Glifosato: che cos’è, dove si trova e quali sono i rischi per la salute

La pericolosità di questo erbicida è ancora controversa e il dibattito è molto acceso. Gli esperti cercano di fare chiarezza

Glifosato: che cos’è, dove si trova e quali sono i rischi per la salute

Gli studi sulla molecola
Il dibattito sul livello di pericolosità del glifosato per la salute è molto acceso, e ha visto schierarsi su posizioni differenti
enti e associazioni autorevoli.

La questione è controversa e confusa, gli interessi in gioco enormi. Tante le accuse di manipolazione dei risultati degli studi: sia da parte di chi difende il pesticida, sia da parte di chi lo vorrebbe mettere al bando.

L’allarme è scattato quando, nel 2015, lo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha inserito il glifosato nell’elenco delle sostanze “probabilmente cancerogene”.

L’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, e l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, hanno invece assunto posizioni rassicuranti (anche se le associazioni ambientaliste denunciano il fatto che le loro valutazioni non si basano solo su studi scientifici indipendenti ma anche sulle ricerche delle multinazionali produttrici).

Secondo Maurizio Muscaritoli, presidente della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo: «I livelli di glifosato nei prodotti alimentari sono così bassi, al massimo 0,160 milligrammi per chilo di prodotto, che per poter aver un effetto cancerogeno bisognerebbe consumare circa 200 chili di prodotto contaminato al giorno ».

L’allarmismo quindi sarebbe ingiustificato. «Anche perché non dobbiamo  dimenticare che tutti i cibi che troviamo sugli scaffali dei nostri supermrcati sono sottoposti a controlli rigorosi», aggiunge il ricercatore Danilo Marandola.

«Il glifosato non è certo la sostanza chimica più pericolosa tra quelle che ci circondano. Il problema semmai è che negli ultimi 10 anni l’assenza di brevetto ne ha favorito la produzione a basso prezzo.

Questo ha portato a una crescita esponenziale del suo utilizzo. Per un impiego in sicurezza basterebbero più informazione e più competenze, senza arrivare ai divieti», continua Marandola.