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Le donne e il vino, tra salute, gravidanza e cultura

Il consumo di bevande alcoliche è in marcato aumento nella popolazione femminile spesso con spiccate caratteristiche di ricerca di uno strumento alimentare per far fronte alla tensione, allo stress ed agli impegni lavorativi, così come da tempo l’uomo fa e continua a fare. Del Dott. Enrico Semprini, Ginecologo, Immunologo e consulente di Starbene



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L’alcool-deidrogenasi è un enzima naturale nelle cellule epatiche (del fegato) che digerisce la molecola alcolica in sostanze meno attive sul sistema nervoso centrale.
Questo enzima ha due caratteristiche: la prima è una maggior concentrazione nel maschio, minore nella donna; la seconda caratteristica è quella di essere inducibile, quindi di aumentare la sua concentrazione, quando il consumo alcolico diventa abituale e di diminuire quando questo si riduce. E’ quindi un meccanismo di adeguamento proporzionale sotto stimolo perché l’organismo possa affrontare le diverse caratteristiche alimentari senza difficoltà.

Per questa caratteristica genetica vi è una diversità fra uomo e donna soprattutto quando il consumo interessa l’alcool puro (cioè superalcolici, che hanno una concentrazione di gradi alcolici da 4 a 5 volte quello del vino da tavola).

Il consumo di bevande alcoliche è in marcato aumento nella popolazione femminile spesso con spiccate caratteristiche di ricerca di uno strumento alimentare per far fronte alla tensione, allo stress ed agli impegni lavorativi, così come da tempo l’uomo si è abituato a fare.
Il vino ha proprietà nutritive, salutari e farmacologiche molto pregiate quando assunto in maniera moderata durante i pasti ed è una bevanda a forte contenuto culturale. La sua storia, i vigneti, da cui vengono le sue uve, la cura che riceve in cantina, anche la livrea della bottiglia in cui viene contenuto, sono fonti di piacere, informazioni e convivialità.
Non dimentichiamo che anche nella visione cattolica, quando si è scelta una bevanda a significare il sacrificio, è stato scelto il vino, che viene ritualmente sorseggiato dal sacerdote celebrante durante la messa.

La cultura del vino ha quindi profonde radici e si può dire che faccia parte delle caratteristiche intrinseche del buon vivere. Poter approfondire la cultura enologica nella donna offre la possibilità di proteggerla dalla tentazione degli eccessi alcolici con alcool puro e spostare la sua attenzione da ripetuti chupido trangugiati in malo modo o da stucchevoli mojito a favore di un buon bicchiere di vino sorseggiato al pasto, di cui poter apprezzare colore, sapore, sfumature, annata e precisi accostamenti con il cibo.

Questo interesse della donna verso il vino deve essere, a mio avviso, incoraggiato, perché è più facile spostare così il loro piacere per una bevanda alcolica verso un prodotto più flessibile, più colto e più variegato dei distillati ad alto tenore alcolico.

E’ facile vedere che nei corsi per assaggiatori e per sommelier oltre la metà dei partecipanti sono donne, spesso con buone competenze e con un ottimo palato.

Sorseggiare un bicchiere di buon vino in compagnia è un piacere che nobilita il momento conviviale, facilita la conversazione, aiuta le decisioni e regala anche momenti di delizia, di cui tutti spesso a fine giornata abbiamo bisogno.

Molte donne entrano direttamente nel mondo del vino come assaggiatrici, figure tecniche preparate ad assaggiare in modo analitico il vino ed a conoscerne le caratteristiche, come figure professionali nella ristorazione e direttamente nel filone produttivo come enologhe o proprietarie di tenute vinicole. E’ bene che questa parte femminile sia presente in modo proporzionale, perché maschile e femminile rispondono in maniera differente agli stimoli gustativi e questo permette di capire che cosa porta il vino ad essere più o meno gradito.

