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Radon, metti alla porta uno scomodo inquilino

Pur essendo una sostanza naturale, il radon rientra nella lista nera degli inquinanti ambientali. Il dottor Giuseppe Sgorbati (nella foto), direttore tecnico scientifico di Arpa Lombardia, spiega come individuarlo in casa e metterlo alla porta



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E’ balzato agli onori della cronaca perché, dopo il sisma in Emilia, è studiato come indicatore per predire i terremoti. Di fatto, il gas radon ha già da tempo una fama, sicuramente meno “onorevole”, perché, pur essendo una sostanza naturale, rientra nella lista nera degli inquinanti ambientali.

Nel 1998, l’OMS, attraverso l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), ha classificato il radon tra le 105 sostanze più cancerogene per l’uomo. Le sue responsabilità: essere la causa del 10% dei 30 mila casi di tumori al polmone che si manifestano ogni anno in Italia. Quel che è peggio, però, è che il radon si concentra proprio nelle nostre abitazioni, ben “mimetizzato” perché è inodore, incolore e insapore. Eppure, è possibile metterlo alle strette: il più delle volte con maggior facilità di quanto non si pensi….

CHE COS’E’ E DOVE SI TROVA

E’ un gas radioattivo che deriva dal decadimento del radio 226 (prodotto a sua volta dall’uranio 238), presente in quantità estremamente variabili nelle rocce, nelle sabbie o nei sedimenti della terra. Essendo volatile, se trova la complicità di un terreno fratturato e poroso, riesce ad esalare sino in superficie e a diffondersi. La sua concentrazione nell’aria esterna non raggiunge mai livelli elevati perché si rimescola con gli strati più alti e puliti dell’atmosfera e i suoi valori variano dai 5 e i 50 becquerel per metro cubo d’aria (misura che indica la concentrazione di atomi radioattivi). I rischi maggiori possono invece celarsi negli ambienti chiusi, 4 mura domestiche in prima linea. Risalendo dal terreno su cui poggia un’abitazione, il radon può penetrare nei locali dove è in grado di rimanere attivo e di decadere dando origine a ulteriori sostanze radioattive (i cosiddetti “figli a vita breve”) che riescono a combinarsi con vapor acqueo, fumo, ossigeno e polvere presenti nell’ambiente. Non solo: a volte, la quota che esala dal terreno può miscelarsi anche con quella che proviene da alcuni materiali da costruzione (mattoni, pietre o cemento, per esempio) che lo contengono e le sostanze nocive rischiano di aumentare ulteriormente.

I RISCHI PER LA SALUTE

Tutt’altro che sottovalutabili. Le sostanze radioattive si depositano insieme al pulviscolo nei polmoni dove possono danneggiare il DNA delle cellule delle vie aeree e dare il via al processo che porta alla formazione di un tumore. Il rischio (che è stato studiato soprattutto nei lavoratori delle miniere, dove è più evidente) è ovviamente subordinato alla dose (maggiore quanto più alte sono le concentrazioni di radon ) e al tempo (anni) di esposizione ed è più elevato tra i fumatori, per l’azione sinergica tra sigarette e gas radioattivo.

IN ITALIA

Eppure, nel nostro Paese non esiste una normativa specifica sulle abitazioni o l’indicazione di valori di sicurezza che, per legge, non vanno superati in casa: da tempo è stato lanciato un apposito “Piano Nazionale Radon”, con lo scopo di arrivare a proposte normative e ad indicazioni per la riduzione dell’esposizione. Il riferimento che viene attualmente impiegato si rifà ad una raccomandazione dell’Unione Europea che prevede un livello di 200 Bq al metro cubo da non superare nelle nuove costruzioni e uno di 400 Bq oltre il quale valutare l’adozione di azioni di risanamento in abitazioni già esistenti. Fortunatamente la maggioranza degli italiani è esposto a valori inferiori, ma circa il 4% convive con valori pari a 200 bequerel al metro cubo e circa l’% con dosi superiori a 400. Non solo: i valori del nostro Paese sono superiori rispetto a quelli della media mondiale (pari a circa 40 bequerel) e a quella degli altri Paesi europei, pari a circa 59 bequerel per metro cubo. Considerato il tipo e l’entità del di rischio associato alla esposizione al radon, il gruppo di esperti del Centro Controllo delle Malattie dell’Istituto Superiore di Sanità raccomanda perciò di attuare strategie edilizie di riduzione del gas radioattivo per tutti i nuovi edifici, indipendentemente dal valore di riferimento raccomandato dall’Unione Europea.

