- Ma non dovrebbe essere in pensione?
- Come inizia la sua storia?
- Perché certe operazioni hanno un alto rischio di trombosi?
- Ma il problema più grave non sono le infezioni in ospedale?
- Solo l’immobilità e la polmonite sono rischiose?
- Insomma, eparina farmaco salvatutto?
- Si usa anche per prevenire gli effetti collaterali di certe malattie?
- Cosa c’entrano i tumori?
- Ma è un farmaco sicuro o ha effetti collaterali?
- Le donne che prendono la pillola devono contemplarne l’uso per evitare trombosi?
- L’eparina nella cosmesi: contro borse e rughe
L’eparina è uno “spazzino” del sangue in grado di prevenire ed eliminare i pericolosissimi trombi che causano, fra l’altro, ictus e infarti. Ha, nel torrente rosso che scorre in tutto il nostro organismo, un’azione paragonabile a quella della penicillina contro i batteri. Entrambe sono vecchi farmaci salvavita (ma la regina degli antibiotici ha “solo” 98 anni, mentre l’eparina 110) che hanno cambiato la storia della medicina e della chirurgia. Nello specifico la nostra ultracentenaria è una molecola zuccherina di origine naturale che si usa per le più complesse operazioni ortopediche e in grado di prevenire i coaguli prima che possano fare guai. Un farmaco che non finisce di sorprenderci: per questo abbiamo voluto approfondire l’argomento intervistando il professor Andrea Stella, chirurgo vascolare e grande esperto della materia.
Ma non dovrebbe essere in pensione?
«Tutt’altro! E ne ha fatta di strada da quando William Howell e Jay McLean della Johns Hopkins University di Baltimora la scoprirono accidentalmente cercando qualcosa che facesse coagulare il sangue, trovando invece una sostanza biologica nel fegato di una cavia (il termine “epar” deriva da fegato) che produceva esattamente il contrario, cioè un potente anticoagulante. Succede non di rado in medicina di cercare una cosa e scoprirne un’altra: per fare un esempio popolare, la famosa pillola blu salva-erezione doveva essere un farmaco per il cuore e invece…».
Come inizia la sua storia?
«Negli anni Quaranta ha salvato per la prima volta una gamba dalla gangrena, impedendone l’amputazione. Ma sarà il cardiochirurgo svedese Clarence Crafoord, uno dei padri della chirurgia vascolare, a introdurla per primo nella pratica chirurgica, proprio per evitare pericolosi trombi capaci di provocare effetti letali, e da lì prevenire embolie polmonari, infarti, ictus, decessi post-operatori».
Perché certe operazioni hanno un alto rischio di trombosi?
«Non sono solo gli interventi in sé, ma la permanenza a letto che ne segue, una volta lunghissima proprio in ortopedia, dove si rimaneva immobili in ospedale per settimane. Allora la circolazione rallenta, perché è muovendoci che facciamo girare il sangue. È anche per questo che noi medici insistiamo con voi pazienti fino alla nausea sull’attività fisica. Per fortuna oggi i tempi di degenza si sono molto abbreviati, ma l’eparina come prevenzione si fa lo stesso, anche da soli a casa e per un certo tempo dopo l’ospedalizzazione. L’introduzione della profilassi antitrombotica nella chirurgia ortopedica ha abbattuto in maniera significativa (dal 7% allo 0,5%) le complicazioni di questo tipo».
Ma il problema più grave non sono le infezioni in ospedale?
«Dopo il Covid tutti pensano solo a quello. Ma, a parte la protratta immobilità, che oggi viene combattuta con degenze più brevi, fisioterapia in reparto e, appunto, l’eparina, non tutti sanno che la polmonite grave ha un rischio aumentato di trombosi non solo venosa, ma anche a livello cardiaco e cerebrale che perdura per mesi dopo le dimissioni. Ecco un’altra applicazione, persino in fase preventiva, di questo farmaco così duttile».
Solo l’immobilità e la polmonite sono rischiose?