Anche nelle manifestazioni vinicole vi sono caratteristiche maschili o femminili. Ad esempio nelle due manifestazioni più importanti che si tengono in Italia, Vinitaly, la più grande, che si tiene a Verona e che offre ogni anno una panoramica complessiva di tutto il mondo vinicolo italiano, ha sicuramente una forte caratteristica maschile, data la preponderanza degli uomini nel mondo del vino. La seconda manifestazione, la Fiera del Vino di Merano, offre invece una selezione molto elitaria, molto più rarefatta ed elegante e la maggior parte delle persone impiegate nel preparare le degustazioni sono donne. Questa Fiera si svolge inoltre in un contesto di raffinata eleganza ottocentesca, che le donne sicuramente apprezzano di più dei massicci capannoni di Vinitaly, necessari ad ospitare così tanti produttori, ma senza la poesia del bel contesto del Palazzo delle Terme, che la manifestazione di Merano può offrire.

E per la gravidanza? Non vi è forse un divieto assoluto di bere vino in gravidanza? Sì, è vero. Il consumo di bevande alcoliche in gravidanza deve essere limitato a mezzo bicchiere, al massimo uno, durante il pasto principale. In tal caso non comporta rischi per la salute della donna, facilita la digestione, esercita un prezioso effetto vasodilatatore e la grande massa corporea durante la gravidanza non permette di raggiungere concentrazioni alcoliche che possano essere di danno al delicato sistema nervoso della donna.

Ma come si accorda questa visione tollerante con la raccomandazione a non bere neanche una stilla di alcool durante la gravidanza da parte dei medici negli Stati Uniti?
La risposta è che gli statunitensi devono confrontarsi con un’ampia popolazione di donne che consumano superalcolici, spesso in quantità smodata, e quindi si è fatta una scelta radicale, perché non si può disquisire sugli effetti benefici di mezzo bicchiere di Chardonnay in un pasto serale, ma noi possiamo incoraggiare le nostre donne a farlo senza colpevolizzare un’abitudine che ha radici in una buona cultura alimentare, che dosa con successo i vari alimenti e le bevande, visto che ormai l’ansia da dispensa vuota appartiene al passato e la disponibilità e l’abbondanza di alimenti sani e di vino di qualità è diffusa in tutti i Paesi industrializzati.

Quindi moderazione nel consumo, cultura nell’affrontare questi aspetti e gioia nel piacere di poter gustare cose così buone accompagnate da un buon bicchiere di vino.

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  1. Meno di un bicchiere di vino al giorno (da 3 a 6 bicchieri la settimana) aumenta del 15 per cento il rischio di cancro al seno. Un bicchiere di vino al pasto (due al giorno) aumentano questo rischio del 51 per cento (http://well.blogs.nytimes.com/2011/11/01/a-few-drinks-a-week-raises-breast-cancer-risk/).
    Ops, il dottor Semprini si è dimenticato di accennare all’effetto cancerogeno dell’alcol etilico…
    In gravidanza è necesario non consumare alcuna bevanda alcolica. Questo dice la letteratura scientifica più accreditata. Consigliare un bicchiere di vino al pasto a una donna incinta, poichè “non comporta rischi per la salute della donna, facilita la digestione, esercita un prezioso effetto vasodilatatore e la grande massa corporea durante la gravidanza non permette di raggiungere concentrazioni alcoliche che possano essere di danno al delicato sistema nervoso della donna” è da irresponsabili, perchè l’alcol di quel bicchiere comporta pericoli importanti per il feto!
    Ops, il dottor Semprini si è dimenticato del feto… è vero che in una donna incinta c’è anche da proteggere la salute del bambino…
    Suggerisco per il vostro giornale di consultare esperti un po’ meno sbadati.

  2. Il Dr.Semprini forse non ricorda che la sindrome fetoalcolica, è una patologia del nascituro causata dal consumo di alcol durante la gravidanza, riunisce un insieme di sintomi presentati da bambini che sono stati esposti ad alcol in gravidanza, come ad esempio microcefalia, iperattività, deficit di attenzione, ritardo mentale, rallentamento della crescita. Possono essere presenti anche complicazioni renali, cardiache o gastriche….Insomma ci vuole un bel coraggio ad asserire ciò che asserisce, veramente vergognoso.

