- Monica, come è arrivata a questa consapevolezza?
- C’è ancora tanta confusione sull’intimità
- Perché ha deciso di fare divulgazione sui social?
- La masturbazione è ancora un tabù?
- Quali sono le domande più comuni che le rivolgono sui suoi canali?
- Che responsabilità hanno i ginecologi su questa diffusa disinformazione?
- A che età consiglia la prima visita dal ginecologo?
Spiega come spostare il ciclo in vacanza, consiglia di congelare gli ovuli, racconta di aver subito violenza ostetrica, smonta il mito dell’imene. Parla di vulvodinìa, pillola del giorno dopo, menopausa, masturbazione e desiderio sessuale senza peli sulla lingua, smontando falsi miti e rispondendo a domande delicatissime con chiarezza, dettagli e libertà.
Monica Calcagni, la ginecologa da un milione e 600mila followers su Tik Tok, ha sdoganato definitivamente gli ultimi tabù sul benessere sessuale e la salute intima, parlando a tutte, e soprattutto alle giovanissime, con cuore in mano e solide evidenze scientifiche. Lo fa nel suo studio a Roma e in provincia di Frosinone ma anche a teatro, con lo spettacolo “Storie di donne”, in tv, come ospite del docu-reality “Il collegio”, e in libreria.
Nel suo ultimo libro, “Il mio viaggio al fianco delle donne”, racconta la sua esperienza di madre, ginecologa e divulgatrice per dimostrare come autonomia, libertà e autostima partano dalla conoscenza della propria salute intima. «E dalla capacità di parlarne senza reticenze», ci spiega. «Perché non c’è nulla di sporco, indecente o da nascondere. I corpi vanno conosciuti e rispettati. La nudità è naturale, il piacere è salute. E la libertà comincia proprio dal sapere chi siamo, cosa sentiamo, cosa vogliamo». Sul sito di Starbene.it, ma anche su numerose piattaforme (Spotifaym spreacher, trovi la serie vodcast “La ginecologa senza filtri” registrata da Monica Calcagni con la direttrice di Starbene, Francesca Pietra. Sei appuntamenti in cui si parla di ciclo mestruale, contraccezione, infezioni da Candida, secchezza vaginale, prevenzione dei disturbi e dell’aumento di peso in menopausa.
Monica, come è arrivata a questa consapevolezza?
Fin dall’inizio della professione ho capito che era necessario mettere l’ascolto davanti al protocollo medico. Perché più le pazienti si aprivano e raccontavano, spesso anche cose molto personali come i tradimenti, più capivo come la loro vita sessuale e la vita intima, strettamente correlate, influivano sul loro benessere generale.
Conoscere il proprio corpo determina l’autostima, riduce le ansie e le paure. Perché quando parliamo di secchezza vaginale è in gioco la serenità, la relazione, la vitalità stessa di una donna. E proprio come sappiamo distinguere un raffreddore dai segnali di una polmonite dovremmo essere in grado di capire che le mestruazioni dolorose non sono qualcosa da sopportare soffrendo, ma da indagare, perché potrebbero nascondere un problema serio.
C’è ancora tanta confusione sull’intimità
Sì, perché resistono vecchi retaggi culturali. In famiglia, a scuola, sul web e persino nel percorso di studi dei ginecologi si fa informazione e formazione sulla sessualità ma sempre intesa come salute dei relativi organi non come consapevolezza dell’intimità. Quando ero ragazza io, se ne parlava solo in relazione alla reputazione e al pericolo di gravidanze indesiderate.
Io stessa ho sperimentato su di me come questo approccio culturale crei limiti, vergogna, difficoltà a lasciarsi andare. Non è cambiato nulla, ancora oggi le ragazze hanno le stesse reticenze, gli stessi dubbi. C’è persino ancora chi mi chiede se si può restare incinte da vestiti.
