Diastasi addominale, che cos’è, cause, sintomi, cure

La diastasi addominale colpisce le donne dopo il secondo parto, ma anche gli uomini a causa dell’accumulo di grasso viscerale. Quando i muscoli retti si separano serve un piccolo intervento



hero image

credits: istock

La diastasi addominale interessa circa il 30% delle donne che hanno avuto più gravidanze. «La diastasi addominale si verifica quando la fascia destra e quella sinistra del retto addominale si allontanano e rimangono distanziate, perché il tessuto muscolare che le unisce longitudinalmente cede. L'addome appare gonfio, a volte prominente, la pelle in eccesso», spiega il professor Marco Klinger, docente di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica all’Università degli Studi di Milano e responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica all’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI).


In gravidanza la diastasi addominale è un processo fisiologico

In realtà, quando si aspetta un bambino è normale che, favorita dalle variazioni ormonali, la cavità addominale si dilati per accogliere l'utero in crescita; ma poi, in genere entro un anno dopo il parto, nella maggior parte dei casi, le fibre muscolari si rinsaldano. Capita, però, soprattutto dopo il secondo figlio, che il tessuto connettivo, molto resistente ma poco elastico, non torni più nelle condizioni iniziali creando appunto la diastasi.


La diastasi addominale riguarda anche gli uomini

«Per cause naturalmente diverse la diastasi addominale colpisce anche gli uomini. Nei maschi dipende dalla compressione endoaddominale provocata dell'accumulo di grasso all'interno della parete muscolare, tra le anse intestinali. In pratica, questa pressione determina l'allargamento dei muscoli addominali che si distanziano e l'addome si presenta così prominente e duro al tatto. Un fattore da non sottovalutare visto che il grasso endoaddominale è quello più pericoloso, perché considerato all'origine delle tromboembolie e degli infarti», continua in professor Klinger.


Come fare l'autotest della diastasi addominale

La diastasi, purtroppo, può essere ben visibile: dopo 5-6 mesi dalla nascita del bambino, la pancia si mantiene gonfia con l’ombelico che tende a sporgere; una conseguenza che può essere accentuata anche dai vizi posturali legati alla gestazione, come la tendenza a inarcare la schiena o a stare piegate in avanti, ricordo dei 9 mesi con il pancione. Oppure si nota una sorta di cresta (detta anche “pinna”) in corrispondenza della linea alba, cioè dalla base dello sterno all’ombelico.

«La distanza tra le due fasce del muscolo retto si può testare anche da soli. Da sdraiati, sollevando testa e spalle come per eseguire un esercizio per l'addome, si fa pressione con le dita lungo la linea verticale che va dal pube all'ombelico e da lì in su: in caso di diastasi si percepise proprio un buco, una zona debole, con i muscoli separati», spiega il professor Klinger.

La diagnosi, comunque, deve essere confermata da un medico specialista in chirurgia generale o dal chirurgo plastico: in genere, basta l'esame clinico durante la visita; può però essere richiesta un'ecografia per verificare lo stato della parete addominale.


Come si “riparano” gli addominali 

Inutile provare a “chiudere" la diastasi addominale insistendo con esercizi specifici per l'addome. Per risolvere il problema si deve ricorrere a un intervento chirurgico o di addomino plastica.

Nel primo caso i retti dell'addome vengono ricongiunti con suture particolari o il posizionamento di reti sintetiche, parzialmente riassorbibili, sotto i muscoli per rinforzare la parete addominale; la dimissione avviene dopo 2-3 giorni e va poi portata una fascia contenitiva per un mese.

Nel secondo caso si esegue un'incisione che va da una spina iliaca all'altra (le ossa dei fianchi) passando sopra i peli del pube. «Incisione che tende poi a ridursi fino a scomparire persino sotto lo slip del costume da bagno. Inoltre, in addominoplastica si toglie anche la pelle in eccesso; in questo modo l'addome ritrova la sua tensione utile per contenere gli organi interni», interviene il professor Klinger. L'intervento dura mediamente un paio d'ore e, quando ti affidi a mani esperte, per il recupero basta qualche giorno.

Non essendo valutata come patologia funzionale, l'intervento chirurgico non viene rimborsato dal servizio sanitario nazionale, salvo i casi di distanziamento molto profondo, in presenza di ernie o altre patologie invalidanti. Le strutture che erogano gratuitamente l'intervento

Leggi anche

Diastasi addominale: "Con lo yoga ho evitato il bisturi"

Video - Pilates: esercizi per rinforzare la parete addominale