Occhio a sdraio e insalata: le regole che non t’aspetti per andare in vacanza senza reflusso

Se insieme ai pensieri e allo stress vuoi lasciare a casa il reflusso, devi adottare alcuni accorgimenti. Come limitare i brindisi ed evitare di sdraiarti a prendere il sole subito dopo pranzo. Segui i consigli della gastroenterologa e il tuo apparato digerente si godrà un periodo di assoluto relax

Occhio a sdraio e insalata: le regole che non t’aspetti per andare in vacanza senza reflusso
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Gola che brucia, rigurgiti acidi, tosse, voce rauca, senso di nodo in gola, difficoltà di digestione, persino forte dolore al torace. Chi soffre di reflusso ha provato già uno o più di questi sintomi. Ma cosa succede in vacanza, sotto il sole, il caldo del mare e il fresco della montagna? Buone notizie: l’estate non è un momento “meteo” critico per la maggior parte delle persone.

«Lo sono invece i cambi di stagione, dove i disturbi si acuiscono per il variare repentino della temperatura e anche per un aumento dei livelli di stress in buona parte dei pazienti», spiega la dottoressa Marzia Rossi, gastroenterologa ed endoscopista digestiva presso l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano di Milano. «D’estate invece sono i nostri comportamenti che fanno la differenza fra una bella tregua dai sintomi classici e il moltiplicarli o aggravarli». Vediamo insieme alla nostra esperta cosa succede, perché, che cosa fare e cosa no.

Bevi di più ma bene: no ad alcol e acqua gasata

Bere meno a certe temperature crea fenomeni di disidratazione che potrebbero rallentare la digestione. «In realtà tutti beviamo di più in estate per rifocillarci dall’afa o dalle passeggiate, però mediamente male», spiega la dottoressa. «Tanti aperitivi alcolici, vino fresco a tavola, superalcolici la sera, bevande zuccherate a tutte le ore, acqua gassata, che col reflusso non ci stanno». Tutto ciò non solo peggiora, ma favorisce il gonfiore e la distensione dello stomaco e ne rallenta lo svuotamento. «Per questo talvolta oltre ai farmaci antiacidi consiglio farmaci ovintegratori procinetici, molecole che accelerano il processo digestivo riducendo il reflusso», sottolinea Rossi.

Sotto l’ombrellone, il reflusso è in agguato

Se la regola d’oro della buona digestione trova nella gravità, cioè nello stare seduti con la schiena ben diritta o meglio in piedi (o ancora, passeggiando) la posizione ideale dopo un lauto pasto (e per un tempo minimo di due ore prima di coricarsi), molti di noi si dimenticano che la sdraio in spiaggia è come il divano usato a mo’ di letto appena mangiato, e per molte ore. Insomma, sulla battigia si fa un po’ come gli antichi romani che, per consumare i loro memorabili banchetti, si sdraiavano sul triclinium, l’antenato della sdraio. Non abbiamo notizie mediche dirette che provano che soffrissero anche loro di reflusso per questa abitudine, ma Seneca racconta che, sdraiati, mangiavano fino all’impossibile, per poi vomitare e ricominciare. Un costume che descriverebbe oggi un quadro clinico di reflusso severo.

«Storia a parte, d’estate consumiamo spesso il pasto di mezzogiorno proprio sotto l’ombrellone, e non sempre sono spuntini frugali a base di frutta e insalate: basta osservare certe borse frigo da battaglia che arrivano in spiaggia. E il reflusso inevitabilmente divampa come un incendio», commenta la nostra esperta.

«Quindi o consumiamo davvero pasti molto leggeri all’ombra oppure l’ideale è una bella passeggiata post-prandiale. La sera, poi, è il momento peggiore per la digestione perché anche chi ha saltato il pasto o mangiato in modo frugale a mezzogiorno, si concede molti più cibi e bevande. Poi, stanco per la lunga giornata, soprattutto dopo una certa età se ne va direttamente a letto. In molti casi sarà proprio il reflusso a risvegliarci dopo qualche ora per ricordarci l’errore fatto al ristorante».

Quella valvolina che non tiene

A impedire la risalita del contenuto gastrico verso l’esofago determinando la sua conseguente irritazione (da qui tosse, mal di gola, dolore, disfonia) è il cardias, una sorta di valvola che separa i due “scomparti” e che dovrebbe chiudersi perfettamente dopo il passaggio del bolo alimentare. «La posizione antigravità, l’aumento della pressione a livello addominale dovuta al sovrappeso e alcune abitudini scorrette dello stile di vita ne riducono la tenuta provocando i famosi sintomi», spiega Rossi.

«Tramite la gastroscopia, in chi lamenta questi disturbi può essere evidenziata anche la presenza di un’ernia iatale, cioè di una piccola parte dello stomaco che “risale” nell’esofago, attraverso lo iato diaframmatico, e che rappresenta un’altra condizione favorente il reflusso. Con questi presupposti, anche minimi sgarri legati allo stile di vita, sono sufficienti per riavviare certi “incendi” digestivi».

Lo stress è un caro amico del reflusso

Che i pensieri della nostra vita ci possano seguire in trasferta purtroppo non è impossibile, anche se le vacanze sono in genere un buon antidoto contro lo stress e i ritmi frenetici dell’anno. «Molte persone poi, soprattutto quelle più sensibili a livello di apparato digerente, tendono a manifestare un aumento dei sintomi da reflusso, nei periodi di maggiore stress con episodi intensi di pirosi e dolore retrosternale», spiega la specialista.

