Alopecia, un nuovo farmaco per la ricrescita dei capelli

Negli Stati Uniti è appena stato approvato un nuovo farmaco che permetterebbe la ricrescita dei capelli fino all’80%. L’esperto spiega vantaggi e limiti



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Veder ricrescere i propri capelli, ma anche ciglia e sopracciglia che possono cadere nei casi più gravi di alopecia, oggi è possibile, fino all’80%, grazie a un nuovo farmaco appena approvato negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration. Si tratta di una pastiglia da assumere per via orale la cui efficacia è dimostrata in uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet. Di fronte ai risultati ottenuti da un team di ricercatori internazionali, l’ente regolatore americano ne ha autorizzato l'uso anche per i pazienti più giovani, fin dai 12 anni di età, in caso di patologia in forma grave.

Il nuovo farmaco contro l’alopecia grave

Il ritlecitinib, questo il principio attivo del nuovo farmaco si sarebbe dimostrato efficace e sicuro, negli adulti e anche nei ragazzi tra 12 e 17 anni, nella stessa misura, con eventi avversi come cefalea (10,8%), diarrea (10%), acne (6,2%), rash (5,4%) e orticaria (4,6%), in circa il 4% del campione.

Nello studio, chiamato Allegro, il prodotto è stato testato su 700 pazienti di 18 Paesi con una perdita dei capelli considerata grave, cioè che interessa almeno il 50% del cuoio capelluto. «Il nuovo farmaco rappresenta un importante progresso terapeutico per l'alopecia areata, una malattia autoimmune che in precedenza non aveva opzioni approvate dalla FDA per gli adolescenti e limitate per gli adulti. Con l'approvazione, gli adolescenti e gli adulti che lottano contro una consistente perdita di capelli hanno l'opportunità di ottenere una significativa ricrescita dei capelli sul cuoio capelluto», ha spiegato Angela Hwang, chief commercial officer, president, global biopharmaceuticals business di Pfizer.

A chi è destinato il farmaco contro l'alopecia

Il campione di persone oggetto dello studio ha assunto quotidianamente 50 milligrammi di farmaco per bocca: circa il 23% dei pazienti trattati per sei mesi ha potuto vedere una ricrescita dell'80% o più dei capelli rispetto all'1,6% di coloro che hanno assunto il placebo. Il prodotto, però, è risultato più efficace in coloro che avevano la malattia da meno tempo.

«Come un prodotto simile, già approvato, questo tipo di farmaco fornisce risultati in coloro che hanno un’alopecia aerata da meno di un anno, non dunque una forma ormai consolidata», conferma Andrea Marliani, presidente onorario e fondatore della Società italiana di Tricologia e docente al master in Scienze tricologiche mediche e chirurgiche presso la Scuola Internazionale di medicina Estetica.

Come funziona il nuovo farmaco

«Il ritlecitinib fa parte di una serie di agenti inibitori, chiamati JAK, che sono sotto osservazione da parte degli enti regolatori. Al momento non c’è ancora un’autorizzazione da parte dell’Agenzia europea del Farmaco, né di quella italiana, Aifa», spiega Marliani. «Trattandosi di JAK inibitori, questi influiscono sul sistema immunitario: di fatto sono immunosoppressori, che quindi possono portare a rischi importanti in termini di eventuali malattie, soprattutto a carico dei polmoni, compresa la tubercolosi. Insomma, gli effetti collaterali devono essere ben valutati», sottolinea l'esperto.


L’azione sul meccanismo autoimmune

Si stima che l’alopecia aerata colpisca 147 milioni di persone nel mondo, pari a circa il 2%, comprese le donne, anche se in misura minore. «È una malattia autoimmune o immunomodulata, con una base genetica e alcuni fattori scatenanti non ancora del tutto chiari. In genere compare tra 20 e 40 anni e il decorso è difficilmente prevedibile perché si tratta di una malattia “bizzarra”: può lasciare senza neppure un capello o un pelo, nelle forme più gravi, ma in alcuni casi può avvenire anche una ricrescita, senza apparente motivo», aggiunge l’esperto.

«Si è anche visto che, in alcuni pazienti sottoposti a chemioterapia per la cura di un tumore, dopo il trattamento è ripresa la crescita dei capelli, anche se questo – ovviamente – non è un buon motivo per pensare a cure così invasive da estendere all’alopecia. Con i nuovi farmaci inibitori (come baricinib), già autorizzato anche da Ema e Aifa, che funziona in maniera analoga al nuovo prodotto, si agisce sul meccanismo autoimmune, bloccandolo o riducendolo».

Le altre cure disponibili oggi per l'alopecia

«L’alopecia areata è una sorta di malattia reumatica, che colpisce la parte profonda del follicolo, inibendolo e non distruggendolo. Questo spiega perché il follicolo può sempre riprendere teoricamente la sua attività e, talvolta, lo fa. Al momento le cure disponibili si basano soprattutto su cortisonici topici che sono ben tollerati e, in alcuni casi, su medicinali che agiscono sul microbiota intestinale: questo perché si è visto che talvolta potrebbe esserci un nesso tra l’equilibrio intestinale e i fattori che causano la caduta dei capelli», chiarisce Marliani.

La loro efficacia dipende dai singoli casi, «ma gli effetti collaterali sono conosciuti. I nuovi farmaci sono promettenti, ma anche il baricinib, pur essendo autorizzato, è sotto sperimentazione da appena 6 mesi. C’è anche un altro limite, rappresentato dal prezzo: una confezione costa 1.089 euro e contiene 28 compresse. Il Servizio Sanitario Nazionale non lo dispensa, quindi è un prodotto non accessibile su larga scala».  


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