Tiroide: le fake news sulla dieta a cui dobbiamo smettere di credere

Dalle diete miracolose agli alimenti da evitare, molte convinzioni sulla tiroide non hanno basi scientifiche. Un approfondimento per distinguere i falsi miti dalle indicazioni corrette e comprendere il ruolo reale dell’alimentazione nella salute tiroidea

Tiroide: le fake news sulla dieta a cui dobbiamo smettere di credere
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La tiroide è una delle ghiandole più piccole del corpo umano, ma il suo ruolo è fondamentale: attraverso la produzione di ormoni contribuisce a regolare il metabolismo, il consumo energetico, la temperatura corporea e numerosi processi che coinvolgono il funzionamento dell’intero organismo.

Proprio per la sua importanza, negli anni si sono diffuse moltissime convinzioni sul rapporto tra alimentazione e salute tiroidea: dalla possibilità di “sbloccare” la tiroide con una dieta detox alla necessità di eliminare alcuni alimenti, fino al ricorso a integratori o regimi alimentari particolari per curare disturbi già presenti.

Ma quanto c’è di vero in queste affermazioni? Quali indicazioni hanno realmente un fondamento scientifico e quali, invece, appartengono al mondo delle fake news? Per fare chiarezza abbiamo analizzato alcune delle convinzioni più diffuse su tiroide e alimentazione insieme a Maria Grazia Castagna, professore associato in Endocrinologia presso l’Università di Siena, che ci ha aiutato a distinguere ciò che può contribuire al benessere generale da ciò che, invece, rischia di creare false aspettative o ritardare il corretto percorso di cura.

La tiroide si può “sbloccare” con una dieta detox: falso

Centrifugati, tisane depurative e diete detox non sono in grado di “riattivare” una tiroide che funziona male. È una delle fake news più diffuse, alimentata dall’idea errata che la tiroide sia una sorta di filtro da ripulire. In realtà, la sua attività è regolata da un complesso sistema ormonale che coinvolge anche l’ipofisi e, quando questo delicato equilibrio si altera, è necessario ricorrere a una diagnosi medica e, se indicato, a una terapia specifica.

Seguire un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura e alimenti antiossidanti, è certamente importante, ma perché favorisce il benessere dell’intero organismo, non perché sia in grado di curare una malattia della tiroide. Le alterazioni della funzionalità tiroidea, infatti, dipendono nella maggior parte dei casi da patologie autoimmuni, infiammazioni o noduli e, più raramente, possono essere provocate da alcuni farmaci. Un esempio è l’amiodarone, un antiaritmico ricco di iodio che, nelle persone predisposte, può causare sia ipotiroidismo sia ipertiroidismo. Anche lo iodio, del resto, è indispensabile per la produzione degli ormoni tiroidei, ma solo nelle giuste quantità: sia la carenza sia l’eccesso possono compromettere il corretto funzionamento della ghiandola.

Lo iodio è indispensabile per la tiroide, ma non cura le malattie tiroidee: vero

Lo iodio è un micronutriente essenziale perché permette alla tiroide di produrre gli ormoni che regolano il metabolismo e numerose funzioni dell’organismo. Per questo motivo il sale iodato è raccomandato come strumento di prevenzione, utile a ridurre il rischio di gozzo e di altre patologie legate alla carenza di iodio.

Tuttavia, è un errore pensare che possa curare una malattia tiroidea già presente. Se una persona soffre di ipotiroidismo, il trattamento è rappresentato dalla levotiroxina, cioè dall’ormone tiroideo prodotto in laboratorio, mentre il sale iodato non è in grado di ripristinare la funzione della ghiandola né di fare regredire noduli o altre alterazioni già sviluppate. In altre parole, lo iodio serve a mantenere la tiroide in salute e a prevenire alcune patologie, ma non sostituisce le terapie quando la malattia è già conclamata.