Vedevo mia figlia passare ore su TikTok e ho capito che lì potevo raggiungere tante ragazze per aiutarle a dissipare dubbi e paure e a vivere serenamente la loro intimità. Mi sono accorta presto, dalla valanga di domande che arrivavano dopo ogni post, di quanto bisogno ci fosse di chiarezza. E anche come dietro ogni reaction ci fossero donne reali con bisogni reali.
Nessuna deve sentirsi esclusa, confusa, lasciata indietro. Parlo loro con lo stesso approccio che ho in studio con le mie pazienti. Voglio che si spoglino senza vergogna, che parlino della loro sessualità, anche della masturbazione, senza sentire il peso del tabù.
La masturbazione è ancora un tabù?
Su tante cose oggi c’è più apertura mentale e meno paura del giudizio, per esempio si parla apertamente di ciclo mestruale. Non ancora sulla masturbazione, considerata al massimo un atto preparatorio al rapporto con il partner. Invece è una pratica terapeutica, anche per chi è felicemente accompagnata: mantiene in salute la vagina, risolve problemi di atrofia o secchezza, di incontinenza o riduzione della libido, rilascia endorfine, fa bene al sistema immunitario. Dovrebbe far parte della nostra healthy routine, tanto più che i massaggiatori intimi adesso si trovano ovunque.
Quali sono le domande più comuni che le rivolgono sui suoi canali?
Le giovanissime hanno paura di rimanere incinte e hanno mille curiosità sulla contraccezione. Le più grandi si chiedono perché non provano piacere durante la penetrazione vaginale: molte ancora non sanno che l’organo deputato al piacere femminile è il clitoride.
Quelle in premenopausa sono terrorizzate dalla secchezza vaginale, dal calo del desiderio e dalla terapia sostituiva, fanno fatica a capire che finalmente è arrivato il momento in cui smettono di compiacere e iniziano a scegliere. Le donne in gravidanza, poi, soffrono ancora della sindrome “bambola di porcellana” e temono tutto, dalla tinta per i capelli alla giornata sugli sci.
Che responsabilità hanno i ginecologi su questa diffusa disinformazione?
Enorme. I commenti su questo non si contano: dalle domande imbarazzanti sulla sedia ginecologica alla violenza ostetrica in sala parto, le donne si sentono umiliate e giudicate. È successo anche a me da paziente e da mamma di tre figli. Ricordo ancora la prima visita e quello speculum, freddo, di metallo, che mi entrò come una lama. Urlai e mi dissero che ero troppo delicata. Quel giorno giurai che non avrei mai fatto provare a nessuna quello che avevo provato io. Che non avrei mai sottovalutato il dolore, violato la fiducia.
Del resto, all’università ci insegnano a curare, non ad ascoltare, capire e fare prevenzione. Il ginecologo invece dovrebbe essere una figura di fiducia che ti accompagna per la vita, che ti dice: “Va tutto bene. Puoi parlare. Puoi chiedere. Non c’è niente di sbagliato in te. Non vergognarti di niente”. Io voglio essere questa persona, perché so cosa vuol dire crescere con l’imbarazzo del proprio corpo, con la paura di chiedere, con il timore di essere giudicata anche solo per una domanda.
A che età consiglia la prima visita dal ginecologo?
Entro un anno dalla comparsa dal ciclo o comunque entro i 15 anni, e senza aspettare di avere un problema. Si possono scoprire tante cose che, prese in tempo, migliorano la qualità della vita. Cisti, endometriosi, asimmetrie delle piccole labbra, infezioni, dermatiti… In genere, invece, le mamme accompagnano le figlie, alle prime cotte, per parlare di contraccezione, sempre con il dubbio e la paura che questo le autorizzi ad avere rapporti sessuali.
Invece, dal ginecologo si va per fare prevenzione su tutta la salute intima. Io spiego loro come imparare a conoscersi ed esplorarsi quando ci si lava mettendo un dito nella vagina, pro prio come faremmo con le orecchie. I genitali hanno la stessa dignità delle altre parti del corpo e meritano la stessa attenzione.