  3. Un medico dovrebbe tutelare la salute dei suoi pazienti. Lei merita di essere radiato dall’albo professionale per contribuire alla nascita di bambini con la sindrome feto alcolica…. e lei si dovrebbe documentare e se l’ha fatto è meglio che cambi mestiere. VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!! CHISSA’ PERCHE’ NEGLI ALTRI STATI E FORSE CI STIAMO ARRIVANDO ANCHE NOI, NELLE BOTTIGLIE DI ALCOLICI C’E’ IL DIVIETO DI ACCESSO PER LE DONNE IN GRAVIDANZA … MI SORGE UN DUBBIO.. PER CASO E’ STATO SPONSORIZZATO DA QUALCHE COMMERCIANTE DI VINI ?

  4. Voglio mantenere un tono pacato, come da collega a collega. Dispiacermi perché l’Italia ha il primato nei paesi occidentali di bimbi che nascono con la Sindrome Alcolico Fetale. Chiedermi come mai le confezioni delle bevande alcoliche in Francia come in tanti altri paesi portino ben chiaro il divieto del consumo in gravidanza. Rimanere perplesso davanti all’evidenza che gli studi su alcol e gravidanza e alcol e allattamento sono numerosissimi in tutto il mondo e assenti in Italia dove l’informazione è lasciata a Gianna Nannini che dà da assaggiare il vino insensatamente alla piccola Penelope. Domandarmi come mai sia rimasta misconosciuta ( anche ai medici purtroppo … ) la campagna informativa dell’ASL di Treviso intitolata: Mamma beve bimbo beve e illustrata con un feto annegato nello spritz ( ne basta uno, come basta poco vino perché l’alcol etilico quello è). Consigliare con l’umiltà dello sconosciuto al collega famoso di fare marcia indietro, di riconoscere che la poesia e l’enfasi letteraria lo hanno portato a conclusioni solo all’apparenza coerenti, in realtà insostenibili perché al sistema nervoso in formazione di un piccolo nella pancia della mamma non gliene importa niente della cultura del vino, mentre risente tanto e tanto dannosamente dell’effetto dell’alcol etilico, anche assunto nelle quantità che il dottor Semprini descrive.

  5. Bravo Enrico.. se ritrovo il documento :: mamma beve bimbo beve lo inserisco qui…se andate a vedere in internet questo dottore:: Enrico Semprini, Ginecologo, Immunologo e consulente di Starbene, vedrete quanto è bravo a farsi pubblicita….aspettiamo ancora un suo commento alle varie proteste anche su F,B…..

  6. Bere alcol in gravidanza e in allattamento può danneggiare lo sviluppo fisico e mentale del bambino.

    Il 65% delle donne in gravidanza consuma bevande alcoliche rischiando
    di compromettere la salute del loro bambino in modo permanente* (*Istituto Superiore di Sanità 2009)

    Non si conosce ancora una quantità di alcol sicura, per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda alle donne l’astensione totale dall’alcol quando:
    – desiderano avere un bambino
    – sono in gravidanza
    – sono in allattamento
    Anche i familiari, il medico e l’ostetrica di fiducia
    possono aiutare a ricordarlo!

    http://www.mammabevebimbobeve.it

  7. Gentile Collega ,
    le tue dichiarazioni relative al consumo di alcol (che c’è anche nel vino fino a prova contraria) durante la gravidanza non tengono conto della tossicità di una molecola che oltre ad innalzare il trischio di tumori nella donna, creano da subito danni documentati di natura tossica e teratogenetica a carico di una persona (il feto) che nel tuo ragionamento è assolutamente trascurata o ignorata.
    In un momento storico in cui il consumo di alcopol al di sotto dei 18 anni sta creando problemi mnon solo sociali ma abnche sanitari nella fascia dei miuori già nell’età 12-15 anni , consigliare una madre ad asumere alcolici e quindi esporre gia nel suo seno una vita in via di formazione ai danni micidiali che anche un minomo consumo determina rappresenta un tipo di comunicazione che non si prende cura nè delle implicazioni strettamente sanitarie nè di quelle etiche e deontologiche .Le allego alcune autorevoli dichiarazioni in materia di alcol e gravidanza del Professor Emanuele Scafato presidente della SIA e direttore del Centro Nazionale Alcol dell’ISS .

