La prima cosa che noti è, manco a dirlo, l’altezza. Le gambe e le braccia lunghe mosse con un’eleganza naturale che, ti viene subito da pensare, è eredità degli anni da super atleta. Poi ti inchiodano gli occhi, accesi da una scintilla di curiosità gentile. Dettagli di contorno che però – lo realizzi alla fine del suo speech – sono già, a modo loro, una dichiarazione d’intenti. Sul palco di I Feel Good, l’evento dedicato al benessere di Starbene e Donna Moderna, in corso a Milano, c’è Franco Bertoli. Friulano, 68 anni portati con invidiabile disinvoltura, è stato capitano olimpico degli azzurri del volley (con cui vinse il bronzo a Los Angeles nel 1984) e oggi è allenatore di serie A e Beach Volley e Ambasciatore Nazionale della Federazione Italiana Pallavolo. Ma anche mental coach, formatore e speaker, nonché papà di quattro ragazzi e scrittore. Il suo ultimo libro – recentemente ripubblicato da BookNess in un’edizione arricchita e aggiornata – s’intitola L’energia che sei. Ed è proprio di energia che parla Franco, mentre l’atmosfera al primo piano della Fondazione Riccardo Catella si fa piacevolmente elettrica.

Non sono le competenze a fare la differenza
«Siamo cresciuti sentendoci dire che più sappiamo, più valiamo, ma non è proprio così», spiega Franco Bertoli. «Le competenze, naturalmente, servono. Ma nella vita nulla conta più del nostro stato d’animo. O meglio, dell’energia che siamo e che portiamo nel mondo, nel lavoro, in famiglia. Io l’ho imparato sul campo. In Nazionale sono tutti tecnicamente “bravi”, ma non è detto che giochino bene ogni partita. A fare la differenza è, appunto, l’energia, la motivazione, il coraggio, la passione che ci mettono». La buona notizia è che ognuno di noi ha la possibilità di scoprire l’energia che lo attraversa, allenarla e svilupparla al meglio, prendendosi cura di se stesso nel modo giusto. «È anche una responsabilità, questa, nonché la condizione imprescindibile per riuscire a costruire e mantenere relazioni sane e felici con chi ci circonda».
I pensieri sono sopravvalutati
L’obiettivo, quindi, è occuparci della nostra energia interiore. Ma come centrarlo? «Innanzitutto ricordando che corpo, mente e spirito sono inseparabili. Oggi siamo sbilanciati sull’overthinking: pensiamo troppo. E siamo stanchi, ma molto spesso non nei quadricipiti: la nostra è soprattutto stanchezza mentale». Bertoli torna alla pallavolo: quando un giocatore si preoccupa eccessivamente di come andrà la partita, i suoi movimenti si irrigidiscono, la prestazione ne risente. «Il nostro corpo ha una memoria antica, una consapevolezza enorme. Per molti è il tempio dell’anima». Eppure spesso ne sottovalutiamo le risorse, dimenticando che prendersene cura non è soltanto una questione estetica. Il movimento, infatti, fa bene anche alla mente. Camminare, praticare yoga e fare sport in generale aiutano a interrompere quel continuo rimuginare che ci affatica. «Vi siete mai accorti che dopo un po’ di ginnastica avete meno pensieri spazzatura?».
Occhio a dove metti l’attenzione
Ma non basta imparare a gestire i pensieri. Bisogna anche scegliere a cosa dedicarli. «Dove metti l’attenzione, va la tua energia», spiega Bertoli. E oggi non è facile governarla, sommersi come siamo da un flusso continuo di informazioni, sollecitazioni e messaggi che si contendono il nostro tempo e finiscono per condizionare anche il nostro stato d’animo. Il rischio è lasciare che siano gli altri a decidere cosa debba occupare la nostra testa. «Siamo dove siamo oggi perché abbiamo fatto delle scelte», precisa Bertoli. Certo, non tutto dipende da noi, ma possiamo decidere a cosa dare importanza e in quale direzione muoverci. «Fate scelte che sentite vostre, fatele consapevolmente perché migliorano il vostro modo di essere, la vostra vita», suggerisce.
Impara a conoscere chi sei
Scegliere, però, richiede una certa familiarità con se stessi. Che cosa ci piace? Cosa contribuisce a tirare fuori il meglio di noi? Che cosa ci fa stare bene? Sono domande che Bertoli ha cominciato a porsi con particolare intensità intorno ai 45 anni, durante una crisi personale. «Mi ero separato, mi sentivo un po’ perso», racconta. «Faticavo a lasciare andare il mio passato, pieno di successi, e affrontare il cambiamento. Ho così iniziato gradualmente un percorso di ricerca. Tutte le esperienze vissute fino a quel momento – le sconfitte come le vittorie – mi hanno aiutato a riscoprire un principio antico, che Nietzsche aveva riassunto nell’espressione “Diventa ciò che sei”. Invito tutti a provarci: cercate di conoscervi di più e scegliete di essere ogni giorno la versione migliore di voi stessi. Uscite di casa la mattina con questa precisa volontà. Niente ansia, non è una gara. Ma vi cambierà l’esistenza».