SCOPRI SE CE L’HAI IN CASA

Come capire, però, se la quota del gas nella nostra abitazione è in linea con la salute, o se invece supera i livelli di guardia? Non è facile, visto che il radon non dà segnali della sua presenza. Alcune caratteristiche della casa e la sua ubicazione, però, possono darci ( anche se grossolanamente) il polso della situazione. Ecco i dati di cui tener conto.

La regione dove abiti. Le percentuali di radon variano da regione a regione. Quelle più alte si registrano in Lombardia e Lazio, con concentrazioni che oscillano tra i 100 e 120 bequerel, tallonate però da vicino da quelle di Campania e Friuli. In quest’ultima regione, l’Agenzia regionale per l’ambiente (ARPA) ha addirittura registrato picchi tra i 500 e i 2 mila bequerel. Valori superiori alla media si registrano anche nella zona di Orvieto per l’ampia presenza di tufo, usato in questa zona d’Italia come materiale da costruzione. Attualmente, sono in corso rilevazioni e studi perché ogni regione disponga di una mappatura “radon” del proprio territorio, prevista dalla legge: per avere informazioni più dettagliate sulla zona in cui si abita, perciò, ci si può rivolgere alla propria ASL, alla propria Regione, ed alle Agenzie per l’ambiente.

Tipo di abitazione. Le case (a uno o due piani) i cui locali abitati poggiano direttamente sul terreno sono quelle a maggior rischio radon, proprio per il loro stretto contatto con la principale sorgente di radon: il suolo. Il rischio è ancor più consistente se l’abitazione si trova su di un substrato roccioso, specie se granitico, o se si tratta di una vecchia costruzione con muri di pietrisco molto spesse. Allarme ridotto al minimo, invece, per gli appartamenti ubicati al di sopra del secondo piano, o per quelli delle villette che, pur essendo basse, non appoggiano direttamente sul terreno, ma su un vespaio ventilato: è una sorta di intercapedine tra il suolo e i locali soprastanti che garantisce un continuo ricambio d’aria che impedisce al radon di concentrarsi nella cantina o nelle fondamenta e di “passare” da lì ai locali superiori.

Canalizzazioni tra suolo e locali abitati. Qualche rischio in più per i piani alti, se la casa è ubicata in una zona geologica a maggior concentrazione radon e vi sono vecchie canne fumarie, cavedi, vani tecnici, intercapedini che possono mettere in comunicazione il suolo con i locali abitati. Lo stesso vano ascensore, talvolta, può rappresentare una via di comunicazione significativa, amplificata dalle differenze di pressione prodotte dal movimento della cabina.

Cantina. Se è umida, l’ abitazione potrebbe essere a maggior rischio radon: l’umidità denuncia indirettamente la cattiva tenuta del locale e il fatto che il gas può infiltrarsi con maggior facilità dalle fondamenta al piano superiore.

SI MISURA COSI’

Sospetti che nella tua casa la quota del gas radioattivo sia superiore ai valori considerati sicuri? Rivolgiti all’ASL ed all’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente della tua regione, dove è attiva una struttura specializzata sulla tematica del radon: puoi chiedere consigli, informazioni e, se necessario, anche la misurazione del radon tra le 4 mura di casa tua. Viene effettuata con piccoli strumenti (i dosimetri), assolutamente innocui, che non emettono radiazioni o sostanze tossiche e che non vanno alimentati a batteria o con un cavo elettrico: contengono una sostanza plastica che, al pari di quello che succede all’uomo, si danneggia a contatto con le particelle alfa che derivano dal decadimento del radon. Il conteggio dei danni subiti dal dosimetro, effettuato in un laboratorio specializzato, permette successivamente di quantificare la quota concentrazione media di radon dell’ambiente domestico. Di solito, gli apparecchietti vengono posizionati in più punti dalla casa, soprattutto nei locali in cui si soggiorna di più, ma perché la misurazione sia attendibile occorre che la registrazione duri da qualche mese a un anno: le concentrazioni del gas variano dal giorno alla notte e da stagione a stagione. Il risultato non è quindi immediato. I dosimetri possono essere acquistati anche da un fornitore (a partire da 40 euro in cui rientrano anche le spese di lettura), essere posizionati autonomamente, seguendo semplici istruzioni, e restituiti al fornitore per la “lettura”. In questo caso, è bene chiedere se il laboratorio rilascia un certificato di qualità in linea con il decreto legislativo 241/2000, o se partecipa agli “interconfronti nazionali”, come le strutture pubbliche che lavorano nell’ambito del Piano Nazionale Radon.

