L’inestetismo che invecchia di più? Le macchie. Tonde come lenticchie o dai bordi irregolari, bruno intenso o color caffelatte, con sfumature che comprendono tutta la gamma del beige e del marrone, sono automaticamente associate alla donne più âgé (difficile trovare una 25enne con la pelle screziata) e sono quindi viste come il segno dell’età che avanza. O meglio, come la firma del sole, frutto di anni e anni di fotoesposizione non adeguatamente protetta dai filtri solari.
Le macchie, infatti, rappresentano un danno cumulativo, la somma di piccoli insulti ripetuti nel tempo che hanno portato ad anomali accumuli di melanina (il pigmento responsabile dell’abbronzatura), specie nelle donne con la carnagione mediterranea, cioè ambrata o olivastra.
E poiché a inizio autunno lo specchio non inganna, mostrando vecchie e nuove macchie acquisite durante le ultime esposizioni solari, è proprio in questo periodo che aumenta la richiesta di trattamenti medico-estetici in grado di cancellarle o, per lo meno, schiarirle in maniera definitiva. Il cancellino magico? Scopri le ultime novità per far scattare l’operazione “glow again” e restituire alla tua pelle un incarnato di porcellana.
Perché si formano le macchie
«Le macchie scure si formano quando i melanociti, le cellule produttrici di melanina situate nella giunzione dermo-epidermica, sono attivati da fattori scatenanti: radiazioni UV, ma anche ormoni e fattori infiammatori che aumentano lo stress ossidativo, oltre alla predisposizione genetica», spiega la dottoressa Tamara Shengelidze, dermatologa alla Fondazione Poliambulanza dell’Istituto Ospedaliero di Brescia, presso la Clinica Medical Group di Milano e la Clinica Polispecialistica Sant’Angela di Desenzano sul Garda (Brescia). «A fine stagione, terminati i bagni di sole, le macchie appaiono sulle aree fotoesposte, come il viso, il collo, il décolleté e le mani, alle quali conferiscono un aspetto avvizzito.
Quali sono le macchiue più comuni
Le più comuni sono il melasma e le lentigo solaris, chiamate anche lentigo senilis perché si manifestano dopo i 40 anni», prosegue la dottoressa Tamara Shengelidze. «Il primo presenta chiazze irregolari dai colori sfumati, che disegnano dei chiaroscuri “a carta geografica” sulle guance, la fronte e il labbro superiore. Sono dovuti all’associazione di due fattori, sole più ormoni, e tendono a recidivare. Il melasma è infatti causato da alterazioni ormonali: gravidanza, pillola anticoncezionale o terapie ormonali, come la TOS prescritta in menopausa. Si è visto, infatti, che nei melanociti sono presenti dei recettori per gli estrogeni e che sia questi sia il progesterone regolano l’espressione della tirosinasi, enzima-chiave della melanogenesi.
Le lentigo solaris hanno un aspetto diverso dal melasma, essendo lesioni monofocali, ben delimitate, dovute al fotodanno cronico che ha provocato un’iperproliferazione e un’iperattivazione dei melanociti. Mentre nel melasma le macchie hanno contorni poco definiti e tendono a confluire le une nelle altre, le lentigo solari sono singole, piatte e circoscritte, tonde o ovali. Anch’esse sono dovute al danno cumulativo dei raggi UV, ma in questo caso gli ormoni sono assolti». Ma perché le donne in menopausa sono più colpite? «Perché il calo degli estrogeni rende i melanociti più reattivi agli stimoli (UV e infiammazione). Inoltre, l’invecchiamento interessa anche i fibroblasti del derma: la loro membrana basale si degrada e aumenta la comunicazione pro-melanogenica tra fibroblasti, cheratinociti e melanociti», risponde la dottoressa Shengelidze.
L’importanza della protezione e la skincare
La discromia più difficile da cancellare è il melasma, perché gli ormoni in gioco rendono i melanociti iperattivi, pronti a risvegliarsi al primo raggio di sole, e perché la pelle mantiene una specie di memoria cellulare che la porta a sintetizzare più melanina. Le soluzioni depigmentanti? Innanzitutto, prima di rivolgersi al medico estetico o al dermatologo, è bene abituarsi ad applicare tutte le mattine una crema solare con massimo fattore di protezione (SPF 50+). Si utilizza sempre, sotto il fondotinta, per evitare gli scherzetti del sole autunnale.
Circa la skincare, esistono sieri, creme, maschere-peeling dalle formule ricche di attivi depigmentanti, ma è possibile farsi fare dal farmacista una preparazione galenica, presentando la ricetta medica. «Personalmente, per avere dei risultati rapidi prescrivo una crema-base con il 4% di acido cogico (che blocca la sintesi di melanina) e il 2% di idrochinone, tra le sostanze più potenti per schiarire la pelle», consiglia il dottor Raimondo Tisbo, medico chirurgo esperto in medicina estetica e laserterapia a Milano. «La crema si usa tutte le sere per alcune settimane, ricordando sempre di applicare un sun block ogni volta che si esce, perché questo trattamento domiciliare sensibilizza la pelle e c’è il rischio di creare nuove macchie se non ci si protegge alla perfezione».
