“Lo amo, ma non lo desidero più”. Perché il desiderio cambia anche nelle coppie felici

La calma piatta tra le lenzuola non è un destino ineluttabile se hai una relazione di lungo corso. Prova a focalizzarti su te stessa, cerca di capire cosa ti piace davvero e trova il coraggio di dirlo al partner

“Lo amo, ma non lo desidero più”. Perché il desiderio cambia anche nelle coppie felici
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Correvano gli anni ’90 e in Casa Vianello, una delle sitcom più seguite dagli italiani, Sandra Mondaini e suo marito Raimondo rappresentavano, in modo goliardico, gioie e bisticci del matrimonio di lungo corso all’italiana. Puntate (in onda per vent’anni) che finivano inesorabilmente con la scena del letto: lui immerso nella Gazzetta dello Sport e lei che sbuffava borbottando “che barba, che noia”.

E il talamo nuziale trasformato in sala lettura o puro dormitorio ben si adatta. E il talamo nuziale trasformato in sala lettura o puro dormitorio di allora ben si adatta a quello che succede oggi a molte coppie.

Le testimonianze confessate agli esperti recitano, di solito, così: “amo mio marito, lo considero una persona splendida e un padre perfetto, ma non siamo più la coppia di prima. Almeno, io lo desidero meno, a volte lo faccio per accontentarlo, eppure rimane il mio uomo, l’unico e irrinunciabile. Cosa mi sta succedendo? Sono io che sono cambiata o è la normale evoluzione di una storia felice ma lunga?

Per le risposte a queste domande abbiamo consultato la dottoressa Maria Giovanna Luini, oncologa, medico psicosomatista e psicoterapeuta esperta in questioni di coppia, che ci guida nel mondo dello “Starbene in due” anche in una serie di video podcast che trovi qui sul nostro sito, ma anche su tutte le piattaforme. Maria Giovanna Luini è anche autrice, insieme a Miki Gruber, del libro Il marchio Io (Solferino), dove si spiega come il modo di porci nei confronti degli altri ci aiuta a realizzarci.

Dottoressa Luini, la situazione descritta in Casa Vianello è ancora attuale e diffusa?

Sì. Al di là dell’età, dei grandi cambiamenti ormonali (come la menopausa), la trasformazione della coppia in qualcosa di diverso dai primi tempi da innamorati è qualcosa di reale, ma anche di fisiologico.

La frequentazione assidua porta a conoscere sempre di più l’altra persona (o a pensare di conoscerla) e questo, da una parte, è un’assicurazione di felicità. Si crea, nelle coppie che funzionano da anni (senza tradirsi) un affiatamento che le rende un team, a volte professionale, spesso genitoriale, persino progettuale: ci sono partner che costruiscono progetti meravigliosi anche dopo anni di matrimonio e li realizzano con gioia insieme.

Sono coppie che si trovano simpatiche, condividono hobby, ridono fra di loro, giocano molto. È amore anche questo, è la faccia positiva di tante storie longeve.

E “il che barba, che noia”, allora, dove sta?

Nel letto, nel desiderio appunto. La parte clou della passione non è il conoscersi, ma il cercare l’ignoto che ancora, almeno in parte, c’è nell’altro, in profondità. Si usa il la parola “penetrare” nell’atto sessuale, ma il termine ha una valenza anche psichica. La coppia è felice, come abbiamo visto, su altri piani, ma nel conoscersi troppo e da troppo tempo perde un po’ di smalto nel cercarsi. Questo succede a uno dei due o a entrambi. Il desiderio in qualche modo si modifica: ci si piace ancora, ma piacersi deve avere anche il suo lato erotico ancora vivo e vivace. Ciò non toglie nulla alla stima reciproca o all’amore, però magari può insorgere una minore curiosità verso l’altro, quindi meno passione.

Calo del desiderio, facciamo un esempio concreto…

Prendiamo una serata trascorsa insieme, particolarmente bella: una volta, nella stessa coppia, era anche erotizzante e non finiva certo col leggere il giornale a letto. La conoscenza decennale o più non tramuta la stessa serata in qualcosa di meno piacevole, però si è stanchi, si è mangiato e bevuto troppo, il giorno dopo si lavora, è tardi, bacino bacetto e si va a dormire.

Mentre solo qualche anno prima quel bacio diventava immediatamente profondo e il pensiero del carico della giornata, agenda compresa, andava a farsi benedire nel tempo di un abbraccio. Cos’è cambiato? Il conoscersi “troppo” bene certo, ma anche il rilassarsi nei comportamenti.

Cosa significa “rilassarsi” per la coppia?

Senza rendersene conto, uno dei due inizia a manifestare all’altro il “peggio” di sé dal punto di vista erotizzante. Per esempio, gli uomini si curano meno, e questo non aiuta il desiderio della donna, così sensibile al fascino della persona e, diciamolo fuori dai denti, alla pulizia maschile. Cito una paziente simbolo delle lamentele più frequenti: “lui sarebbe sempre pronto, subito, in ogni condizione. Io però quando lo vedo lì, sul divano, con le ciabatte mezze penzolanti, che non si è lavato neanche i denti, altro che desiderio!”. È una situazione comunissima che “uccide” l’eros in molte donne. In questi casi, con la routine, la sessualità tende a svanire perché lui ha lasciato “rilassare” il potere erotizzante che aveva.

