Dai splendore alla pelle con i soft peeling che si fanno anche in estate

D’estate, in genere, i peeling sono sconsigliati. Oggi, però, esistono formule soft, studiate per conquistare una pelle più luminosa, compatta e uniforme senza aumentare la fotosensibilità. Leggi quali scegliere e per chi sono indicati

Dai splendore alla pelle con i soft peeling che si fanno anche in estate
Foto: iStock

Un’estate superglow? Nella stagione degli aperitivi all’aperto e dei rendez-vous in piscina e in riva al mare cresce la voglia di sfoggiare una pelle impeccabile, liscia e luminosa. Un’esigenza avvertita soprattutto da chi ha la cute grassa, perché caldo, sudorazione e risveglio ormonale tendono ad accentuare zone lucide e impurità. Ma anche da chi ha la pelle ispessita, spenta e un po’ opaca, con l’ultima pulizia del viso che risale a Capodanno. Così, in cuor tuo, coltivi l’idea di un peeling in grado di regalarti una pelle da favola. Ma subito si fa strada una vocina: «Ma no, lo sanno tutti che i peeling non si fanno in estate!». Obiezione respinta.

Grazie a formulazioni sempre più sofisticate, che coniugano efficacia e sicurezza, puoi oggi affidarti a soft peeling senza tempo, adatti anche all’estate, con il plus di non risultare fotosensibilizzanti. Non rendono, cioè, la pelle particolarmente sensibile alle radiazioni ultraviolette e non espongono quindi al rischio di lentigo solari, scottature, irritazioni e iperpigmentazioni post-infiammatorie. Certo, qualche precauzione va presa e, quando il sole è alto, è sempre bene proteggere l’epidermide di viso, collo e décolleté con una crema o un fluido trasparente contenente un fattore di protezione elevato (spf 50 o 40).

Ma questa è una regola che tutte le donne dovrebbero seguire per evitare le insidie degli UVA e UVB (macchie, rughe, segni di secchezza e aridità), a prescindere dal ricorso o meno ai peeling chimici. Curiosa di scoprire come scolpire la pelle a colpi di luce? Ecco i protocolli medici più adatti alla stagione estiva.

Tutte pazze per il soft peeling bifasico

Il PRX-T33, chiamato tout court PRX, è il peeling di ultima generazione che va per la maggiore anche in estate. Perché è pratico, versatile, perfetto in ogni stagione e con un tempo di recupero minimo, dal momento che lascia solo un momentaneo rossore, senza la desquamazione evidente tipica dei peel più aggressivi. Il segreto del suo successo? Una formula no stress basata sulla nuova tecnologia bifasica. Ovvero una tecnologia che, alternando la fase idrofila (che sfrutta l’acqua presente sulla superficie cutanea) a quella lipofila, in cui gli attivi vengono veicolati dagli stessi grassi cutanei, punta a esfoliare come fanno tutte le sostanze acide, ma anche a rigenerare, stimolare e riparare, ripristinando la barriera idrolipidica.

«Il PRX-T33 è un soft peeling adatto anche in estate che racchiude il 33% di TCA (acido tricloracetico), potente rinnovatore cellulare la cui azione è resa meno aggressiva da una certa percentuale di perossido di idrogeno», spiega Matteo Precerutti, medico estetico al Centro Bicocca Medical Solutions di Milano. «Questa innovativa associazione “addolcisce” l’azione esfoliante del TCA: il perossido di idrogeno (acqua ossigenata) rilascia microsostanze (interleuchine) in grado di spegnere rapidamente l’infiammazione post-trattamento, calmando e riequilibrando la pelle. In questo modo si riducono bruciore e pizzicore. L’epidermide mostra una nuova luminosità e compattezza, risultando levigata fin dalla prima seduta senza essere sottoposta a procedure stressanti».

Per dire addio alle discromie color caffelatte

Presentandosi come un gel molto fluido, il soft peeling PRX-T33 viene massaggiato su viso e collo con un pennello o manualmente, con il medico che indossa un guanto in nitrile, materiale che resiste agli acidi e che, a differenza del lattice, è a zero rischio di reazioni allergiche. Il tempo di posa varia in base alla sensibilità individuale e alla zona trattata. «Personalmente preferisco fare più passaggi per ogni singola area, lasciando asciugare il gel e applicandolo di nuovo», prosegue il dottor Precerutti.

«Se, per esempio, sulla fronte servono 3-4 passaggi, nella sottile e delicata zona del contorno labbra ne bastano uno o due. A chi è indicato il PRX? A chi desidera avere un incarnato luminoso e uniforme, cancellando piccole discromie color caffelatte. La sua formula racchiude anche il 5% di acido cogico, un depigmentante naturale di derivazione fungina che schiarisce le macchie scure (lentigo senili, solari o di melasma legato a squilibri ormonali)». Il ciclo ideale: 3-4 sedute distanziate 10 giorni (120 € l’una).

Acne, cicatrici e rughe sottili? Qui il peeling top (pure) in estate

Un altro peeling “4 stagioni”, non fotosensibilizzante e indicato per chi cerca un’azione più energica, è il BioRePeel Cl3. Racchiude un cocktail di acidi, uniti a biorivitalizzanti naturali. Come il PRX-T33, anch’esso sfrutta la tecnologia bifasica che comprende una fase idrofila (esfoliante) e una seconda fase lipofila in cui gli attivi, disciolti nel sebo, rivitalizzano l’epidermide regalando uno “skin fill” idratante e rimpolpante dovuto all’immediata rigenerazione del film idrolipidico. Insomma, il nuovo trend della medicina estetica adotta una doppia strategia. Da una parte “togliere il cappotto” alla pelle, stimolando il turn-over cellulare, dall’altra coccolarla con principi attivi mirati alla bioristrutturazione.

