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Le donne e il vino, tra salute, gravidanza e cultura

Il consumo di bevande alcoliche è in marcato aumento nella popolazione femminile spesso con spiccate caratteristiche di ricerca di uno strumento alimentare per far fronte alla tensione, allo stress ed agli impegni lavorativi, così come da tempo l’uomo fa e continua a fare. Del Dott. Enrico Semprini, Ginecologo, Immunologo e consulente di Starbene



L’alcool-deidrogenasi è un enzima naturale nelle cellule epatiche (del fegato) che digerisce la molecola alcolica in sostanze meno attive sul sistema nervoso centrale.
Questo enzima ha due caratteristiche: la prima è una maggior concentrazione nel maschio, minore nella donna; la seconda caratteristica è quella di essere inducibile, quindi di aumentare la sua concentrazione, quando il consumo alcolico diventa abituale e di diminuire quando questo si riduce. E’ quindi un meccanismo di adeguamento proporzionale sotto stimolo perché l’organismo possa affrontare le diverse caratteristiche alimentari senza difficoltà.

Per questa caratteristica genetica vi è una diversità fra uomo e donna soprattutto quando il consumo interessa l’alcool puro (cioè superalcolici, che hanno una concentrazione di gradi alcolici da 4 a 5 volte quello del vino da tavola).

Il consumo di bevande alcoliche è in marcato aumento nella popolazione femminile spesso con spiccate caratteristiche di ricerca di uno strumento alimentare per far fronte alla tensione, allo stress ed agli impegni lavorativi, così come da tempo l’uomo si è abituato a fare.
Il vino ha proprietà nutritive, salutari e farmacologiche molto pregiate quando assunto in maniera moderata durante i pasti ed è una bevanda a forte contenuto culturale. La sua storia, i vigneti, da cui vengono le sue uve, la cura che riceve in cantina, anche la livrea della bottiglia in cui viene contenuto, sono fonti di piacere, informazioni e convivialità.
Non dimentichiamo che anche nella visione cattolica, quando si è scelta una bevanda a significare il sacrificio, è stato scelto il vino, che viene ritualmente sorseggiato dal sacerdote celebrante durante la messa.

La cultura del vino ha quindi profonde radici e si può dire che faccia parte delle caratteristiche intrinseche del buon vivere. Poter approfondire la cultura enologica nella donna offre la possibilità di proteggerla dalla tentazione degli eccessi alcolici con alcool puro e spostare la sua attenzione da ripetuti chupido trangugiati in malo modo o da stucchevoli mojito a favore di un buon bicchiere di vino sorseggiato al pasto, di cui poter apprezzare colore, sapore, sfumature, annata e precisi accostamenti con il cibo.

Questo interesse della donna verso il vino deve essere, a mio avviso, incoraggiato, perché è più facile spostare così il loro piacere per una bevanda alcolica verso un prodotto più flessibile, più colto e più variegato dei distillati ad alto tenore alcolico.

E’ facile vedere che nei corsi per assaggiatori e per sommelier oltre la metà dei partecipanti sono donne, spesso con buone competenze e con un ottimo palato.

Sorseggiare un bicchiere di buon vino in compagnia è un piacere che nobilita il momento conviviale, facilita la conversazione, aiuta le decisioni e regala anche momenti di delizia, di cui tutti spesso a fine giornata abbiamo bisogno.

Molte donne entrano direttamente nel mondo del vino come assaggiatrici, figure tecniche preparate ad assaggiare in modo analitico il vino ed a conoscerne le caratteristiche, come figure professionali nella ristorazione e direttamente nel filone produttivo come enologhe o proprietarie di tenute vinicole. E’ bene che questa parte femminile sia presente in modo proporzionale, perché maschile e femminile rispondono in maniera differente agli stimoli gustativi e questo permette di capire che cosa porta il vino ad essere più o meno gradito.

Anche nelle manifestazioni vinicole vi sono caratteristiche maschili o femminili. Ad esempio nelle due manifestazioni più importanti che si tengono in Italia, Vinitaly, la più grande, che si tiene a Verona e che offre ogni anno una panoramica complessiva di tutto il mondo vinicolo italiano, ha sicuramente una forte caratteristica maschile, data la preponderanza degli uomini nel mondo del vino. La seconda manifestazione, la Fiera del Vino di Merano, offre invece una selezione molto elitaria, molto più rarefatta ed elegante e la maggior parte delle persone impiegate nel preparare le degustazioni sono donne. Questa Fiera si svolge inoltre in un contesto di raffinata eleganza ottocentesca, che le donne sicuramente apprezzano di più dei massicci capannoni di Vinitaly, necessari ad ospitare così tanti produttori, ma senza la poesia del bel contesto del Palazzo delle Terme, che la manifestazione di Merano può offrire.

E per la gravidanza? Non vi è forse un divieto assoluto di bere vino in gravidanza? Sì, è vero. Il consumo di bevande alcoliche in gravidanza deve essere limitato a mezzo bicchiere, al massimo uno, durante il pasto principale. In tal caso non comporta rischi per la salute della donna, facilita la digestione, esercita un prezioso effetto vasodilatatore e la grande massa corporea durante la gravidanza non permette di raggiungere concentrazioni alcoliche che possano essere di danno al delicato sistema nervoso della donna.

Ma come si accorda questa visione tollerante con la raccomandazione a non bere neanche una stilla di alcool durante la gravidanza da parte dei medici negli Stati Uniti?
La risposta è che gli statunitensi devono confrontarsi con un’ampia popolazione di donne che consumano superalcolici, spesso in quantità smodata, e quindi si è fatta una scelta radicale, perché non si può disquisire sugli effetti benefici di mezzo bicchiere di Chardonnay in un pasto serale, ma noi possiamo incoraggiare le nostre donne a farlo senza colpevolizzare un’abitudine che ha radici in una buona cultura alimentare, che dosa con successo i vari alimenti e le bevande, visto che ormai l’ansia da dispensa vuota appartiene al passato e la disponibilità e l’abbondanza di alimenti sani e di vino di qualità è diffusa in tutti i Paesi industrializzati.

Quindi moderazione nel consumo, cultura nell’affrontare questi aspetti e gioia nel piacere di poter gustare cose così buone accompagnate da un buon bicchiere di vino.