Tutta colpa degli uomini allora? No. Esiste un aspetto particolare nelle donne che fa parte un po’ della cultura italiana, soprattutto in certe fasce d’età: il tacere, il non dire cosa piace e cosa non piace nel sesso. E ciò parte da subito, dai primi mesi di conoscenza. All’inizio della relazione, quando alcune di noi vogliono “disperatamente” che tutto funzioni, o quando nasce l’innamoramento, certi approcci e tecniche amatorie che non ci piacciono (oppure che ci limitiamo a tollerare) li abboniamo, ci passiamo sopra. Risultato? L’uomo, senza informazioni in merito, anzi, non di rado promosso da gridolini di piacere o addirittura finti orgasmi, ripeterà in buona fede l’esercizio “che le piace”. E il non mi va diventa così, nel tempo, vero fastidio, evitamento. Eros che scappa silenziosamente.

Però quando la confidenza aumenta si potrebbe fare anche outing finalmente, o no?

Eh no, non sempre, perlomeno. A relazione consolidata, quando sarebbe il momento di dire cosa piace e cosa no, “guarda che questa posizione non mi è mai piaciuta” oppure “avrei preferito che mi toccassi in questo modo e non in un altro” molte donne tacciono ancora perché pensano: “se non gliel’ho detto prima adesso come faccio?”. Così diverse partner si trovano autoimprigionate in un ruolo che poi non riescono più a sostenere.

Cosa dovrebbero fare le donne in questi casi?

Imparare a esplicitare i loro desideri e raccontare, avere il coraggio di dire “guarda, scusa, non offenderti ma questo con me non funziona”. Spesso è solo questione di tecnica, di pratica guidata fra le lenzuola, almeno le prime volte. Allora l’uomo impara, perché se ama gli interessa il piacere della sua donna. Non è mai troppo tardi per chiarirsi.

Se, invece, si insiste nel silenzio e nel lasciar correre, il desiderio inevitabilmente cala, perché sappiamo già che fra le lenzuola ci aspetta qualcosa che non ci va, almeno in parte. Un trucco? Partire con l’outing da una cosa positiva: “sono molto felice con te, mi piace questo, vorrei che ne parlassimo un po’ perché mi è venuta la curiosità di provare…”, “Adoro quando fai così, dovresti…”, “A me piacerebbe che tu ti concentrassi su…”. Proviamoci.

Un errore che può capitare? Farsi prendere dal terrore di perdere il partner per insoddisfazione sessuale. Allora, accettare la richiesta di fare l’amore è solo per non perderlo. Decidiamo di parlare di certi argomenti per paura che il marito o il fidanzato si allontani, perciò chiediamo di nuovo cosa fa piacere a lui. Quindi il problema diventa più grave, sicuramente non svolta. Se cerco una strategia per migliorare la situazione e non parto da me e dal mio corpo, ma da quello che posso fare ulteriormente per lui, non faccio che ripetere l’errore all’origine del calo del desiderio.

Qualche trucco che aiuti per riaccendere il desiderio?

Inserire solo un pizzico di innocente, strisciante gelosia. Eros è anche quello, in parte. Per esempio, il pantofolaio di prima potrebbe essere stimolato da piccole strategie, come iniziare a uscire con le amiche tutte belle truccate e vestite bene, o trovarsi degli spazi da sole che non si avevano.

Prima o poi nascerà un sospetto in lui che è stimolante, che sveglia, anche eroticamente. Dove va? Chi potrebbe incontrare? Si diverte? E io, il partner, a guardare la partita a casa… Bastano anche piccoli cambiamenti di abitudini. Come mai prima mi rispondeva a tutte le telefonate e adesso solo a una su tre? Dove sono finiti tutti quei messaggi quotidiani? L’uomo va incuriosito e stimolato anche così, con una parte sottile che è lui a dover notare. Di solito lo fa nel tempo, ci mette magari un po’, però a un certo punto si accorge che qualcosa è cambiato, sta cambiando. E con la novità arriva spesso il desiderio.

E certe sorprese piacciono?

Tipo osare un intimo provocante o introdurre un sex toy nella coppia? Nella maggior parte dei casi sì. Ci sono uomini che però, per esempio, si inibiscono di fronte a un aggeggio che “produce” piacere, per quanto tecnologico ed elegante sia (ormai ne fanno che sembrano opere di design, altro che vecchi vibratori). Ma la donna in genere sente, sa fino a dove può osare. Diciamo però che è meglio non lanciarsi in iniziative estreme o troppo diverse dalle abitudini di coppia.

L’autoerotismo può aiutare a ritrovare il desiderio?

È molto praticato da entrambi i sessi ed è fondamentale per la donna, che ha nella maggior parte dei casi il centro del piacere nel clitoride, non nella mera penetrazione. È una forma di nutrimento del desiderio personale, basta che non diventi un rifugio per evitare il rapporto con il partner, che non diventi predominante rispetto al resto.

Sì a condividerlo con l’uomo, a esercitarlo reciprocamente durante il rapporto per raggiungere l’orgasmo. Ma, ripeto, non deve sostituire l’atto completo nella maggior parte dei casi.

Quando serve la terapia di coppia

“Ne ho parlato, ho ripreso il discorso desiderio e sesso da tutti gli angoli. All’inizio reagisce, ma dopo un po’ torna esattamente come prima”. Non sempre le richieste di dialogo vengono accolte dal partner. Allora ci vuole un aiuto esterno. «La psicoterapia funziona innanzitutto su chi sente il problema per primo e comincia a parlarne con un esperto», commenta la dottoressa Maria Giovanna Luini.

«Questa può diventare poi la spinta che coinvolge anche il partner e portare a una trasformazione della relazione. Perché il nostro benessere individuale riverbera positivamente anche sull’altro. Non a caso, lo psicoterapeuta lavora sulla capacità di relazionarsi. Ed è il motivo per cui si decide se coinvolgere negli incontri l’altro membro della coppia».