«Il BioRePeel Cl3 è composto da TCA al 35% (un po’ più forte rispetto al PRX) e da un calibrato mix di acido salicilico, lattobionico, tartarico e citrico, in cui gli ultimi due guidano la fase lipofila essendo solubili nel grasso», spiega Matteo Precerutti. «L’azione ristrutturante, che assicura un aspetto rivitalizzato, è affidata a un complesso di aminoacidi – pronti a fornire ai fibroblasti i “mattonicini” per tessere collagene ed elastina – e di vitamine quali la C e la B2, che stimola i meccanismi fisiologici della cute. Un altro ingrediente-chiave? Il Gaba, un neurotrasmettitore che svolge un’azione botox-like: rilassa la muscolatura e distende le rughe di espressione». È indicato per ridurre le rughe sottili, oltre che per combattere l’acne grazie alla presenza di acido salicilico e citrico, antibatterici e seboregolatori. Presentandosi come un gel fluido, si spennella sul viso e si tiene in posa 4-6 minuti. Costo? Dai 160 ai 200 €.

Se i problemi sono brufoletti, pori dilatati o pelle disidratata

Esiste un algoritmo per scoprire il peeling perfetto per la tua pelle? No, il consulto medico-dermatologico è insostituibile per individuare quello adatto alle tue esigenze. Ma in generale, per ridurre le impurità delle “under 40” funziona bene il B-Twin Peel, adatto anche alle donne più agé che hanno superato l’età dell’acne ma lamentano una pelle spenta e disidratata, magari perché amano troppo il sole. Sono quindi alla ricerca di qualcosa di mininvasivo che migliori la skin quality.

«Il B-Twin Peel prevede più fasi. Nella prima si usa una lozione prepeeling, cioè un booster a base di alfa e beta-idrossiacidi a bassa concentrazione, sicuri anche in questa stagione. Il boost viene applicato solo sulle zone critiche, dove la pelle è impura oppure ispessita e segnata», spiega Magda Belmontesi, dermatologa e vicepresidente dell’Agorà di Milano (Società Scientifica di Medicina Estetica). «Quindi si passa il peeling vero e proprio a base di un mix di 12 attivi leviganti di origine naturale, arricchiti dall’urea che idrata a fondo. Dopo pochi minuti, viene neutralizzato con una soluzione schiumogena che rimuove gli agenti. Infine, si applica un siero a base di acido ialuronico ad alto peso molecolare e silicio organico stabilizzato, due sostanze preziose per reidratare in profondità la pelle che è stata esfoliata e favorire il ringiovanimento cutaneo».

Risultato? La pelle è liscia e uniforme, libera da comedoni e impurità. Ma anche molto idratata e con l’effetto-barriera ripristinato, cosa non sempre scontata nell’uso dei peeling che, anzi, tendono a seccarla. Il ciclo ideale prevede tre sedute (150 € l’una).

Le formule più delicate, a prova di rosacea

Se non ami i trattamenti aggressivi e vuoi evitare il minimo rossore, punta su due acidi superdelicati, consigliati a chi ha la pelle sensibile e reattiva e persino a chi soffre di rosacea: acido mandelico e acido lattobionico. «Il primo, estratto dalla mandorla, viene usato a una concentrazione che va dal 30 al 50% ma, in estate, preferisco non superare il 40%», precisa la dottoressa Belmontesi. «Il secondo deriva dall’ossidazione del lattosio, lo zucchero del latte, viene usato a concentrazioni variabili e non si trova da solo nei peeling medicali ma associato in diverse formule (per esempio, insieme all’acido lattico e all’ascorbil palmitato, un derivato liposolubile della vitamina C).

Il segreto della loro delicatezza? Entrambi hanno molecole di dimensioni superiori rispetto, per esempio, all’acido glicolico. Quindi penetrano più lentamente e meno in profondità nella pelle, causando una leggerissima e impercettibile esfoliazione. In pratica, rompono i legami tra i cheratinociti dello strato superficiale dell’epidermide regalando un coup d’eclat e minimizzando imperfezioni e pori dilatati. Si spennellano sul viso, si lasciano agire pochi minuti e si rimuovono con una soluzione-tampone». Acido mandelico e lattobionico sono a prova di irritazioni e pizzicore, ma la loro azione è più superficiale rispetto ai peeling con esfolianti energici. Usati regolarmente (ogni 20 giorni), mantengono la pelle luminosa e stimolano collagene ed elastina (100 €).

Semaforo verde per questi soft peeling schiarenti

Acido cogico, vitamina C, arbutina e acido azelaico. È questa la combo perfetta per chi desidera schiarire in modo sicuro le macchie dovute al photoaging. Ma i peeling a base di queste sostanze depigmentanti vanno bene anche in estate? «In linea generale sì, perché non sensibilizzano la pelle al sole», risponde Magda Belmontesi.

«Se si ha intenzione di iniziare un ciclo di peeling medici antimacchie, consiglio di rimandare a settembre. Se però il ciclo è già iniziato può tranquillamente essere proseguito in questo periodo, senza timore di incappare in effetti collaterali. Anzi, queste sostanze svolgono anche un’azione preventiva sulla formazione di nuove macchie perché bloccano la tirosina, aminoacido che promuove la melanogenesi (formazione di melanina da parte dei melanociti). Ma ciò a patto che si continui a proteggere le aree più fotoesposte come viso, mani, collo e décolleté, con un fattore di protezione solare elevato. Altrimenti, se la pelle tende a macchiarsi, si rischia di buttare via i soldi».