    “ Bere in gravidanza è l’abitudine del 50% delle donne incinte italiane”, spiega Emanuele Scafato, direttore dell’ Osservatorio nazionale alcol, collaboratore Oms per la ricerca sull’alcol, rappresentante governativo del Working Group Alcohol per la Commissione europea. “ Una donna è più vulnerabile rispetto all’uomo e non dovrebbe in nessun caso superare un bicchiere di vino o un boccale di birra al giorno. Superare queste dosi significa – secondo l’Oms – esporsi al rischio di 14 tipi di tumore e 60 patologie”. In gravidanza però è indispensabile azzerare le quantità di alcol, soprattutto nei primi mesi, e quindi anche mentre si cerca un bambino, oppure mentre si allatta. “ Il feto non è dotato dell’enzima che attacca l’alcol e tutto quello che la madre beve arriva a lui senza barriere. L’enzima in questione trasforma comunque l’alcol in qualcosa di tossico, ma l’alcol puro è ancora più pericoloso: arriva nel cervello del feto e ne scioglie le cellule. Altera la capacità di mantenere nel nucleo la sostanza che serve, e le cellule muoiono”. Mi auguro che possano illuminarla.

  8. Avevo lasciato un commento ieri, ma non lo leggo più oggi. Ci riprovo.
    Come già affermato da molti nei commenti, un medico dovrebbe sempre tenere in mente la salute dei suoi pazienti e ovviamente anche del loro figli. Non è opportuno infatti esprimere pareri personali non condivisi con la cominità scientifica e non in linea con i documenti di consenso nazionali e internazionali. Questi documenti parlano estremamente chiaro e dicono che l’alcol in gravidanza non va toccato. Si può leggere il documento a questo link che già robargen ha postato: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_101_ulterioriallegati_ulterioreallegato_1_alleg.pdf
    Ma è così estremamente chiaro che l’alcon non va toccato in gravidanza che addirittura i produttori di bevande alcoliche hanno recentemente fatto una campagna insieme alla SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) che recita: se aspetti un bambino, l’alcol può attendere e che può essere vista qui: http://www.seaspettiunbambino.it
    Quindi anche i produttori lo sanno e anche i ginecologi colleghi del Dott. Semprini, che ovviamente dovrà dare conto delle affermazioni imprudenti che ha rlasciato contrarie ai documenti di consenso.
    Qualora il Dott. Semprini sia in possesso di documenti che provino il contrario, prima di esporli al pubblico è tenuto a discuterne prima con la comunità scientifica e con gli enti preposti alla tutela della salute.
    Nella speranza che il commento di oggi vada a buon fine, si rimane in attesa della risposta del collega Semprini.

    Andrea Ghiselli, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, Roma

  9. Quindi, dott. Semprini, noi donne dobbiamo bere vino, perché il vino si sorseggia amabilmente, aumentando la cultura di chi lo assume.
    Non importa se contiene una quantità comunque significativa di alcol etilico, che è tossico e cancerogeno anche in piccole dosi.

    Il vino aiuta anche le decisioni e consente di affrontare meglio lo stress e le difficoltà; infatti ognuno di noi si augura che il chirurgo prima di operarci abbia sorseggiato un paio di bicchieri o che l’autista dello scuolabus abbia degustato qualche calice prima di prendere servizio.

    Dovremmo anche avviare i nostri figli sulla strada dell’enologia fin dalla più tenera età, addirittura prima della nascita, così verranno al mondo già intrisi di cultura vinicola.
    Non importa se l’alcol-deidrogenasi non è ancora presente nelle LORO cellule epatiche e non sono quindi in grado di metabolizzare l’alcol.
    Intanto abituiamoli a bere fin da quando sono ancora nella pancia, così quando vedranno la luce saranno già ottimi candidati per un buon numero di patologie alcol-correlate.