Chi ha problemi alla tiroide deve eliminare cavoli e soia: falso

È una convinzione molto diffusa, ma non trova riscontro nella pratica clinica. Cavoli, broccoli, cavolfiori e le altre verdure crucifere contengono sostanze che, in teoria, possono interferire con la produzione degli ormoni tiroidei, ma questo effetto si manifesta solo in condizioni estreme, cioè quando sono consumate crude e in quantità molto elevate, come accadeva in passato con diete basate quasi esclusivamente su questi alimenti.

Oggi, all’interno di un’alimentazione varia ed equilibrata, il loro consumo non ha alcun impatto significativo sulla funzionalità della tiroide e non c’è motivo di eliminarli, anche perché sono ricchi di vitamine, fibre e sostanze benefiche per la salute. Lo stesso vale per la soia: non danneggia la tiroide, ma può ridurre l’assorbimento della levotiroxina se assunta contemporaneamente al farmaco. È quindi sufficiente distanziare il consumo della soia dall’assunzione della terapia, senza rinunciare a un alimento che, inserito in una dieta equilibrata, può essere consumato in sicurezza.

Una dieta senza glutine non migliora la salute della tiroide: vero

Seguire una dieta priva di glutine non apporta benefici alla tiroide, a meno che non sia presente una diagnosi di celiachia. Non esistono infatti evidenze scientifiche che dimostrino un miglioramento della funzione tiroidea eliminando il glutine. È vero, però, che la celiachia e la tiroidite di Hashimoto possono coesistere con una certa frequenza, perché entrambe sono malattie autoimmuni e condividono una predisposizione genetica.

In questi casi il glutine deve essere eliminato, ma per curare la celiachia, non la patologia tiroidea. Inoltre, una mucosa intestinale danneggiata dalla celiachia può ridurre l’assorbimento della levotiroxina, rendendo più difficile controllare l’ipotiroidismo. Per chi soffre di una malattia della tiroide ma non è celiaco, invece, il glutine può essere consumato senza alcuna controindicazione specifica: eliminarlo non migliora il funzionamento della ghiandola né rappresenta una forma di terapia.

Se la tiroide funziona male si ingrassa o si dimagrisce sempre: falso

È vero che gli ormoni tiroidei regolano il metabolismo, ma il loro effetto sul peso è spesso sopravvalutato. Nella maggior parte dei casi, infatti, l’ipotiroidismo è lieve e non provoca alcun aumento di peso significativo. Solo nelle forme più gravi si possono accumulare pochi chili, generalmente non più di 3-4, dovuti soprattutto alla ritenzione di liquidi e solo in minima parte all’aumento della massa grassa.

Inoltre, una volta iniziata la terapia con levotiroxina e ristabilito un normale equilibrio ormonale, il metabolismo torna a funzionare come quello di una persona senza patologie tiroidee: attribuire l’aumento di peso all’ipotiroidismo ben compensato è quindi un errore molto comune.

Anche nell’ipertiroidismo il dimagrimento non è una conseguenza inevitabile. L’eccesso di ormoni tiroidei accelera il metabolismo, ma la perdita di peso varia da persona a persona ed è dovuta soprattutto alla riduzione della massa muscolare, non del grasso. Alcuni pazienti, inoltre, sviluppano un forte aumento dell’appetito e riescono a compensare il maggiore consumo energetico, tanto da non perdere peso. In entrambi i casi, una volta corretta la disfunzione tiroidea, il peso tende progressivamente a ritornare ai valori abituali.

Il caffè può interferire con l’assorbimento della terapia per l’ipotiroidismo: vero

Il caffè non danneggia la tiroide e non provoca malattie tiroidee, ma può interferire con l’assorbimento della levotiroxina, il farmaco più utilizzato per trattare l’ipotiroidismo. Alcuni studi hanno dimostrato che assumere contemporaneamente il farmaco e il caffè può ridurre la quantità di ormone assorbita dall’intestino rispetto all’assunzione della sola levotiroxina con acqua. Per questo motivo meglio prendere la terapia al mattino a digiuno, utilizzando solo acqua, e aspettando almeno 30 minuti prima di consumare cibo o bevande come il caffè.

