Lampi di luce agli occhi? Ecco perché andare subito dall’oculista

Lampi di luce agli occhi? Ecco perché andare subito dall’oculista
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Se hai degli improvvisi lampi agli occhi, non sottovalutare il disturbo attribuendolo alla stanchezza o alla luce solare. Potrebbe trattarsi di un problema che esige diagnosi e cure tempestive


Immagina di entrare nella camera da letto al buio e, mentre chini il capo per accendere l’abatjour, i tuoi occhi sono sorpresi da fastidiosi lampi di luce, simili ai flash della macchina fotografica. Piccole e intermittenti, queste “scintille”, lì per lì passano ma si ripresentano puntali il giorno dopo, mentre ti alleni con i pesi in palestra o sollevi una valigia sul treno. Preoccuparsi? Sicuramente non devi ignorare il disturbo perché le fotopsie (dette anche fosfeni), cioè la percezione di lampi, scintille e puntini luminosi che compaiono all’improvviso nel campo visivo, possono essere il campanello di allarme di situazioni ad alto rischio per la retina. E archiviare il fenomeno come un disturbo passeggero, dicendo a se stesse “è un momento di stress e di affaticamento visivo: passerà” , può mettere realmente in pericolo la vista. Ma da cosa dipendono questi spot di luce brillante? E perché è importante prendere subito appuntamento dall’oculista?

Ce ne parla il professor Luigi Marino, primario del Reparto di Oculistica della Casa di Cura La Madonnina di Milano, presidente dell’International Dry Eye Academy e docente di chirurgia refrattiva all’Università di Milano.

Perché di punto in bianco si ha la percezione visiva dei lampi?

«Innanzitutto va detto che le fotopsie si percepiscono di più al buio o in condizioni di scarsa luminosità, per il forte contrasto luminoso, ma possono essere frequenti anche di giorno, anche se meno avvertite dal soggetto in quanto “camuffate” dalla luce diurna. Si manifestano soprattutto in seguito a movimenti bruschi e a sforzi fisici intensi e, in caso di miopia elevata (sopra le 6 diottrie), anche per colpa di traumi oculari, diretti o indiretti, come può essere una pallonata, una caduta dagli sci o un tamponamento stradale che ha portato alla contusione della fronte o della testa.

Le cause principali sono due: la più frequente è il distacco posteriore del corpo vitreo, la sostanza gelatinosa che compone il bulbo oculare. La seconda causa è la rottura o il distacco della retina. Per questa ragione, è importante non sottovalutare la comparsa di insoliti bagliori ma sottoporsi tempestivamente a una visita oculistica, corredata dall’esame del fondo dell’occhio e dall’OCT (tomografia a coerenza ottica), una tecnica di imaging non invasiva e completamente indolore che consente la diagnosi e il follow-up di numerose patologie retiniche. Realizza, infatti, la scansione, con immagini ad alta risoluzione, di tutte le strutture interne all’occhio: i diversi strati di cornea, la macula (la parte centrale della retina) e il nervo ottico».

A che cosa è dovuto il distacco del corpo vitreo?

«Questo gel semitrasparente composto per il 98% di acqua e per il 2% da acido ialuronico, zuccheri, oligoelementi e proteine come il collagene, ha delle importanti proprietà viscoelastiche che gli consentono sia la refrazione degli stimoli luminosi sia un’azione protettiva nei confronti della retina e del cristallino.

Dopo i 50 anni, con il fisiologico processo di invecchiamento, si assiste spesso a dei fenomeni degenerativi di questa sostanza gelatinosa, che finisce per esercitare una trazione meccanica nei confronti della retina. Tra questa e il vitreo si vengono, infatti, a creare delle aderenze, che “tirano” la superficie retinica provocando, in tutta risposta, la formazione di lampi luminosi per eccitazione dei fotorecettori. Degenerando, il corpo vitreo può scollarsi dalla superficie retinica, alla quale è normalmente adeso, e si ha quindi quello che viene definito “distacco posteriore del vitreo”.

Una condizione tutt’altro che rara che, “over 50” a parte, può colpire anche i giovani che praticano un’attività fisica intensa, sudano molto e non compensano la perdita di liquidi con un’adeguata idratazione perché il vitreo, lo ricordiamo, è composto per la stragrande maggioranza da acqua. Quando si verifica il suo distacco, ecco comparire non solo le fotopsie ma anche un leggero offuscamento visivo, insieme alle cosiddette “mosche volanti” (miodesopsie), cioè la formazione di corpi mobili e fluttuanti nel campo visivo, simili a ragnatele o a filamenti che si muovono appena si sposta lo sguardo».

