- Come funziona il collirio anti-presbiopia?
- Rappresenta una novità assoluta?
- Dopo quanto tempo la presbiopia migliora?
- Va bene per qualsiasi paziente?
- Quali sono gli effetti collaterali?
- Rispetto a occhiali & Co. quali sono i vantaggi e i limiti?
- Qual è il futuro del collirio anti-presbiopia?
- Cosa dovrebbe sapere un paziente prima di iniziare il trattamento?
È una delle condizioni più comuni al mondo. Stiamo parlando della presbiopia, la perdita progressiva della capacità dell’occhio di mettere a fuoco gli oggetti vicini. Una conseguenza fisiologica dell’invecchiamento del cristallino che, secondo l’OMS, interessa oltre un miliardo di persone in tutto il pianeta. «Un disturbo che viene vissuto malissimo, soprattutto da chi ha 42-43 anni e si trova nel pieno della vita professionale. Un quarantenne che non riesce più a “scrollare” lo schermo dello smartphone senza allontanarlo dagli occhi, percepisce questa situazione come un primo segnale di vecchiaia. Da qui l’interesse a trovare soluzioni che evitino gli occhiali», afferma il dottor Lucio Buratto, chirurgo oculista e fondatore del Centro Ambrosiano Oftalmico a Milano.
La risposta classica è l’occhiale da lettura, oppure le lenti a contatto. La più radicale è la chirurgia. Ma la terza via, rappresentata dai colliri, si fa sempre più avanti. Negli Stati Uniti, infatti, la Food and Drug Administration ha recentemente approvato un nuovo collirio anti-presbiopia, che promette di restituire temporaneamente la visione da vicino. Mentre l’Europa, per il momento, resta a guardare, noi abbiamo approfondito l’argomento con il nostro esperto.
Come funziona il collirio anti-presbiopia?
«Sfrutta un principio attivo chiamato aceclidina, già usato trent’anni fa nella terapia del glaucoma ma poi abbandonato, soppiantato da farmaci più efficaci. Ed è proprio questa la vera novità: l’aceclidina applicata alla presbiopia».
Rappresenta una novità assoluta?
«In realtà negli USA esiste già un prodotto che impiega un meccanismo analogo, cioè “restringendo” la pupilla, ma come principio attivo utilizza la pilocarpina, farmaco storicamente impiegato contro il glaucoma che, in concentrazioni basse, torna utile anche per la presbiopia lieve. Però l’aceclidina offre qualche piccolo vantaggio: dura un po’ di più e ha effetti collaterali che tendono a essere leggermente meno fastidiosi. Le differenze non sono enormi, sia chiaro, ma nella pratica contano anche quelle».
Dopo quanto tempo la presbiopia migliora?
«La differenza si vede già dopo circa trenta minuti dall’applicazione. L’aceclidina dura otto, nove, anche dieci ore, con tempi che variano da persona a persona. Ma questo significa che il trattamento con il collirio anti-presbiopia vada programmato: se hai una cena fuori e non vuoi mettere gli occhiali per leggere il menu, occorre instillare il farmaco mezz’ora prima di uscire. È un approccio al bisogno, non una terapia continuativa».
Va bene per qualsiasi paziente?
«Il candidato ideale ha tra 40 e 46-47 anni con una presbiopia pura, lieve o moderata, senza altri difetti visivi. Se c’è anche astigmatismo, l’effetto viene disturbato. Così come si crea uno squilibrio fastidioso se c’è una differenza significativa tra i due occhi. Nelle presbiopie avanzate il collirio non basta: servono soluzioni più robuste».
Quali sono gli effetti collaterali?
«Il più frequente è l’irritazione dell’occhio subito dopo l’instillazione. Altrettanto comune è una visione leggermente offuscata o ridotta. L’arrossamento oculare si presenta circa nel 15% dei casi, legato alla vasocostrizione indotta dal farmaco, mentre la cefalea, soprattutto nelle prime applicazioni, interessa circa il 13% dei pazienti. Raramente può anche comparire dolore oculare. Da non dimenticare una controindicazione pratica importante: poiché il collirio restringe la pupilla, chi lo applica nel pomeriggio e poi la sera si mette al volante potrebbe accusare delle difficoltà visive. La pupilla, normalmente, si dilata al buio per raccogliere più luce; se però è “tenuta stretta” dal farmaco, tale meccanismo non funziona: un aspetto da non sottovalutare».
Rispetto a occhiali & Co. quali sono i vantaggi e i limiti?
«Gli occhiali restano lo strumento più usato al mondo, ma l’inconveniente è che sono… occhiali! Si appannano, si dimenticano, limitano certi sport. Le lenti a contatto multifocali, invece, sono già una buona alternativa, soprattutto quando il problema si accompagna a miopia o astigmatismo. Il limite, però, è che dopo i quarant’anni le lacrime tendono a ridursi e le lenti vengono tollerate meno. Per quanto riguarda la chirurgia laser, non si è mai affermata in modo convincente in questo campo perché compromette un po’ la visione da lontano.
Ben diversa è la sostituzione del cristallino con una lente artificiale ad alta tecnologia: offre risultati molto soddisfacenti e un’indipendenza dagli occhiali vicina al 90% delle attività, ma è una procedura di un certo livello, indicata dai 47-48 anni in poi. Fra tutte queste opzioni le gocce si ritagliano uno spazio preciso: sono non invasive, reversibili e non richiedono adattamento. Il limite è l’azione temporanea e l’efficacia circoscritta alle presbiopie lievi-moderate».
Qual è il futuro del collirio anti-presbiopia?
«È un’opzione in più, ma non diventerà mai quella prevalente. Le gocce resteranno utili per le presbiopie lievi senza altri difetti associati, come ho detto, ma la casistica è limitata. Il futuro più interessante lo vedo nella chirurgia con lenti di nuova generazione e in tecnologie ancora agli albori. Dalla collaborazione tra grandi aziende hi-tech e il mondo dell’ottica stanno nascendo occhiali “su misura” capaci di correggere le singole imperfezioni di ciascun occhio. Si sta aprendo un mondo davvero affascinante».
Cosa dovrebbe sapere un paziente prima di iniziare il trattamento?
«Che le aspettative devono essere realistiche: il collirio gestisce la presbiopia temporaneamente, e funziona bene solo nelle forme lievi o moderate. Gli effetti collaterali vanno messi in conto. Chi guida di sera deve prestare molta attenzione ai tempi di azione del farmaco. Inoltre, prima di iniziare, è fondamentale parlarne con il proprio oculista per capire se può essere una buona soluzione. Il medicinale non è disponibile in Italia, ma è possibile farsi preparare una soluzione ad hoc nelle farmacie galeniche».

