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La mammografia serve davvero?

Uno studio mette in discussione l’esame più prezioso: svela troppi tumori “innocui” e provoca operazioni inutili. Ma per un grande esperto dello Ieo, “mammo” e operazioni salvano la vita



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Da anni ci ripetono che la mammografia è l’arma più efficace per sconfiggere il tumore al seno. Ma uno studio pubblicato sull’autorevolissima rivista scientifica New England Journal of Medicine afferma che i continui controlli porterebbero a un numero di interventi superiori al necessario. In pratica, dicono i ricercatori (che hanno lavorato su 30 anni di dati americani), con la mammografia si scoprono tumori che nel 30 per cento dei casi rimarrebbero localizzati senza nessuna conseguenza per le donne. Controbatte
un altro gruppo di scienziati con una ricerca pubblicata sul Journal of Medical Screening: in Europa i tumori inutilmente trattati sono in realtà il 10 per cento, ma in compenso, da quando le donne si sottopongono ai controlli periodici, la mortalità è calata del 25 per cento. Ma allora, qual è il comportamento giusto? Dobbiamo continuare a fare la mammografia ogni anno oppure diradare i controlli perché sottoponendoci a esami troppo frequenti rischiamo di andare incontro ad ansie e cure inutili? Abbiamo girato questi dubbi al professor Alberto Luini, direttore della Divisione di senologia dell’Istituto europeo di oncologia (con cui Starbene ha una partnership per la salute delle donne).

È vero che alcuni tumori svelati dalla mammografia non cresceranno mai e quindi sono innocui?

«Sì, può succedere che un tumore rimanga fermo per anni senza provocare danni alla salute della donna. Ma è più probabile che avvenga il contrario: che diventi infiltrante e vada a colpire altri organi».

Per evitare interventi inutili, si può tenere sotto controllo un tumore localizzato invece di asportarlo subito?

«È una follia farlo: anche se prelevassimo un campione di cellule tumorali e le analizzassimo non saremmo in grado di capire con certezza come evolveranno, cioè se diventeranno più aggressive. Lasciare le cose così come stanno e non agire, sperando che non accada niente, significa scommettere sulla propria vita, con il rischio di perdere».

Può accadere che la mammografia non riesca a individuare i tumori?

«Sì, quando il tessuto del seno è molto denso (per esempio se si è giovani o se ci si sottopone a cure ormonali) la mammografia fa più fatica a vedere una lesione sospetta. Perciò sotto i 40 anni si usa l’ecografia. La diagnosi in questa fascia d’età è fondamentale: negli ultimi sei anni in Italia l’incidenza è aumentata del 29 per cento proprio tra i 25 e 44 anni (più del doppio della crescita media, che è del 14 per cento)» aggiunge Luini. Oggi con l’ecografia e la mammografia si possono individuare tumori inferiori a un centimetro, quando la possibilità di guarire è altissima.

Qual è la macchina o la metodica che ci dà più garanzie?

«La casistica fa l’eccellenza, non la strumentazione. Digitali o analogiche, le macchine per mammografia offrono prestazioni simili: la differenza la fa la capacità dei radiologi nell’interpretare le immagini. In termini concreti, non è facile giudicare i macchinari». Per gli esami periodici, quindi, è bene affidarsi a un istituto specializzato o a un’unità di senologia, chiedendo al medico quali sono i centri più qualificati.

Insomma, i controlli periodici servono davvero?

«Contano i dati: ormai tantissime ricerche dimostrano inequivocabilmente che diagnosi precoce e cure di eccellenza garantiscono una sopravvivenza altissima alle donne con tumore al seno. Uno studio di IEO su 1258 donne con tumore al seno iniziale, non palpabile, diagnosticato tra il 2000 e il 2006, e operate con tecnica Roll (è una tecnica inventata dal professor Luini con Giovanni Paganelli: si inietta una sostanza radioattiva durante l’intervento localizzando ogni minima lesione e asportandola), indica una sopravvivenza del 98,6% a cinque anni di distanza», aggiunge il professor Luini. I numeri diffusi dalla Lega italiana per la lotta ai tumori confermano: la malattia, se identificata quando il nodulo è al di sotto del centimetro, guarisce nel 90 per cento dei casi e per tumori inferiori ai 5 mm si sfiora il 98 per cento dei successi.

Circola su internet una notizia sui danni della mammografia. È vero che può provocare tumore alla tiroide?

«No: l’irradiazione agli organi intorno al seno è minima». Quindi non c’è alcun rischio per la salute.

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