Intimi bruciori e impossibilità ad avere rapporti sessuali. A volte persino indossare indumenti attillati o andare in bicicletta diventa un’impresa dolorosa, per il loro stretto contatto con le parti intime. È la vulvodinia, una patologia ginecologica caratterizzata da dolore, bruciore e infiammazione persistente nell’area dei genitali esterni femminili (vulva), che in Italia colpisce oltre quattro milioni di donne in età fertile.
Ragazze giovani o quarantenni che spesso soffrono in silenzio, con una segreta sensazione di avere degli “spilli” proprio lì, tanto fastidiosa quanto imbarazzante, che perdura da mesi e che non sempre viene riferita al ginecologo o alla ginecologica, per il comprensibile alone di imbarazzo. La novità per combattere la vulvodinia? Creme e gel transdermici a base di Cannabis sativa L., da usare localmente per fare pace con la sfera intima e ricominciare ad abbandonarsi alle gioie del sesso senza più timori.
Che cos’è la vestibolodinia
«La più frequente forma di vulvodinia, termine-cappello che letteralmente significa “dolore alla vulva”, è rappresentata dalla vestibolodinia, cioè dall’insieme dei sintomi dolorosi localizzati al vestibolo vulvare, la “porta d’ingresso” della vagina, costituita principalmente dalle piccole labbra», premette la dottoressa Rebecca Degliuomini, ginecologa a Milano.
«Occorre distinguere tra vestibolodinia cronica, che dà del filo da torcere sempre, indipendentemente dai rapporti sessuali e dalle attività che comportano uno sfregamento meccanico, e vestibolodinia occasionale, che si manifesta in tutte le situazioni di contatto intimo. In genere, accade che la seconda forma evolva progressivamente verso la prima, a causa di un’ipersensibilizzazione delle fibre nervose che innervano la vulva e il vestibolo: da saltuaria diventa a poco a poco permanente, con forti bruciori che compaiono anche senza alcun tipo di contatto. È quindi importante non perdere tempo prezioso, ma trattare il primo possibile questa patologia che rischia di impattare molto negativamente sulla vita affettiva/sessuale di molte donne».
I poteri del cannabidiolo (CDB)
«Le creme e i gel vulvari formulati per curare la vestibolodinia contengono il 5 per cento di cannabidiolo, noto a tutti come CBD, uno dei principi attivi della Cannabis sativa più studiato per i suoi molteplici meccanismi di azione», spiega la dottoressa Degliuomini. «Viene unito ad altri ingredienti dall’azione lenitiva, come l’acido ialuronico e la vitamina E, e agisce efficacemente contro il dolore. In che modo? Uno studio congiunto condotto dall’Ospedale Vittore Buzzi di Milano, dove ha sede l’Associazione Italiana Vulvodinia, e dall’Ospedale Garibaldi di Catania, condotto su 40 donne e pubblicato nell’ottobre del 2025 sulla rivista scientifica “Biomedicine e Pharmacotherapy”, rivela che l’applicazione continuativa, per la durata di 6 mesi, di queste creme formulate ad hoc riduce notevolmente bruciori, dolori e tutti i sintomi da irritazione cronica.
Lo studio ha, infatti, dimostrato che il CBD riduce la neuroinfiammazione periferica, agendo in particolare su dei canali nocicettivi (i nocicettori sono i recettori specifici per il dolore) denominati TRPV1. In questo modo, applicazione dopo applicazione, si riduce quella ipersensibilità delle fibre nervose che aveva paralizzato la vita intima e le attività sportive come lo spinning, la cyclette, l’equitazione o le pedalate all’aria aperta». Va però detto che le creme ai cannabinoidi funzionano meglio nella prima fase della patologia, quando non si è ancora cronicizzato il dolore.
E la cannabis per bocca?
Per le forme di vestibolidinia cronica, slegata da situazioni di contatto intimo, si è provato a utilizzare la Cannabis sativa per via orale nel suo fitocomplesso integrale che comprende non soltanto il cannabidiolo ma anche il THC, il principale principio attivo psicoattivo della pianta di cannabis. «Diversi studi sperimentali hanno valutato gli effetti dell’assunzione di cannabis terapeutica, in pillole o in gocce.
Una revisione sistemica del 2022, condotta dalla ricercatrice Angela Jang dell’Università Johns Hopkins di Baltimora e pubblicata su “Obstretics & Gynecology”, ha rilevato che il risultato comune di tutti gli studi in materia, eseguiti con dosaggi differenti, è una riduzione del dolore e del bruciore costante, riferito dalle donne arruolate. Tuttavia, essendo attiva anche la componente del THC, molte donne hanno rimarcato anche degli effetti collaterali come una certa sonnolenza diurna (soprattutto difficoltà di risveglio al mattino) e un senso di intorpidimento generale. Ma nel complesso il rapporto costi-benefici risulta a favore degli ultimi.
I vantaggi del CBD rispetto alla terapia tradizionale
Ma quali sono i vantaggi delle creme alla cannabis rispetto alla terapia tradizionalmente prescritta per curare la vestibolodinia? «Innanziutto va detto che si tratta una terapia topica, che agisce cioè in modo molto mirato e localmente, là dove si genera il disturbo. Si evita quindi di assumere farmaci per bocca, come l’amitriptilina, il gabapentin e altri neurolettici che non di rado provocano degi effetti avversi quali sonnolenza, rallentamento dei riflessi, stipsi, nausea, tachicardia, aumento di peso e secchezza delle fauci», spiega la dottoressa Degliuomini. «E non è poco poter eliminare gli effetti secondari di un trattamento che spesso si prolunga per molte settimane. Inoltre, il meccanismo di azione del cannabidiolo è molto naturale, quasi fisiologico perché aiuta a riequilibrare il nostro sistema “interno” di endocannabinoidi, predisposto da madre natura proprio per fronteggiare e sedare tutte le situazioni di dolore».

