Costantino Vitagliano, 40 chili persi e la malattia: la svolta con la terapia a base di staminali

Dopo aver perso 40 kg a causa della vasculite, Costantino Vitagliano racconta il percorso di cura con le staminali e la sfida per tornare in forma oggi

Costantino Vitagliano, 40 chili persi e la malattia: la svolta con la terapia a base di staminali
Foto: Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

«Quando sono tornato a casa dall’ospedale, mi sono guardato allo specchio e non mi sono più riconosciuto. Dopo la terapia e gli esami che ho dovuto fare per circa 40 giorni, ho perso circa 40 chili. Non mi stavano più i vestiti». Costantino Vitagliano è tornato a parlare dei chili persi, e poi ripresi, a causa della sua malattia.

Il modello, ex volto di Uomini e Donne, nel salotto di Caterina Balivo a La volta buona di Raiuno, ha raccontato il suo percorso di cura, gli ultimi due anni della sua vita segnati da una malattia autoimmune, la vasculite, diagnosticatagli all’inizio del 2024, che provoca problemi ai vasi sanguigni.

Tutto è cambiato, però, con la nuova terapia: «Ho ricominciato a mangiare e ho ripreso 30 chili. Non è stato facile, ma ho imparato ad accettare il mio fisico di oggi».

L’ex modello ha spiegato di avere assunto per oltre un anno il cortisone, ora sostituito da una terapia con cellule staminali. Il cortisone «è l’unico antinfiammatorio che prendevo per rallentare quello che ho», ha detto Vitagliano, spiegando come il farmaco riducesse il senso di fame.

L’origine della malattia

«È partito tutto da un’infiammazione che fa allargare l’aorta addominale. Se esplode, posso morire in pochi secondi. L’ho scoperto per caso dopo essermi rotto un tendine mentre giocavo sul divano con mia figlia Aylai, di 8 anni».

Tutto è cominciato con un dolore sospetto allo sterno. La diagnosi è arrivata dopo 25 giorni. «D’un tratto si è spento l’interruttore e mi sono ritrovato in un’altra vita. Adesso sto bene, ma convivo con il pensiero di non dover mai dimenticare i farmaci», ha detto l’ex modello.

Nonostante tutto, Costantino Vitagliano, 52 anni da compiere il 10 giugno, guarda avanti. Oggi continua a lavorare sul proprio recupero fisico e mentale, senza nascondere le difficoltà. «Ci sono cinquantenni con un fisico pazzesco, io ci sto lavorando per arrivare a tornare a essere in forma come prima. È la testa», ha concluso, sottolineando come la sfida più grande sia proprio quella di ritrovare equilibrio e fiducia dopo una prova così dura.

Costantino Vitagliano, 40 chili persi e la malattia: la svolta con la terapia a base di staminali
Costantino Vitagliano durante la trasmissione “La volta buona” di Raiuno (Credits: Rai)

Cos’è una malattia autoimmune

Le malattie autoimmuni sono patologie caratterizzate da una reazione errata del sistema immunitario, che attacca e distrugge specifici tipi di cellule o tessuti sani dell’organismo considerandoli nemici. Ad esserne colpiti in Italia sono circa 200mila persone e la maggiore incidenza si rileva tra le donne in età fertile.

Ad oggi si conoscono circa un centinaio di malattie autoimmuni. Esempi sono l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la vasculite, il diabete mellito di tipo 1, la celiachia e la sclerosi multipla. 

Costantino sarebbe stato colpito dalla vasculite, un’infiammazione vascolare diffusa all’aorta, probabilmente simile alla più rara arterite di Takayasu, che ha costretto l’ex tronista all’inserimento di uno stent, un piccolo tubicino in rete metallica usato per riparare le arterie ostruite.

Gli esami da fare

Diagnosticare una malattia autoimmune è spesso un percorso lungo e tortuoso. Poiché i sintomi iniziali sono frequentemente sfumati e comuni a molte patologie (come stanchezza cronica, dolori articolari o febbre intermittente), la diagnosi richiede un approccio multidisciplinare combinato.

Esami del sangue e biomarcatori. Il primo passo standard è la ricerca di anticorpi specifici, chiamati autoanticorpi (come gli ANA, anticorpi anti-nucleo). Si valutano anche gli indici di infiammazione generale, come la PCR (Proteina C Reattiva) e la VES. 

Imaging e biopsie. Per confermare il danno d’organo si ricorre a risonanze magnetiche, ecografie o, in casi specifici come la celiachia o le malattie infiammatorie intestinali, a biopsie tessutali.

Le cause delle malattie autoimmuni

Le cause delle malattie autoimmuni non sono ancora chiare. Sono stati individuati alcuni fattori che possono favorirne l’insorgenza: le donne in età fertile sono più predisposte degli uomini mentre sono rare nei bambini.

Possono essere causate da malattie infettive (batteriche o virali), da farmaci non tollerati, soprattutto nelle persone portatrici di geni che predispongono a patologie autoimmuni.

La cura tradizionale

Non potendo curare la causa scatenante, la medicina interviene “spegnendo” la risposta immunitaria per arginare i danni. I trattamenti principali includono: cortisonici e immunosoppressori, farmaci che riducono globalmente l’attività immunitaria.

E poi anche farmaci biologici, ovvero anticorpi monoclonali di ultima generazione che bloccano specifiche molecole infiammatorie.

Queste terapie sono efficaci nel controllare i sintomi, ma agiscono come un interruttore generale. Spegnendo l’intero sistema immunitario, espongono il paziente a un rischio significativamente maggiore di contrarre infezioni.

La svolta dei vaccini inversi

La vera svolta, che sta ridisegnando il futuro della reumatologia e dell’immunologia, è rappresentata dai vaccini inversi (o vaccini tollerogenici).

Se un vaccino tradizionale addestra il sistema immunitario a riconoscere e attaccare un nemico (come un virus), il vaccino inverso fa l’esatto opposto: lo rieduca a ignorare una molecola specifica dell’organismo, ripristinando la tolleranza immunitaria.

Si può guarire?

Si può guarire da una malattia autoimmune? Fino ad oggi la risposta della medicina è stata netta: non si può guarire in modo definitivo. L’obiettivo terapeutico è la remissione.

Si possono azzerare i sintomi e bloccare il danno all’organo. In questa fase, che può durare anche decenni, il paziente deve continuare a monitorarsi e assumere terapie di mantenimento.

Se si sospendono i farmaci, il sistema immunitario può “ricordarsi” dell’errore e riattivarsi. 

Vasculite, i sintomi

L’immunologo e allergologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione Italiana di Medicina Personalizzata, spiega che la vasculite è una condizione patologica che può coinvolgere vasi sanguigni di diverse dimensioni. Secondo l’immunologo, «i disturbi che possono caratterizzare il quadro clinico di una vasculite cambiano molto a seconda del distretto nel quale si è prevalentemente localizzata l’infiammazione vascolare, e la loro intensità cambia proprio a seconda dell’entità del quadro infiammatorio.

I sintomi più frequenti sono generalmente rappresentati da febbre, stanchezza, affaticamento, dolori articolari e muscolari, neuropatie infiammatorie, cefalea, acufeni, difetti della vista, perdita di peso. Nella fase iniziale si tratta di sintomi molto generici, di fatto presenti in diverse malattie e che, tra l’altro, non tutti i pazienti manifestano.

Ne consegue che, al momento della scoperta, quando cioè compaiono i sintomi più importanti, l’infiammazione immuno-indotta abbia già provveduto subdolamente a danneggiare l’arteria per anni senza importanti segnali premonitori».