Dopo il crollo al Roland Garros, a un passo dalla vittoria nel match del secondo turno contro l’argentino Juan Manuel Cerúndolo, il 28 maggio scorso, e un breve periodo di riposo in Sardegna, Jannik Sinner è tornato a Milano per effettuare alcuni accertamenti medici programmati e approfondire le cause del malessere che lo aveva colpito durante il torneo parigino in vista dei prossimi impegni.
SI è sottoposto all’Ospedale San Raffaele a una serie di esami di controllo, a seguito dei primi riscontri medici ottenuti al J-Medical di Torino.
Cosa potrebbe cambiare ora per Jannik Sinner
Non c’è un bollettino medico. Mercoledì il campione riprenderà gli allenamenti a Montecarlo e non giocherà alcun torneo sull’erba prima di Wimbledon, rinunciando alla tradizionale tappa di Halle. Quando Sinner scenderà in campo per il primo turno a Londra (il torneo inizia il 29 giugno) sarà trascorso un mese dall’ultimo match, un tempo sufficiente per recuperare le energie.
A Wimbledon si troverà di fronte lo stesso scenario del Roland Garros: Jannik sarà orfano di Alcaraz, che per l’infortunio al polso rientrerà negli Stati Uniti. L’altoatesino avrà dalla sua i pronostici favorevoli, ma anche le criticità della temperatura.
Nonostante Londra sia a una latitudine diversa da Parigi, le previsioni meteo per fine giugno sono inclementi e segnano il caldo intenso. Quindi è fondamentale capire le cause che hanno scatenato il blackout fisico.
Le ipotesi sulle cause del malore a Parigi
Colpo di calore o mutazione del gene MC1R che influenza i recettori del dolore e del caldo nel cervello? Si sono fatte numerose ipotesi sulla causa del malessere di Jannik Sinner a Parigi. Il gene MC1R, responsabile della pigmentazione, potrebbe non limitarsi a tingere di rosso chiome come quelle di Sinner e a regalare lentiggini su volto o mani.
La professoressa Stefania Guida, medico e ricercatrice presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, tra i maggiori esperti italiani dei polimorfismi di MC1R e membro del network internazionale MSKIP dedicato allo studio di questo gene, ha spiegato che «il recettore MC1R lega l’ormone melanostimolante. I melanociti sono il centro nevralgico dell’attività cutanea: la melanina che producono funge da scudo sul Dna delle cellule vicine, i cheratinociti, proteggendole dalle radiazioni solari e riducendo il rischio di mutazioni genetiche che potrebbero portare, nel tempo, all’insorgenza di tumori della pelle».
Non è ancora dimostrata l’associazione tra il malessere accusato da Sinner – cioè vertigini, nausea, mancanza di forza ed energia – e una mutazione del gene MC1R. La professoressa Guida ha spiegato che «le principali attività di MC1R restano legate alla pelle. Si può dire che un recettore perfettamente funzionante sembra associarsi a una maggiore longevità, a una minore età percepita e a un rischio ridotto di alcune patologie, incluse la cataratta e certe condizioni neurologiche».
Le dichiarazioni di Sinner, il parere del coach
Il campione, nella conferenza stampa post partita, aveva spiegato di avere avuto forti difficoltà fisiche durante la notte precedente e aveva escluso il forte caldo parigino: «Non è successo niente dovuto al caldo. Ho giocato tanto ultimamente, quando mi sono alzato, ho fatto un po’ di fatica, ma può succedere negli Slam che a volte non ti senti benissimo. Questo è lo sport. Faceva caldo, ma non era un caldo folle, era abbastanza buono il clima. Nessuno è un robot».
Secondo il coach Patrick Mouratoglou, «si è trattato di un colpo di calore al 100%. Il vero messaggio che traggo dalla sua conferenza stampa è che non vuole che i suoi avversari sappiano che quello è il suo punto debole», ha spiegato. «In realtà la resistenza al caldo estremo e all’umidità sono un grosso punto debole».
Il pericoloso mix caldo e stress
Dario Manfellotto, medico del dipartimento di Emergenza e Medicina Interna dell’Ospedale Gemelli Isola Tiberina di Roma, ha dato questa spiegazione: «L’attività tennistica, come quella ciclistica, comporta un grandissimo dispendio energetico e muscolare che dura ore. A questo si unisce un forte carico emotivo.
Parliamo di un atleta di 24 anni perfettamente allenato e abituato a stress continui. Anche lui, però, può non riuscire a reggere uno sforzo eccessivo in condizioni climatiche come quelle di Parigi, dove c’era afa, umidità e calore molto intensi».

