Sindrome da microplastiche: stanchezza e brain fog, parla l’esperto della Loyola University

Le microplastiche sono ovunque: dal sangue agli organi. Il professor Umberto Cornelli (Loyola University) spiega quali sono i sintomi e come ridurre l’esposizione quotidiana

Sindrome da microplastiche: stanchezza e brain fog, parla l’esperto della Loyola University
Foto: iStock

Le microplastiche sono ormai una presenza diffusa nell’ambiente e nell’organismo umano. Comprenderne gli effetti e individuare strategie efficaci per limitarne l’accumulo permette di evitare molti danni. Ce ne parla in questa intervista il professor Umberto Cornelli, medico e farmacologo, professore aggiunto alla Loyola University di Chicago.

Professore, quanto siamo esposti ogni giorno alle microplastiche?

L’esposizione è significativa. Ogni giorno assumiamo mediamente tra 1 e 2 milligrammi di micro e nanoplastiche, soprattutto attraverso gli alimenti, che rappresentano circa il 90-95% dell’esposizione totale.

Le plastiche, prodotte oggi in quantità enormi a livello mondiale, tendono a frammentarsi nel tempo in particelle microscopiche che possono entrare nel nostro organismo. Le vie principali sono quella gastrointestinale e respiratoria, ma tracce di questi materiali sono state documentate in numerosi tessuti umani.

Quali evidenze scientifiche abbiamo oggi sulla presenza delle microplastiche nell’organismo?

Le microplastiche sono state rilevate nel sangue, nel cervello, nel fegato, nei reni, nella placenta, nel cordone ombelicale, nel latte materno e negli organi riproduttivi. Di fatto, non esiste un distretto del corpo che possa essere considerato completamente esente dalla loro presenza.

Esistono già prove di un impatto sulla salute?

La ricerca è in pieno sviluppo, ma alcuni dati destano attenzione. Le microplastiche sono state individuate nelle placche aterosclerotiche e nel tessuto cerebrale. Studi recenti suggeriscono possibili correlazioni con patologie cardiovascolari, neurologiche, metaboliche e infiammatorie. Tuttavia, siamo ancora in una fase di approfondimento scientifico e molte domande attendono risposte definitive.

Lei parla anche di una “sindrome da microplastiche”…

Con il nostro gruppo di ricerca abbiamo analizzato la letteratura clinica ed epidemiologica disponibile individuando una serie di segni e sintomi potenzialmente associati all’accumulo di microplastiche. Tra quelli più frequentemente riportati vi sono affaticamento persistente, disturbi gastrointestinali, cefalea e difficoltà di concentrazione, il cosiddetto brain fog.

Quali sono le fonti di esposizione più rilevanti?

L’alimentazione rappresenta la principale via di ingresso. Tra gli alimenti più a rischio troviamo crostacei, acqua confezionata in bottiglie di plastica, prodotti industrialmente trasformati e alcuni vegetali secchi. Anche l’utilizzo di tessuti sintetici contribuisce all’esposizione ambientale.

La ricerca sta studiando strumenti per favorire l’eliminazione delle microplastiche?

Sì. Abbiamo studiato un prodotto a base di chitosano da Procambarus clarkii e acido tartarico. Assunto prima dei pasti, lega le micro e nanoplastiche nell’intestino impedendone l’assorbimento e favorendone l’eliminazione con le feci. Nei nostri studi abbiamo osservato una significativa riduzione dei livelli ematici di microplastiche dopo il trattamento.

È possibile ridurne l’esposizione quotidiana?

Sì. Alcuni accorgimenti sono semplici: Eccoli:

  • preferire acqua in bottiglie di vetro
  • limitare gli alimenti confezionati in plastica
  • evitare di riscaldare il cibo nei contenitori plastici
  • lavare accuratamente alcuni alimenti come riso e vegetali secchi