    Ha ragione, dottor Semprini: noi donne abbiamo bisogno di essere protette. Soprattutto da questo tipo di raccomandazioni e dagli “esperti” che le diffondono.

  10. Caro dott.e cara redazione,, x favore passi da youtube e vada a vedere questo video :vino e bufale… del suo collega psichiatra Bararldi che ha pure commentato il suo articolo…prego anche la redazione di ascoltarlo e lo comunichi a dott. Semprini.. è un suo diritto e dovere….rilegga anche il commento di Alessandro Sbarbada.. capira’ meglio…

    Vino e bufale a TV2000 parte 1

  11. Siete in fuoriluogo.it / Mappamondo / Europa / Italia / Rassegna stampa
    Fonte: Notiziario Aduc 12/06/2012
    Dipendenze. Ne soffre il 10% dei medici
    Almeno il 10% dei professionisti in campo sanitario ha sviluppato nel corso della sua carriera un problema nell’ambito della salute mentale o dell’abuso di alcol e droghe. Lo afferma, sulla base degli studi internazionali condotti sull’argomento, Edoardo Polidori.
    Responsabile del Sert dell’Ausl di Forli, rilanciato oggi da DoctorNews. Un dato rilevante: un medico su dieci, infatti sarebbe vittima di tali problematiche ma ancora poco esplorato, almeno in Italia.
    ‘In Europa esiste una sola clinica specializzata in quest’ambito, in Spagna, a Barcellona’ spiega Polidori, che e’ in partenza proprio per la Spagna per una visita studio, insieme ai presidenti Omceo di Forli’, Rimini e Ravenna. Ma si puo’ parlare di categoria a rischio? ‘Non del tutto’, precisa il medico romagnolo, ‘il dato non si discosta molto da quello della popolazione generale. Ma si tratta di una categoria particolare per le responsabilita’ che ha verso la salute collettiva. Come puoi curare gli altri se non sei in grado di curare te stesso?’, si chiede Polidori.
    Fondamentale dal punto di vista del responsabile del Sert romagnolo, e’ il coinvolgimento degli Ordini professionali: ‘quando un medico non sta bene aumentano i casi di malpractice e di conflittualita’ all’interno di un’equipe’.
    Non solo, il medico e’ un soggetto difficile da curare ‘perche’ cerca di autocurarsi e perche’ quando diventa paziente crea un rapporto diverso col medico di riferimento’. Nel modello spagnolo per ovviare il timore dello stigma, il paziente viene identificato con uno pseudonimo e in nessun momento il suo nome e’ portato a conoscenza dei curanti o di altri colleghi. ‘Si tratta di persone in vista per le quali la riservatezza assoluta e’ una condizione indispensabile’, precisa Polidori che ci tiene a sottolineare un altro aspetto: ‘Bisogna abbandonare lo stereotipo secondo cui l’abuso di alcol o di sostanze e’ circoscritto a individui ai margini della societa’. Purtroppo si tratta di comportamenti sempre piu’ trasversali’.
    L’idea, al ritorno dalla Spagna, e’ di mettere in piedi un progetto simile in Italia, magari allargando il raggio d’azione a livello nazionale.
    L’obiettivo e’ superare le barriere che attualmente impediscono ai professionisti sanitari di ‘concepirsi come pazienti’.

    Nessun virus nel messaggio.
    Controllato da AVG – http://www.avg.com
    Versione: 2012.0.1913 / Database dei virus: 2433/5076 – Data di rilascio: 17/06/2012
    ma che in belle manine siamo…