SE C’E’, ECCO COME BONIFICARE LA TUA CASA

Arieggia ogni giorno i locali in cui vivi: l’aria che arriva dall’esterno abbatte la concentrazione di radon presente in casa. Non accontentarti però di farlo solo la mattina: nel corso della giornata, ogni tanto apri le finestre e “cambia aria”. Inutile, e a volte controproducente, invece, l’istallazione di ventole aspiranti, soprattutto se abiti ai piani più bassi: i locali vanno in depressione e risucchiano di più il gas radioattivo. Se vuoi che il ricambio sia veramente efficace, oltre alla ventolina che estrae aria, devi far praticare un foro sul muro che richiama aria dall’esterno (uguale a quella che per legge viene pervista nelle cucine dove ci sono fiamme libere), in modo che ci sia un perfetto pareggio tra quella ristagnante che esce e quella fresca che entra. Questo provvedimento, però, abbatte leggermente la temperatura dei tuoi locali, ma ha il vantaggio di evitare che altri inquinanti domestici (gas chimici esalati dai prodotti per la pulizia, gas di combustione emanati dalla cucina, per esempio) ristagnino pericolosamente nell’ambiente.

I PROVVEDIMENTI DA PRENDERE

L’obiettivo è di limitare l’ingresso del radon dal sottosuolo, o di aspirarlo ed espellerlo, o di respingerlo. Infatti, il radon penetra nelle case dal sottosuolo perché “spinto” da una pressione positiva: occorre intercettarlo, attraverso un sistema di aspirazione situato nella cantina o nel vespaio, prima che possa raggiungere i locali abitati, o “respingerlo”, soffiando aria esterna dentro la cantina o nel sottosuolo, creando una piccola pressione.

Allora, considera questi consigli:

Hai una casetta ad un piano e sotto i tuoi locali c’è una cantina molto umida, o hai il pavimento di terra battuta, o di pietre appoggiate direttamente sul terreno…
Fai impermeabilizzare il suo pavimento, in modo da creare un’intercapedine protettiva tra la casa e il suolo. Eventualmente, impermeabilizza anche il soffitto della cantina, in modo da limitare ulteriormente il passaggio del radon.

Sigilla eventuali crepe e buchi.

Fai installare un sistema di ventilazione che estragga aria dalla cantina o dal vespaio, o (ugualmente efficace) vi soffi dentro: generalmente lo schema dell’impianto è lo stesso e viene solo invertito il flusso dell’aria. Oppure fai realizzare un “pozzetto” nel suolo sotto la cantina, collegato con una tubatura munita di un aspiratore all’esterno,

SE STAI COMPRANDO CASA O la stai ristrutturando, soprattutto se è a un solo piano ed è localizzata in una zona a maggior concentrazione radon:

Fai installare (o assicurati che ci sia) un sistema di ventilazione che funzioni con gli stessi principi di quelli consigliati per i rimedi a medio termine e un’intercapedine tra terreno e cantina: quest’ultima deve essere arieggiata con aria esterna in modo che si sia un continuo ricambio che abbatte eventuali concentrazioni di radon. In alternativa, ricorri ad un sistema di canaline di raccolta dell’aria del seminterrato o della cantina che si connettono ad un ventilatore che la veicola all’esterno. Se la casa è nuova, il fatto che sia costruita su fondazioni a piattaforma o fondazioni a strisce, appositamente ventilate, dà migliori garanzie che l’abitazione è a prova di radon.

di Ida Macchi

consulenza scientifica del dottor Giuseppe Sgorbati, direttore tecnico scientifico di Arpa Lombardia

LINK UTILI

Regione Lombardia

Istituto Superiore di Sanità

Ispesi

Linee guida dell’Oms

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