Come si tratta il distacco del corpo vitreo?

«Dipende da caso a caso. Se l’oculista ha verificato che la trazione esercitata dal vitreo non ha causato segni di rottura sulla retina (preludio al suo distacco), occorre monitorare la situazione con controlli periodici, ogni sei mesi, tenendo presente che con un’adeguata idratazione (almeno due litri di acqua al giorno) e l’integrazione per bocca di alcuni antiossidanti, come le vitamine E e C, il coenzima Q10, gli Omega 3 e gli estratti di semi d’uva, il fastidioso fenomeno dei lampi può leggermente diminuire, senza mai risolversi del tutto.

In realtà, accade che il cervello con il tempo impara ad ignorarli, cioè a “scartare” le immagini fastidiose così che il paziente li possa percepire sempre meno, imparando a conviverci. Se però il disturbo non passa, e la noia dei lampi è costante, si può ricorrere alla vitrectomia, cioè la rimozione del corpo vitreo contenente opacità e aree fibrose che “tirano” sulla retina, per sostituirlo con della soluzione fisiologica sterile, iniettata nella camera posteriore dell’occhio. Si tratta di un intervento rapido e non doloroso (vengono instillate delle gocce di anestetico nell’occhio), eseguito in un ambulatorio di chirurgia oculistica».

Qual è la situazione più pericolosa?

«Quando il distacco posteriore del vitreo, esercitando continue trazioni sulla retina, provoca in essa delle rotture, anticamera del distacco vero e proprio. In questo caso l’oculista riscontra, grazie alla visita e agli esami complementari, delle aree di lacerazione. Se questi punti di rottura aumentano, quel sottile foglietto che è appunto la retina si distacca, e allora son guai. I flash luminosi da intermittenti diventano continui e si profila il rischio della cecità, se non si viene trattati urgentemente recandosi al primo pronto soccorso per sottoporsi a intervento chirurgico.

Proprio per evitare questa emergenza, ai primi segni di lesione della retina, sia che si tratti di rotture ad opercolo che di veri e propri fori, è bene programmare un piccolo intervento con il cosiddetto laser ad argon sottosoglia (o micropulsato), in cui l’energia laser viene emessa sottoforma di microimpulsi, mirati a coagulare i vasellini e le aree distrofiche per reincollare la retina alla coroide. Il principio di questo nuovo tipo di laser è ottenere una fotocoagulazione non termodistruttiva, cioè un effetto terapeutico senza creare cicatrici sulla retina. Rappresenta, insomma, una moderna strategia “tissue-sparing”, particolarmente utile per risolvere le lesioni iniziali della retina o la degenerazione retinica periferica».

Mosche volanti, il laser che le distruggi

I bagliori di luce che disturbano i nostri occhi non si presentano quasi mai da soli, ma sono accompagnati dalle miodesopsie, filamenti scuri noti a tutti con il nome di mosche volanti. La loro comparsa o un brusco peggioramento, richiede sempre una valutazione oculistica, per escludere la presenza di patologie retiniche, ma è importante sapere che oggi le fastidiosissime mosche volanti possono essere eliminate con un piccolo intervento ambulatoriale chiamato vitreolisi Laser Yag.

Ovvero un laser che vaporizza e dissolve in pochi secondi gli addensamenti di fibre di collagene che fluttuano all’interno del corpo vitreo. Eliminando questi aggregati, si restituisce al vitreo la sua originaria trasparenza, preservando la giovinezza dello sguardo.

Diabetici e miopi: chi rischia di più

Tra i soggetti più a rischio di distacco della retina figurano due categorie: chi ha un’elevata miopia e chi è affetto da diabete. Nel primo caso si riscontra un bulbo oculare più lungo della media e una retina così sottile da potersi sollevare e staccare anche in seguito a un trauma minimo.

In caso di diabete, invece, l’attenzione verso la salute visiva dev’essere al massimo perché questa insidiosa malattia causa delle aree ischemiche, cioè di ridotta irrorazione retinica, con la formazione di neovasi molto fragili, che si rompono facilmente causando delle microemorragie visibili sulla superficie dell’occhio.

Se trascurate, possono allargarsi dando origine all’emoftalmo, con occhi molto rossi per la presenza di sangue. Per questa ragione, le linee guida internazionali raccomandano ai pazienti diabetici una visita oculistica corredata dall’esame del fondo dell’occhio ogni sei mesi.