  12. Prof. P.P.Vescovi, Università di Parma
    Prof. Pier Paolo Vescovi
    Sezione di Alcologia e di Medicina delle Dipendenze
    Università di Parma.
    L’ALCOL IN ITALIA È LA 3° CAUSA DI MORTE. L’INFORMAZIONE SCIENTIFICA E LA ADEGUATA
    FORMAZIONE DEGLI OPERATORI SANITARI: MEDICI, INFERMIERI, ASS. SOCIALI, PSICOLOGI.
    L’alcol è una sostanza psicoattiva capace di produrre tolleranza, assuefazione e
    dipendenza. Agisce su tutto il SNC,in particolare su dopamina, serotonina, Gaba, aminoacidi,
    sistema oppiode endogeno, attivando il sistema motivazionale della gratificazione e del piacere.
    Attraverso una sua parziale metabolizzazione a livello epatico ( sistema
    alcoldeidrogenasi) si forma l’acetaldeide che incontrando la dopamina da origine alle
    tetraidroisochinoline, sostanze oppio-simili capaci di occupare i recettori oppioidi. Questa
    rilevazione rende ragione delle risposte neuroendocrine e comportamentali sovrapponibili
    ,riscontrabili nei consumatori di oppiacei e di oppiacei; l’alcol per questa ragione è il sostitutivo
    principe degli oppiacei ed nel 98% dei casi i consumatori di oppio consumano alcol.
    La molecola alcol agisce anche sugli altri organi con varie modalità(compresa quella
    oncogenetica)ed alla fine la ricerca epidemiologica stabilisce che è la terza causa di morte, dopo
    le malattie cardiovascolari e le neoplasie producendo 30.000 decessi l’anno ed il 30% dei
    ricoveri in reparti medici. L’informazione inerente gli alcolici è carente ed il più delle volte
    distorta come sta accadendo negli ultimi mesi, relativamente ai flavonoidi (gamma-benzopironi)
    sostanze presenti in molte piante (verdura e frutta compresa la buccia di uva rossa) e capaci di
    agire sul microcircolo al dosaggio di 1000 mg (1gr) al giorno per almeno 6 mesi. Ebbene un
    flavonoide riscontrabile nel vino è il resveratrolo che quando c’è lo è a concentrazioni di 0.030
    mg/L.
    L’informazione che è stata passata da qualche medico e da tutti i giornali è stata che il
    vino rosso fa bene alla salute perché contiene resveratrolo. Ma quanti litri di vino al giorno
    bisogna introdurre per ottenere risultati terapeutici con il resveratrolo?
    L’informazione specie quella scientifica deve essere corretta, chiara, non manipolata da
    alcun interesse in modo che la persona sia in grado di scegliere e di valutare il rischio. Non è
    accettabile ascoltare che due bicchieri di vino proteggono dal cancro, quando tutto il mondo
    scientifico sa che l’alcol è una sostanza oncogenetica.
    Per affrontare le problematiche alcolcorrelate che investono tutte le aree vitali della
    persona è necessaria un’adeguata formazione degli operatori sanitari: medici, infermieri,
    psicologi ecc) durante gli studi del corso di laurea in modo da poter essere presenti nella prediagnosi,
    nella diagnosi e durante il trattamento, prendendosi cura della persona e della sua
    famiglia. L’operatore della salute deve proteggere e promuovere la salute andando ad incidere
    sullo stile di vita ,individuando il rischio prima che arrivi il danno.

  13. Una vita che nasce teme l’alcol. Semplice, netto, inconfutabile.

    Qualunque medico sa perfettamente che , in assenza di certezze, a tutela del o della paziente sussiste l’obbligo deontologico di applicare il principio di precauzione per non mettersi nella condizione di recare pregiudizio alla singola persona a cui rivolge un generico messaggio che non può, nè potrebbe, avere alcun carattere di verità assoluta.

    E la delicatezza della comunicazione è rilevante tanto che la SIA organizza una monotematica ad hoc a Genova il 16 novembre. Chi dovesse avere novità rilevanti da porgere all’audience e alla comunità scientifica è più che benvenuto e l’attendiamo con piacere. Il programma prevede anche ALCOL E GRAVIDANZA ( http://www.apel-pediatri.org/attachments/514_Programma%20preliminare%20Monotematica%202012%20SIA.pdf ).

    Anche una vita che cresce teme l’alcol considerato l’inopportunità di far giungere molecole di etanolo attraverso il latte al neonato che non ha alcoldeidrogenasi e un cervello in piena fase di sviluppo su cui l’alcol agisce direttamente come tossico “sciogliendo” le membrane neuronali ricche in fosfolipidi da cui l’alcol è attratto.

