HERPES ZOSTER

L’herpes zoster (meglio noto con la dizione popolare di fuoco di Sant’Antonio) è causato dalla riattivazione del virus varicella-zoster (in sigla VZV), un virus herpetico. Il primo contatto di questo virus con l’organismo (infezione primaria) provoca la varicella, una malattia che viene acquisita dal 90% dei ragazzi entro i 15 anni. Tipicamente, il periodo febbrile […]



L’herpes zoster (meglio noto con la dizione popolare di fuoco di Sant’Antonio) è causato dalla riattivazione del virus varicella-zoster (in sigla VZV), un virus herpetico. Il primo contatto di questo virus con l’organismo (infezione primaria) provoca la varicella, una malattia che viene acquisita dal 90% dei ragazzi entro i 15 anni.

Tipicamente, il periodo febbrile e dell’eruzione generalizzata è preceduto da una decina di giorni di circolazione del virus nel sangue senza comparsa di disturbi (viremia asintomatica). Dopo la guarigione delle tipiche lesioni cutanee, il virus varicella-zoster passa dai nervi sensitivi della cute ai gangli delle radici posteriori del midollo spinale, dove resta silente fino alla riattivazione, quando causa le manifestazioni tipiche dell’herpes zoster.


Segni e sintomi

Il primo segno dell’herpes zoster è un formicolio, o un intorpidimento, in una ben circoscritta parte del corpo. Dopo alcuni giorni nella zona colpita, che nel frattempo si è arrossata, compaiono grappoli di vescichette che ricordano nell’aspetto quelle della varicella: tali vescichette si distribuiscono lungo il decorso del nervo o dei nervi in cui il virus era nascosto (si parla di distribuzione dermatomerica), più spesso sul torace o lungo il decorso delle coste, formando quasi una sorta di mezza cintura.

In contrasto a quello del virus varicella-zoster, l’eruzione (rash) dolorosa causata dall’herpes simplex (HSV) tipicamente colpisce le mucose orali (in genere HSV1) o genitali (in genere HSV2) ed è bilaterale. In aggiunta all’eruzione possono comparire malessere generale, febbre, brividi, mal di testa e di stomaco; lo sfogo cutaneo non procura prurito, come nella varicella, ma dolore o bruciore.

Lo zoster è, in effetti, un’infezione che danneggia i neuroni sensitivi, vale a dire quelle cellule del sistema nervoso specializzate nella trasmissione al cervello di tutto ciò che la pelle e gli organi di senso sono in grado di avvertire: caldo, freddo, dolore, sensazioni tattili, pressione ecc.

I neuroni lesionati dal virus inviano al cervello spiacevoli sensazioni dolorose: il dolore può essere intenso, continuo, parossistico, urente e, alle volte, così forte che la parte interessata, anche se sfiorata solo lievemente, scatena violenti attacchi con contrazioni muscolari. Con il passare dei giorni, le “bollicine” presenti sulla pelle si rompono e si formano delle croste: è in questa fase che il malato può infettare altre persone.


Evoluzione e complicazioni

Il virus si trasmette attraverso l’aria respirata e perciò, per essere contagiati, è sufficiente soggiornare nella stessa stanza dove si trova il malato, anche se non lo si tocca direttamente. È bene, tuttavia, tenere presente che le persone contagiate dall’ammalato non svilupperanno il “fuoco di Sant’Antonio” bensì la varicella (ovviamente se non l’hanno avuta in precedenza, in quanto dopo la guarigione si produce un’immunità permanente).

Abitualmente le difese immunitarie riescono, dopo 3-5 settimane, ad avere la meglio sulla malattia: il dolore si attenua e poi si spegne del tutto, le lesioni sulla pelle scompaiono e la maggior parte dei pazienti guarisce senza conseguenze. Dopo la guarigione l’individuo è, spesso, completamente immunizzato; in altre parole, protetto per sempre nei confronti di un possibile nuovo risveglio del virus. Tuttavia questo evento positivo non avviene sempre e per tale motivo ci sono persone che hanno avuto un’infezione da herpes zoster più di una volta nella vita.

Se trattata precocemente, l’infezione dura meno e dà disturbi più lievi. Negli individui più anziani i sintomi, a volte, continuano a lungo, anche dopo la guarigione delle lesioni sulla pelle.

Alcuni soggetti lamentano persistenti mal di testa, paralisi dei muscoli della faccia o dolore dove un tempo erano comparse le tipiche bollicine dello zoster, anche molti mesi dopo la guarigione: si tratta della cosiddetta nevralgia post-erpetica, un disturbo che persiste a lungo anche dopo la scomparsa delle vescicole dello zoster. Gli studiosi ritengono che questa particolare nevralgia sia causata dal fatto che i danni ai nervi provocati dal virus persistono, in alcuni pazienti, per mesi anche dopo che il virus è stato sconfitto.

La nevralgia post-erpetica è uno dei dolori più violenti che può affliggere l’uomo, tale da provocare insonnia, perdita dell’appetito, dimagrimento, depressione e uno stato d’ansia e sofferenza tipico dei dolori che durano molto a lungo. Per cercare di prevenire la comparsa di questa nevralgia è indispensabile, nel caso si notino vescichette che facciano sospettare uno zoster, consultare tempestivamente il medico, in quanto solo un trattamento molto precoce dell’infezione e del dolore possono avere un effetto “protettivo” nei confronti di questa grave complicazione.


Terapia

I farmaci antivirali (acyclovir, valacylovir, famcyclovir ecc.) possono, quando assunti precocemente, accelerare la guarigione e aiutare a prevenire la comparsa della nevralgia post-erpetica.

Nei casi di dolore molto forte possono essere praticate infiltrazioni locali di anestetici o impiegate creme e cerotti anestetici. [A.G.]