Il laser antispot
Ma poiché la skincare non basta a rimuovere le macchioline color caffé, lo step successivo è recarsi dal medico per effettuare delle sedute di laser o di peeling dermatologici. Il primo, com’è noto, esercita una fotoablazione dello strato più superficiale della pelle, rimuovendo la macchia in maniera rapida, selettiva e sicura. Ma quale laser scegliere? «La tecnologia più nuova associa due lunghezze d’onda, emesse in maniera simultanea, per agire su più strati della macchia: il 1064 nm (nanometri) colpisce selettivamente il marrone della melanina, che viene come sbriciolata in profondità là dove si forma, mentre il 532 nm ha come target la melanina più superficiale. In questo modo la lesione pigmentata si tratta in modo completo, con una profondità di azione che arriva fino a 4-6 mm.
Il laser in questione si chiama ND-Yag Q-Switched (eroga, cioè, microimpulsi luminosi, separati da nanosecondi), ha un assorbimento ottimale da parte della melanina, e impulsi di fluenza stabili, con la stessa energia a intervalli regolari. La tecnologia a doppio impulso e il manipolo frazionale D.O.E. (Difractive Optical Element) consente di abbassare la potenza di picco, riducendo il danno termico subìto dalla pelle e i tempi di recupero: già il giorno dopo puoi camuffare il rossore con il make-up». La seduta dura pochi minuti e non sempre richiede una crema o uno spray anestetico per non avvertire bruciore. Dipende dalla soglia di tollerabiltà ma è importante rimarcare che la crema anestetica va rimossa prima di procedere al laser, per evitare che impatti meno sulla pelle.
L’alternativa: il peeling medicale
E che dire dei peeling dermatologici, effettuati nello studio medico? «Prima di ogni procedura, per 2-4 settimane prescrivo delle creme leggermente esfolianti da usare a casa, che possono essere galeniche o acquistabili già pronte in farmacia», precisa la dottoressa Tamara Shengelidze. «Preparano la pelle alla procedura medica, racchiudono agenti schiarenti (idrochinone 2-4%, retinoidi o acido azelaico) e si abbinano a una fotoprotezione rigorosa, compreso il filtro antiluce blu formato dall’ossido di ferro.
Come peeling medicali si possono usare diverse formule, a seconda del tipo di pelle e delle caratteristiche della macchia, come colore, spessore, dimensioni, sede e data in cui è comparsa. In linea generale, per i peeling superficiali posso usare acido glicolico al 35-50%, oppure salicilico-mandelico al 20-10% (ottimo per pelli sensibili) oppure l’acido lattico al 92%.
Se invece devo agire più in profondità posso puntare su peeling medium, come il TCA (acido tricloracetico) al 15-20% o, ancora più strong, il Tretinoil Peel (massimo al 10%.). Ritengo importante precisare che qualsiasi peeling medio-profondo, nelle pazienti con couperose o rosacea attiva, può peggiorare l’eritema e scatenare i cosiddetti flushing, violenti e improvvisi arrossamenti della pelle. Ma un bravo dermatologo sarà sicuramente scegliere il peeling più adatto al caso».
Le macchie sospette
Macchie come semplice inestetismo? Non solo. «Qualsiasi macchia dev’essere valutata dal dermatologo con il dermatoscopio prima di passare al trattamento, perché laser e peeling possono mascherare o ritardare la diagnosi di lesioni maligne», avverte la dermatologa Tamara Shengelidze. «Tutt’altro che rare, infatti, sono le cheratosi attiniche, lesioni precancerose della pelle causate dal danno cronico dei raggi ultravioletti, che in una piccola percentuale di casi possono evolvere in un carcinoma squamocellulare. Si presentano come chiazze ruvide, eritematose (cioè rossastre), con squame o crosticine visibili a occhio nudo, e non vanno confuse con le semplici macchie senili. Così come la lentigo maligna, definita anche melanoma in situ, è una lesione pigmentata a crescita lenta, con colori multipli e margini irregolari, che esige una diagnosi tempestiva».
Vietato schiacciare i brufoli
Se nei cambi di stagione spunta qualche brufoletto, non schiacciarlo con le dita. «Esistono macchie dovute a iperpigmentazione post-infiammatoria (PIH), cioè frutto di processi infiammatori della cute dovuti a vari motivi», spiega il dottor Raimondo Tisbo. «La colpa è di piccoli traumatismi come, appunto, schiacciare i brufoli allo specchio o eseguire cerette troppo calde (per esempio, per eliminare i “baffetti”).
Anche dermatiti, ustioni e abrasioni, aggravate dal tormentarsi con le mani, possono innescare quella cascata infiammatoria che causa iperpigmentazione. E persino laser o peeling troppo aggressivi possono macchiare una pelle delicata». Per questo, per dissolvere le discromie, è meglio usare un laser a due lunghezze d’onda, che agiscono in modo complementare, come quello che riunisce 1064 e 532 nm: avendo come bersaglio la componente vascolare, quest’ultima lunghezza d’onda è perfetta per dissolvere l’ossiemoglobina.
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