    La Società Italiana di Alcologia esprime, come noto, solo orientamenti basati sull’evidenza scientifica ed è lieta di fornire aggiornamento a tutti i colleghi che ritenessero di giovarsi delle consulenze di esperti di settore. SE ciò non dovesse bastare le LINEE GUIDA INRAN (italiane quindi) sono chiare: NIENTE alcol in gravidanza sancito dll’OMS, dal nostro Ministero della salute, persino dal mondo della produzione di alcolici. Singolare riscontrare argomentazioni poco plausibili biologicamente e clinicamente potenzialmente pericolose per chi le legge.

    D’altronde, è noto, non esistono limiti sicuri di consumo alcolico e , per le donne in particolare, anche quelle non gravide, il limite a minor rischio, ma a rischio comunque, è di un bicchiere di qualunque bevanda alcolica (12 grammi di alcol puro) superato il quale incrementa il rishi di cancro al seno come la IARC ha sottolineato nella monografia di 450 pagine del 2012 identificando tutte le bevande alcoliche come sicure sostanze cancerogena per l’uomo.

    Come Presidente SIA sono onorato e lieto di porgere nelle disponibilità di TUTTI l’evidenza scientifica corrente sull’alcol. Non ci si aspetti opinioni in merito MA SOLO evidenza scientifica per la salute ed il benessere della persona e della collettività.

    L’invito ai colleghi è la prudenza, alle donne in attesa … anche. Tanta buona salute a tutti e tutte.
    Emanuele SCAFATO. Presidente Nazionale SIA. scafato@gmail.com

  14. Grazie a tutti quelli che hanno commentato. Penso che il web sia, nonostante molti difetti, una grande risorsa e quanto sta succedendo lo dimostra. Abbiamo maggiori possibilità di fare informazione sulla salute in modo puntuale e corretto e possiamo rapidamente intercettare messaggi distorti e in antitesi con l’evidenza scientifica. Chiedo al collega dott. Enrico Semprini e alla redazione, che ha pubblicato questo articolo, un atto di onestà professionale, dando risposta a quanti hanno, con cognizione di causa e professionalità, commentato quanto scritto. Questo significherà anche riconoscimento e fiducia per tutte le persone che soffrono per problemi alcolcorrelati e ai professionisti e volontari che da anni si impegnano per affrontarli. Ringrazio quanti hanno citato la nostra campagna di salute Mamma Beve Bimbo Beve e il nostro sito http://www.mammabevebimbobeve.it, vi ricordo che ulteriori informazioni si trovano anche nel manuale Genitori più (www.genitoripiu.it). Troverete il secondo punto “Non bere alcol in gravidanza e allattamento” (materiale informativo per operatori), a cura del nostro gruppo di lavoro, con revisore Emanuele Scafato.

    Dott.ssa Patrizia Riscica
    patriziariscica@gmail.com

  15. Colgo la puntualizzazione di priscica.
    Riviste che dedicano mirabilmente attenzione alle tematiche della salute come il Corriere Salute hanno introdotto la ottima consuetudine di far accompagnare le dichiarazioni rese dagli intervistati con una dichiarazione di assenza di conflitti di interessi specifici derivanti da collaborazion o consulenze attinenti all’argomento svolte nei confronti di case farmaceutiche o industrie che hanno intetessi comnerciali. La comunita’ scientifica e non solo quella scientifica concorda su modalita’ trasparenti che possano porre il lettore nella condizione di farsi un idea di chi espone concetti e opinioni. Persinalmente dichiaro di non avere alcun conflitto di interessi relativo a collaborazioni di qualunque tipo prestate nel corso degli ultimi cinque anni ( ma potrei affermare anche cinquantatre, la mia eta’) nei riguardi di committenti con interessi commerciali nel settore del marketing, della produzione, commercializzazione, vendita, distribuzione e somministrazione di bevande alcoliche. Cordialmente.