«Questi sintomi sono talvolta così forti che, in alcuni casi, possono essere facilmente confusi con quelli di un attacco “cardiaco”. Proprio per questo le vacanze possono diventare il momento ideale per rallentare, riposare meglio e sperimentare tecniche antistress come meditazione, respirazione profonda, yoga o semplici passeggiate all’aria aperta, utili anche per il benessere digestivo e per ridurre la tensione generale dell’organismo».

I grandi classici e gli insospettabili

Da consumare con moderazione sono l’alcol, le spremute, gli agrumi e i pomodori, il cioccolato, i piatti molto conditi, il caffè e il tè, cibi ormai ben noti e presenti con frequenza nella nostra quotidianità. Spesso vengono assunti senza particolare attenzione agli effetti che possono avere sul benessere gastrico, soprattutto quando inseriti in pasti abbondanti o consumati con regolarità nel corso della giornata, anche per semplice abitudine.

Accanto a questi ci sono alcune sorprese meno prevedibili: alimenti comunemente considerati benefici e salutari, come alcune verdure per lo più crude, in certe situazioni possono creare disturbi digestivi perché aumentano la fermentazione creando gonfiore e sensazione di pesantezza dopo i pasti e perché a volte sono associate a condimenti, che possono contribuire ad accentuare i sintomi. «L’insalata, piatto molto diffuso soprattutto nei mesi caldi e spesso scelta come pasto leggero o contorno, è uno degli esempi più frequenti», spiega Rossi. «E non sono infatti rare le pazienti che mi raccontano, anche con un po’ di stupore, questi episodi».

Non esistono solo gli inibitori della pompa protonica

E arriviamo al capitolo farmaci. Si parla tanto di inibitori di pompa protonica come panacea di tutti i reflussi. «In realtà, la prima vera terapia del reflusso non è farmacologica, ma riguarda lo stile di vita. Non fumare, mantenere un peso corporeo nella norma, praticare attività fisica regolare e seguire un’alimentazione equilibrata sono le prime misure su cui intervenire», dice Rossi. «Gli inibitori di pompa protonica (IPP) riducono la produzione di acido nello stomaco, agendo direttamente sul meccanismo che lo genera e sono tra i trattamenti più efficaci per controllare i sintomi del reflusso. Tuttavia capita che siano sovrautilizzati, assunti per periodi prolungati o per compensare abitudini alimentari scorrette.

La terapia comprende altre molecole oltre agli inibitori, con meccanismi differenti: gli antiacidi agiscono neutralizzando direttamente l’acidità già presente nello stomaco, gli alginati formano invece una sorta di “gel” che limita la risalita dei succhi gastrici, gli anti-H2 (come la famotidina) riducono la produzione di acido gastrico con meccanismo diverso rispetto agli IPP, ed infine i procinetici che permettono un più rapido svuotamento gastrico. Questi trattamenti possono essere utilizzati da soli o in associazione a seconda del quadro clinico e della gravità dei sintomi. La scelta dipende infatti dalla frequenza, dall’intensità e dalla durata dei disturbi. Quando il reflusso è sporadico possono essere sufficienti antiacidi o alginati, da usare al bisogno».

Se i disturbi diventano invece frequenti o persistenti si può ricorrere agli inibitori. «Sono farmaci molto efficaci e generalmente sicuri, ma devono essere usati per periodi limitati», conclude l’esperta. «Dovrebbero essere sempre prescritti al dosaggio minimo efficace, sotto controllo medico e dopo aver corretto i principali fattori modificabili legati allo stile di vita. Gli effetti collaterali, per lo più legati a possibili carenze nutrizionali e a quadri di disbiosi intestinale, diventano rilevanti soprattutto in caso di uso prolungato senza supervisione medica».

Sport: attenzione agli addominali

«L’attività fisica, come l’alimentazione, è una medicin naturale che fa bene a tutto e a tutti. Bisogna però saper scegliere in base al proprio stato di salute», commenta l’esperta. «Per chi soffre di reflusso, non sono ideali gli esercizi che aumentano la pressione a livello addominale, specie in presenza di sovrappeso. In particolare, andrebbero modulati gli allenamenti mirati ai muscoli addominali e, più in generale tutti quei movimenti che coinvolgono in modo intenso questa zona, almeno nei periodi no. Spesso non ci si pensa, ma anche esercizi non specifici comportano una contrazione dell’addome e questo aumento di pressione può favorire la risalita dei succhi gastrici e quindi la riattivazione dei sintomi in chi è già predisposto al reflusso».

I cibi che ti aiutano asciugando

Amici dello stomaco sono gli alimenti asciutti. «Il pane, il riso, la pasta aiutano a tamponare l’acidità. L’importante è che i carboidrati non siano eccessivamente conditi o associati a sughi molto acidi come quelli a base di pomodoro», spiega Rossi. «In generale, i piatti semplici e poco elaborati sono ben tollerati, soprattutto quando non appesantiti da condimenti importanti. Il latte di solito non aiuta a controllare l’acidità gastrica. In alcune persone può dare sollievo immediato per effetto tampone, ma si tratta di un beneficio solo transitorio e molto variabile da persona a persona».