La stessa attenzione vale per altre sostanze che si assumono insieme al farmaco: il concetto di digiuno, infatti, non significa semplicemente evitare gli alimenti solidi, ma lasciare che la levotiroxina sia assorbita senza interferenze. Il caffè, quindi, non è vietato a chi soffre di ipotiroidismo: è sufficiente rispettare il giusto intervallo di tempo dalla terapia.

Per fare funzionare meglio la tiroide bisogna assumere integratori di magnesio: falso

Il magnesio è un minerale importante per molte funzioni dell’organismo, compreso il corretto equilibrio dei processi che coinvolgono la tiroide, ma questo non significa che assumere integratori faccia funzionare meglio la ghiandola in chi non ha una carenza. In una persona sana che segue un’alimentazione varia ed equilibrata, il fabbisogno di magnesio è generalmente soddisfatto attraverso la dieta.

L’integrazione ha senso solo quando si documenta una reale carenza, valutabile anche con specifici esami. Come per tutti gli integratori, quindi, non dovrebbe essere assunto automaticamente “per sicurezza” o perché considerato innocuo: introdurre sostanze che l’organismo non necessita non porta benefici aggiuntivi. Per sostenere la salute tiroidea è molto più importante mantenere uno stile alimentare equilibrato, che garantisca tutti i nutrienti necessari.

Il digiuno intermittente non migliora la salute della tiroide: vero

Il digiuno intermittente è diventato molto popolare, ma non ci sono oggi prove scientifiche che dimostrino un beneficio specifico sulla funzione tiroidea o un miglioramento dei sintomi dell’ipotiroidismo. Non è quindi una strategia terapeutica per “riattivare” la tiroide o correggerne un malfunzionamento.

Il nostro organismo, infatti, quando percepisce una riduzione importante dell’apporto energetico, mette in atto meccanismi di risparmio: tra questi può esserci una riduzione della trasformazione della T4 in T3, l’ormone tiroideo biologicamente più attivo, con un conseguente rallentamento dei processi metabolici. Le restrizioni caloriche estreme possono quindi avere effetti negativi sull’equilibrio ormonale.

Il digiuno intermittente, che non coincide necessariamente con una dieta fortemente ipocalorica, non ha però dimostrato effetti dannosi specifici sulla tiroide nelle persone sane, ma nemmeno vantaggi nella cura delle patologie tiroidee. In presenza di ipotiroidismo o altre disfunzioni della tiroide, la strada corretta resta una valutazione medica e una terapia personalizzata, quando necessaria.

I cibi ultraprocessati causano direttamente le malattie della tiroide: falso

È una semplificazione pensare che mangiare spesso cibi ultraprocessati provochi automaticamente problemi alla tiroide, come la tiroidite di Hashimoto o altre malattie autoimmuni. Ad oggi non esistono prove scientifiche sufficienti per stabilire un rapporto diretto tra il consumo di questi alimenti e lo sviluppo di una patologia tiroidea autoimmune.

Questo non significa che i cibi ultraprocessati siano consigliabili: un’alimentazione basata in larga parte su prodotti industriali, ricchi di sale, zuccheri, grassi e poveri di fibre, non favorisce il benessere dell’organismo e puòcontribuire a uno stato infiammatorio generale. Gli aspetti più studiati riguardano soprattutto il possibile legame tra un consumo elevato di carni rosse, e in particolare di carni ultraprocessate (contenenti nitriti e nitrati utilizzati come conservanti), e un aumento del rischio di alcune patologie oncologiche, tra cui si è osservata una debole associazione anche con il tumore della tiroide. Si tratta però di dati che derivano principalmente da studi osservazionali e non dimostrano che questi alimenti siano la causa diretta della malattia. Detto ciò, ridurre questi alimenti e scegliere più spesso frutta, verdura, legumi, cereali integrali e fonti proteiche di qualità è una scelta utile per la salute generale e, di conseguenza, anche per il benessere della tiroide.