatai italiani realizzano gelati, creme e sorbetti con materie prime di dubbia provenienza, lasciate a guastarsi al caldo.
Anche la frutta e la verdura acquistate dal contadino o nei banchetti lungo le provinciali vanno lavate con accuratezza. Conviene aggiungere un cucchiaio di bicarbonato di sodio, per rimuovere terriccio e impurità. Nei paesi tropicali, nel Medio Oriente e nel Nord Africa, meglio osservare la vecchia regola di bere soltanto acqua in bottiglia, stappata al momento. In linea generale, quando si è in vacanza (magari in campeggio) occorre ricordare che gli alimenti non vanno lasciati sul lavello o sul tavolo, ma conservati in frigo a 4 °C. Se si lasciano a temperatura ambiente, vanno consumati entro due ore al massimo per abbattere il rischio di contaminazione batterica.
Evita il ghiaccio e le bollicine
Anche se la tentazione di rinfrescarsi con una bibita gelata è forte, bisogna essere molto prudenti. I cubetti di ghiaccio aggiunti al bicchiere e le bibite “super ice” possono creare un’immediata costipazione a livello gastroenterico. Per effetto della vasocostrizione, i vasi sanguigni che irrorano lo stomaco e l’intestino si chiudono all’istante e si ha un vero e proprio spasmo e dolorosi crampi addominali che preannunciano la diarrea.
Occorre consumare bibite fresche ma mai ghiacciate, evitando di fare incetta di “bollicine” perché quelle gassate sono piene di anidride carbonica che aumenta la fermentazione intestinale. Ok a un piccolo drink sulla spiaggia, ma bere una birra o una coca-cola dietro l’altra, nell’illusione di calmare la sete, porta alla formazione di aria putrefattiva all’interno del colon, spianando la strada alla disbiosi intestinale. Meno gas si formano, più il nostro intestino sta bene.
Probiotici, l’aiuto in più
I probiotici sono sicuramente utili per riequilibrare il microbiota intestinale, scombussolato dalla diarrea. L’ideale è assumerli per due settimane, iniziando già durante le prime scariche e proseguendo per una quindicina di giorni. Quali probiotici vantano un’attività antidiarroica? «Non esistono ceppi specifici. Vanno bene i mix di Bifidobatteri e Lattobacilli tenendo presente che nella stragrande maggioranza non sono antibioticoresistenti ma vengono distrutti da questa classe di farmaci. Ragion per cui, se si sta seguendo una terapia antibiotica (magari per la cistite o altre infezioni concomitanti), la loro azione sarà molto limitata. Il mio gruppo di ricerca del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università Alma Mater di Bologna, dopo anni di studi e di prove di laboratorio, ha messo a punto probiotici realmente resistenti agli antibiotici, disponibili nei prossimi mesi».
Il test del microbiota intestinale serve a poco
«Questi test non hanno una grande valenza scientifica, soprattutto se si eseguono durante o subito dopo un episodio di dissenteria, quando la flora intestinale è ancora scombussolata», afferma il professor Vaira. È importante capire che il microbiota intestinale è un universo vivo e in continua trasformazione, popolato da trilioni di batteri, protozoi, virus, lieviti e parassiti che cambiano in continuazione, in base a tanti fattori.
La sua composizione dipende da cosa abbiamo mangiato e bevuto, quali farmaci e integratori stiamo assumendo, se siamo stressati o meno, ci troviamo in una certa fase ormonale, pratichiamo o no attività fisica. Non ha senso fare una “fotografia” del microbiota al mattino perché alla sera è già cambiato. Meglio seguire un corretto stile di vita. Mangiare e bere bene (tante verdure, molta acqua, poche bollicine), imparare a gestire lo stress, fare dei cicli di probiotici e praticare regolare attività fisica: riduce i batteri infiammatori e favorisce la sintesi di acidi grassi a catena corta (SCFA) che proteggono le pareti intestinali e combattono l’infiammazione sistemica».

