Prevenzione è diventata una parola chiave nella medicina e nella cultura della salute. Ci prendiamo cura del cuore, delle ossa, della pelle, dell’alimentazione e dello stile di vita, mentre la salute riproduttiva viene spesso affrontata solo quando nasce il desiderio di avere un figlio o se compaiono delle difficoltà. È proprio da questa distanza tra informazione e bisogno che nasce un progetto nutraceutico dedicato alla fertilità e al benessere riproduttivo. A raccontarlo è Chiara Maffei, imprenditrice con una lunga esperienza nel settore farmaceutico e della medicina naturale.
Un progetto nutraceutico per la fertilità
Chiara, da dove nasce l’idea di sviluppare un progetto dedicato alla salute riproduttiva?
Dopo molti anni di esperienza nel settore farmaceutico e della medicina naturale, cercavo un progetto che mi permettesse di sviluppare qualcosa di nuovo nel campo della nutraceutica. Mi aveva incuriosito l’avocado per le sue caratteristiche nutrizionali e per il potenziale ancora poco esplorato. Durante le mie ricerche ho iniziato ad approfondire la letteratura scientifica disponibile e alcuni lavori che prendevano in considerazione il rapporto tra consumo di avocado, metabolismo e percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita. Da lì è nata una riflessione più ampia e, progressivamente, l’idea di applicare la nostra ricerca a un tema che sentivo particolarmente importante: la salute riproduttiva».
Quindi, prima ancora della fertilità, c’è stata la ricerca sull’avocado. Che cosa vi ha spinto a trasformare questa intuizione in un progetto?
Mi interessava capire come un alimento con caratteristiche nutrizionali così interessanti potesse essere studiato e valorizzato in ambito nutraceutico. Abbiamo quindi iniziato un percorso di ricerca e sviluppo che ci ha portato a lavorare su un processo proprietario di biofermentazione dell’avocado. È stato un lavoro lungo, che ha richiesto competenze diverse e che continua ancora oggi attraverso attività di ricerca e collaborazioni con professionisti e realtà accademiche.
Qual è l’elemento distintivo del processo di fermentazione che avete sviluppato?
La fermentazione rappresenta il cuore della nostra ricerca. Il processo che abbiamo sviluppato consente di lavorare sulle componenti dell’avocado e sulla formazione di metaboliti che possono avere interesse dal punto di vista nutraceutico. È proprio su questo aspetto che abbiamo concentrato una parte importante del nostro lavoro. Naturalmente, quando si parla di salute, riteniamo fondamentale distinguere sempre tra la ricerca sull’ingrediente e le evidenze cliniche relative ai singoli prodotti. Il nostro obiettivo non è mai stato quello di proporre una soluzione miracolosa, ma di sviluppare formulazioni con una precisa logica nutrizionale.
Formulazioni per ogni fase della vita della donna
Da questa ricerca è nata una linea che accompagna diverse fasi della vita riproduttiva della donna. Come avete costruito le diverse formulazioni?
Abbiamo cercato innanzitutto di non proporre un unico prodotto, ma di sviluppare formulazioni con finalità nutrizionali differenti. Una è pensata per il periodo preconcezionale e associa l’ingrediente derivato dall’avocado fermentato ad altri nutrienti come folato, vitamina D, zinco, vitamina B6, myo-inositolo e coenzima Q10. Un’altra formulazione, invece, è orientata al sostegno dell’equilibrio ormonale fisiologico nelle diverse fasi del ciclo. Abbiamo poi sviluppato una formulazione dedicata alla gravidanza e all’allattamento, con nutrienti selezionati in funzione dei fabbisogni nutrizionali di queste fasi.
Avete scelto quindi di seguire la donna in momenti diversi, non soltanto quando desidera una gravidanza
Sì, perché il concetto alla base del progetto è proprio quello di una prevenzione che non inizi nel momento in cui si cerca un figlio. Naturalmente ogni fase della vita ha esigenze differenti e per questo abbiamo cercato di costruire formulazioni specifiche. L’idea è accompagnare la donna con prodotti diversi a seconda del momento in cui si trova, senza pensare alla fertilità come a qualcosa che compare improvvisamente quando arriva il desiderio di maternità.
Al centro anche la fertilità maschile
Avete dedicato una formulazione specifica anche alla fertilità maschile. Perché era importante includere gli uomini?
Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto ci siamo accorti che l’offerta nutraceutica dedicata alla fertilità era molto più concentrata sul mondo femminile. Parlando di salute riproduttiva, ci è senbrato naturale includere anche l’uomo. Abbiamo quindi sviluppato una formulazione specifica per il benessere riproduttivo maschile, lavorando insieme a professionisti che si occupano di biologia della riproduzione. Anche in questo caso parliamo di un supporto nutrizionale e non di una terapia o di una promessa di risultato.
Il tema della fertilità maschile sembra essere ancora meno presente nella cultura comune rispetto a quello femminile
Sì, e credo che ci sia soprattutto un problema culturale. Per molto tempo la ricerca di una gravidanza è stata percepita come una questione prevalentemente femminile. La donna viene abituata fin da giovane ai controlli ginecologici e a prestare attenzione al proprio ciclo, mentre l’uomo spesso entra in contatto con il tema della salute riproduttiva soltanto quando emerge una difficoltà. Anche per questo abbiamo ritenuto importante sviluppare un progetto che parlasse a entrambi i componenti della coppia.
Fertilità: l’importanza di parlarne prima
Perché, secondo lei, si parla così poco di fertilità prima che arrivi il momento di avere un figlio?
Credo che per molto tempo sia stata considerata una questione da affrontare soltanto quando diventa concreta la volontà di avere un bambino. È un po’ come se avesse una scadenza: prima non se ne parla, poi improvvisamente diventa centrale. In realtà la salute riproduttiva fa parte della salute della persona e penso che sia importante iniziare a parlarne prima, soprattutto con le nuove generazioni. Non per creare ansia, ma per aumentare la consapevolezza.
Quali sono le domande che ricevete più frequentemente dalle persone che si avvicinano al vostro progetto?
Sono questioni molto diverse. Ci sono donne che vogliono capire come orientarsi prima di una gravidanza, persone che chiedono informazioni sul social freezing, coppie che cercano di comprendere meglio il tema della fertilità e uomini che, per la prima volta, iniziano a chiedersi come prendersi cura della propria salute riproduttiva. Molto spesso la prima esigenza non è nemmeno quella di acquistare un prodotto, ma semplicemente di avere informazioni comprensibili.
La divulgazione contro i tabù
Un altro aspetto sul quale insistete molto è il superamento dei tabù. Perché?
Perché l’infertilità e, più in generale, le difficoltà legate al concepimento sono state per molto tempo accompagnate da un forte senso di solitudine. Alcune persone vivono un test negativo come una colpa, altre fanno fatica a raccontare quello che stanno attraversando. Anche gli uomini possono avere difficoltà a parlare della propria salute riproduttiva. La divulgazione può aiutare a normalizzare il tema e a fare capire che chiedere informazioni o rivolgersi a uno specialista non significa aver fallito.
Quando avete capito che la divulgazione doveva diventare una parte importante del progetto?
Molto presto. Ci siamo accorti che il vero bisogno non era soltanto quello di un prodotto, ma soprattutto quello di avere uno spazio in cui poter fare domande. Ricevevamo messaggi di donne che non sapevano quando fosse il momento giusto per approfondire una situazione, coppie che non sapevano come orientarsi e ragazzi che non avevano mai sentito parlare di fertilità maschile. A quel punto abbiamo capito che il progetto non poteva limitarsi alla parte nutraceutica. Doveva diventare anche un luogo di informazione e confronto.
Difficoltà nel concepire? Non è una colpa
Qual è stato il riscontro che vi ha emozionato maggiormente?
I messaggi delle persone. Quando inizi un progetto puoi pensare di avere avuto una buona intuizione, ma soltanto confrontandoti con chi vive realmente determinate situazioni capisci quanto ci sia bisogno di parlarne. Mi scrivono donne che hanno iniziato a informarsi, coppie che hanno deciso di affrontare il tema insieme, uomini che per la prima volta hanno considerato la propria salute riproduttiva come qualcosa di cui occuparsi. Sono riscontri che ci fanno capire quanto sia importante continuare a fare divulgazione.
Se potesse lasciare un messaggio a chi legge, quale sarebbe?
Vorrei che venisse meno il senso di vergogna che ancora accompagna questo tema. Una difficoltà nel concepire non definisce il valore di una persona e chiedere informazioni o rivolgersi a uno specialista non significa aver fallito. Per me la vera innovazione non consiste soltanto nello sviluppo di un nuovo prodotto, ma anche nel contribuire a creare maggiore consapevolezza. Se questo progetto riuscirà a far parlare di fertilità con più libertà, a stimolare una domanda o semplicemente a spingere qualcuno a informarsi, allora avrà raggiunto una parte importante del suo obiettivo.

