- Cosa ti ha spinto a scegliere l’intervento con il laser?
- Gli occhiali ti hanno mai limitato nel lavoro?
- Hai avuto problemi nel post intervento col laser?
- Dopo l’intervento col laser la vista è migliorata anche di sera?
- Il mondo della danza sta diventando più inclusivo in merito al corpo dei ballerini?
- Hai un legame speciale con l’Italia?
- Quanto è lungo il percorso per diventare un coreografo di successo?
- L’intervento di chirurgia laser: rapido e indolore
Qual è il trait d’union tra due hit radiofoniche come “Tuta Gold” di Mahmood e “Sesso e Samba” di Gaia? Facile: i contagiosi balletti orchestrati da Carlos Díaz Gandía, il ballerino e coreografo di Valencia nato nel 1995, diventato virale su TikTok e Instagram grazie al suo modo tutto personale e onomatopeico di battere il tempo (“Shom sha sha tichita-tà-tà”, per dare un esempio). Appassionato alla danza fin da bambino, a vent’anni ha fondato la Home Dance Studio, un’accademia specializzata negli stili urban, hip hop e contemporaneo, tuttora attiva nella sua città.
Per Carlos il 2026 è iniziato all’insegna di un importante cambiamento: a febbraio ha deciso di operarsi agli occhi (con il laser, per correggere miopia e astigmatismo) in modo da eliminare pressoché definitivamente l’uso degli occhiali, che costituivano un vero e proprio intralcio nelle sue attività quotidiane, soprattutto lavorative. Ricorrere a un’operazione di questo tipo può costituire, quindi, un atto risolutivo e liberatorio. Ne abbiamo parlato con lui in questa intervista.
Cosa ti ha spinto a scegliere l’intervento con il laser?
«Ho fatto l’intervento soprattutto per una questione di comodità. Gli occhiali di per sé mi piacciono, li ho sempre portati volentieri, anche da piccolo (e non mi vergognavo di indossarli). Diciamo che volevo risolvere una serie di piccoli inconvenienti nella quotidianità. Per esempio, capita a tutti di concedersi qualche minuto di “siesta” sul divano davanti alla tv. Ma, come sa bene chi porta gli occhiali, sdraiarsi su un fianco e appoggiare la testa comporta qualche difficoltà (e tuttavia, non si possono togliere, altrimenti non si vede lo schermo). Un paio di volte mi è capitato di addormentarmi e di romperli. Poi mi piace andare al cinema a vedere i film in 3D ma indossare gli appositi dispositivi sopra gli occhiali non è semplice, tante volte mi sono sentito una specie di cyborg».
Gli occhiali ti hanno mai limitato nel lavoro?
«Sì, mi è capitato di trovarmi in difficoltà, soprattutto in sala prove: facendo il coreografo devo esercitarmi molto e sotto sforzo è inevitabile sudare. Il rischio che gli occhiali possano scivolare e rompersi è alto. Oltretutto, il mio stile di danza è piuttosto spontaneo ed energetico, per cui il pericolo è ancora maggiore. In ogni caso, durante un’esibizione artistica lo sguardo del ballerino è molto importante, soprattutto nei videoclip. Gli occhi di chi si esibisce e la loro espressione sono fondamentali nella performance: è attraverso lo sguardo che si trasmettono le emozioni a chi guarda.
Hai avuto problemi nel post intervento col laser?
«A chi vuole operarsi e teme il post intervento posso dire che il fastidio agli occhi è svanito nel giro di poco, come pure la sensazione di secchezza. Ora sono in grado di vedere bene il pubblico e questo mi permette di creare una “connessione”. Ricordo ancora, per esempio, quando l’anno scorso sono stato con Mahmood al Forum di Assago: durante quell’esibizione mi sono tolto gli occhiali per ballare, riuscivo a vedere gli spettatori in prima fila, ma non certo i volti di chi stava dietro. Poter incontrare lo sguardo del pubblico è importante per avere un feedback».
Dopo l’intervento col laser la vista è migliorata anche di sera?
«Oggi con i nuovi laser la visione notturna non è più un problema come poteva esserlo vent’anni fa. Naturalmente, dopo l’intervento non vedi subito tutto al 100 per cento, anzi, nel primo mese l’occhio “fluttua” un po’, poiché ha bisogno di un periodo di adattamento. Ma questo disagio scompare nel giro di qualche settimana».
Il mondo della danza sta diventando più inclusivo in merito al corpo dei ballerini?
«Io credo che non soltanto l’ambito della danza stia diventando più inclusivo, ma il mondo in generale: lo vediamo nella moda, in tv, nei film, nel cambiamento dei canoni di bellezza. Lo si può apprezzare praticamente in tutti gli ambienti e quindi anche nella danza. Il mondo sta iniziando a premiare il talento e la qualità senza anteporre il filtro dell’aspetto fisico delle persone. E questo penso faccia piacere a tutti».
Hai un legame speciale con l’Italia?
«In Italia mi sono sentito accolto. Culturalmente Spagna e Italia sono due paesi molto simili nel modo di approcciare la vita, e questo mi aiuta a farmi sentire un po’ più a casa. Anche l’italiano, per quanto complesso, è al contempo simile allo spagnolo e l’ho imparato facilmente. E poi c’è la vicinanza geografica: lavorare in questo paese mi ha permesso di sviluppare un percorso parallelo facendo avanti e indietro dal mio senza problemi. Oltretutto in Italia la qualità artistica è davvero alta, ci sono cantanti molto bravi, mi trovo davvero bene a lavorare qui».
Quanto è lungo il percorso per diventare un coreografo di successo?
«Su questo aspetto entrano in gioco tanti fattori, che a volte non dipendono neanche da te. Entrare nel mondo dell’intrattenimento è molto complicato: per arrivarci serve un percorso complesso, non è diretto e richiede del tempo. Ho imparato che conta moltissimo tenersi pronti nel caso arrivi un’opportunità, per entrare in contatto con persone che possano apprezzare la tua professionalità. Di sicuro non è un qualcosa che succede nel giro di qualche giorno, come per tanti altri lavori».
L’intervento di chirurgia laser: rapido e indolore
A operare agli occhi Carlos Díaz Gandía è stato un suo connazionale, il dottor Sergio Ares Chao, che lavora attualmente come Country Manager presso “Baviera”, il principale gruppo di cliniche oculistiche su scala europea, specializzato nell’ambito della chirurgia refrattiva. Come confermato dal dottor Ares, Diaz presentava una cornea estremamente sottile, rendendo quindi necessaria la PRK (Photo Refractive Keratectomy), una tecnica di chirurgia refrattiva laser che rimodella la superficie corneale per correggere miopia, astigmatismo e ipermetropia.
Si tratta di un intervento estremamente rapido: prima di essere sottoposto al laser, al paziente viene applicata l’anestesia locale tramite collirio (o “gocce della felicità”, come le ha chiamate scherzosamente Díaz Gandía durante l‘intervista, perché sapeva che grazie ad esse non avrebbe avvertito dolore). A quel punto, l’operazione si conclude nel giro di pochi minuti e al paziente viene applicata una lente a contatto ad hoc per riepitelizzare il tessuto della cornea. Secondo la testimonianza di Carlos, è normale avvertire un forte bruciore nei due giorni successivi all’intervento. Nella settimana seguente la vista inizia a ristabilizzarsi.