Non fissarti sul risultato
A questo punto, Bertoli introduce un’altra distinzione che, grazie allo sport, conosce alla perfezione: quella tra performance e risultato. «La performance è come giochi dal primo all’ultimo minuto, ed è basilare. Quando la partita finisce, c’è il risultato». Nella vita tendiamo spesso a concentrarci sul traguardo, dimenticando ciò che serve per arrivarci. E così finiamo per alimentare ansia e paura di fallire. «Gli obiettivi sono necessari, perché ci motivano ad agire. Ma, una volta stabilita la meta, dobbiamo occuparci del percorso, di ciò che possiamo fare concretamente, un passo alla volta».
Per riuscirci, Bertoli suggerisce di fare pace con il tempo. «Il passato è importante perché ci regala esperienza, ma non deve diventare una zavorra. Se nella pallavolo continuo a pensare alla palla che ho sbagliato, rischio di compromettere anche la giocata successiva. Il futuro, invece, è il territorio degli obiettivi, ma anche delle preoccupazioni per qualcosa che è ancora fuori dalla nostra portata». E allora? «La palla che sto giocando è la più importante della partita: la risposta è nel presente. La vita è adesso. Anche per questo si chiama presente: è un dono», chiarisce Bertoli. Un concetto semplice, che però richiede allenamento per diventare un’abitudine.
Per tornare al presente, usa il corpo
Già, ma come si fa a restare concentrati sull’oggi, quando la testa continua a correre avanti e indietro? Bertoli ha una risposta concreta: «Usa il corpo, che è sempre nel presente». Come abbiamo visto, una camminata, una pedalata o una lezione di yoga possono aiutarci a interrompere il flusso dei pensieri inutili. E anche il respiro è un alleato prezioso. Quando siamo sotto pressione tende a diventare corto e superficiale, mentre respirare profondamente favorisce la calma. «E la calma ci dà la lucidità necessaria per compiere l’azione giusta nel momento giusto». Lo sanno bene gli atleti, che prima di una battuta decisiva si prendono qualche istante per ritrovare la concentrazione. Un piccolo accorgimento utile anche lontano dai campi di gioco.
Il benessere si costruisce ogni giorno
Chiaramente non basta qualche respiro profondo per stare bene. Bertoli parla di autodisciplina, che non significa imporsi regole punitive, ma mantenere gli impegni presi con se stessi. «Scelgo di fare almeno una camminata al giorno, di mangiare bene, di dormire con regolarità». Sonno, movimento, alimentazione, idratazione e momenti di recupero sono le basi su cui costruire il proprio equilibrio. Senza dimenticare il contatto con la natura e le relazioni sociali. «La longevità non è semplicemente vivere di più, ma vivere bene fino all’ultimo giorno». E prendersi cura di sé, in questa prospettiva, non è un lusso da concedersi quando avanza tempo, ma una responsabilità quotidiana.
Nelle relazioni servono quattro A
Tutto questo lavoro su noi stessi ha inevitabilmente un effetto anche sugli altri. Perché, come Bertoli ricorda fin dall’inizio, ciò che siamo si riflette nel modo in cui ci rapportiamo alle persone. Per costruire relazioni efficaci propone la regola delle quattro A: ascolto, accoglienza, alleanza e autenticità. «Ascoltiamo troppo poco», osserva. «E spesso fatichiamo anche ad “accogliere”, cioè ad accettare le differenze senza giudicare. L’alleanza è invece la capacità di condividere un obiettivo, in famiglia come sul lavoro. Infine, essere autentici significa non indossare una maschera per compiacere gli altri. Se non sei sincero, stai bluffando. Anche con te stesso».
Concentrati sulle qualità, non sui difetti
C’è poi un altro modo per migliorare il rapporto con noi stessi e con gli altri: imparare a riconoscere i talenti. «Conoscete meglio i vostri difetti o le vostre qualità?», domanda Bertoli. «La risposta, spesso, è la prima. Siamo così abituati a correggere quello che non va da dimenticarci ciò che sappiamo fare bene». Il suo suggerimento, allora, è ribaltare le proporzioni: «Dedichiamo il 70% dei nostri sforzi a sviluppare i punti di forza e solo il 30% a correggere le presunte debolezze». Coltivare le proprie capacità alimenta la passione, rafforza l’autostima e aumenta la motivazione. E quando impariamo a riconoscere e valorizzare i talenti delle persone che abbiamo accanto, aiutiamo anche loro a esprimersi al meglio.
Il coraggio di agire e la gratitudine di esserci
Per concludere, Bertoli sceglie due parole che considera fondamentali. La prima è coraggio, quello che ci permette di affrontare le difficoltà senza farci paralizzare dalla paura. «Il coraggio è l’azione del cuore», dice, ricordando quanto sia importante anche saper incoraggiare chi ci sta vicino. La seconda è gratitudine. «Nel libro dico: ama quello che c’è com’è». La nostra mente tende a soffermarsi su ciò che manca, sulle occasioni perdute, sui desideri ancora da realizzare. Ma questo non dovrebbe impedirci di apprezzare quello che abbiamo. «Smettete di guardare quello che vi manca e guardate quello che avete con gratitudine». E Franco Bertoli saluta il pubblico di I Feel Good proprio così: «Sono grato del tempo che ho passato qui con voi».