«No, e ce lo ha insegnato il Covid. Tutte le malattie sostenute da un’infiammazione importante, con quella che viene definita tempesta citochinica, cioè l’enorme produzione di queste proteine che vengono di colpo messe in circolo, sono un elemento pro-trombotico grave che richiede anche l’uso dell’anticoagulante. Non solo: si è scoperto che l’eparina ha anche un effetto antinfiammatorio sia nelle infiammazioni acute che in quelle croniche, riducendo in modo importante le citochine».
Insomma, eparina farmaco salvatutto?
«Oltre all’azione contro trombosi ed embolie polmonari, così rischiose, senza l’eparina non ci sarebbe la cardiochirurgia. È infatti indispensabile quando usiamo la circolazione extracorporea nelle operazione dove il cuore va fermato (la chiamano macchina cuore-polmoni in quanto li sostituisce durante l’intervento: il sangue viene prelevato dal corpo tramite dei tubi, riversato in questa tecnologia, ossigenato e rimesso in circolo alla giusta pressione) perché altrimenti il liquido rosso si coagulerebbe. Non esisterebbe, poi, la dialisi».
Si usa anche per prevenire gli effetti collaterali di certe malattie?
«Sì. Per esempio in chi ha sofferto di fibrillazione atriale (un disturbo del ritmo del cuore che lo fa diventare irregolare o troppo veloce) si possono creare dei microtrombi che rischiano di finire dappertutto, anche in un braccio, bloccando i movimenti di una mano. Questi episodi sono trattabili con l’eparina perché ha la capacità di sciogliere subito la fibrina, una proteina che compone questi coaguli di sangue. Il farmaco si utilizza anche in diversi casi di tumore».
Cosa c’entrano i tumori?
«La seconda causa di morte per i pazienti oncologici è l’evento tromboembolico, perché il cancro interferisce anche col processo coagulativo del sangue. Le cellule tumorali sono infatti pro-coagulanti, e quindi favoriscono gli eventi trombotici. Non tutte le persone affette dalla malattia più temuta devono fare la profilassi con l’eparina, ma occorre fare sempre una valutazione del rischio trombotico attraverso degli Score (punteggi numerici che si ottengono sommando diversi parametri clinici). Uno dei più utilizzati è italiano, si chiama Padova Score perché è stato inventato nel Veneto, per poi essere adottato in tutto il mondo».
Ma è un farmaco sicuro o ha effetti collaterali?
«Innanzitutto l’eparina non viene assorbita a livello intestinale, per cui va somministrata per via endovenosa o sottocute (si usano piccoli aghi sull’addome: il paziente impara a somministrarsela da solo e non provoca dolore). Molto sporadicamente può causare trombosi legate a una reazione immunitaria, ma parliamo di rari episodi su milioni di persone che la usano. E non richiede i controlli periodici con analisi del sangue nel tempo come certi anticoagulanti orali».
Le donne che prendono la pillola devono contemplarne l’uso per evitare trombosi?
«È vero, la terapia estro-progestinica porta con sé un certo rischio trombotico, per fortuna molto piccolo, legato a eventuali rare alterazioni congenite della coagulazione. Infatti, nella maggior parte della popolazione non ha creato nessun evento trombotico. Se il ginecologo ravvisa dei rischi, deve fare i test coagulativi del sangue prima di prescrivere la pillola».
L’eparina nella cosmesi: contro borse e rughe
L’ultima novità, frutto di una ricerca tutta italiana, è l’eparina utilizzata nella cosmesi come sostanza antinvecchiamento. «Svolge un’azione antiossidante e antinfiammatoria, contribuendo a contrastare lo stress ossidativo e a lenire stati irritativi cutanei», spiega la dottoressa Corinna Rigoni, dermatologa e Fondatrice della DDI (Donne Dermatologhe Italia). «Inoltre riduce gonfiore e ristagni di liquidi e favorisce la microcircolazione periferica, risultando particolarmente indicata per il trattamento di borse e occhiaie. Pur essendo impiegata in ambito cosmetico, l’eparina mantiene il suo ruolo di principio attivo, contribuendo in modo significativo all’efficacia del prodotto, in sinergia con altri ingredienti come sostanze antiossidanti che ne potenziano e completano l’azione».

