Le chiamano le rughe del leone, perché ricordano l’espressione accigliata del re della foresta. I medici usano il termine “glabellari”, spiegando che si formano per la contrazione ripetuta del muscolo corrugatore del sopracciglio, cosa che capita soprattutto quando siamo concentrati, ma anche stressati. Non a caso è proprio qui, tra le sopracciglia, che nasce uno dei mal di testa più diffusi (lo abbiamo provato tutti, almeno una volta nella vita), la cefalea tensiva.
E indovina? Fra le cause più comuni che la scatenano ci sono le preoccupazioni quotidiane, l’ansia e anche l’affaticamento visivo. Non solo: quel punto preciso fra cornici degli occhi e radice del naso è il fulcro di partenza di diversi altri tipi di mal di testa, come le emicranie e anche la sinusite. «Non dobbiamo sottovalutare quel fastidio iniziale che nasce da qui, ma agire subito con la terapia giusta», spiega Maurizio Versino, docente all’Università dell’Insubria e neurologo presso Humanitas. «Lo sottolineo perché ancora oggi, soprattutto le donne, tendono a rimandare il momento della medicina contando sul sintomo “leggero, che poi magari passa da solo”. Con il risultato che l’antinfiammatorio, preso quando ormai il dolore è cresciuto fino a esplodere, è molto meno efficace e a volte inutile nelle dosi previste normalmente.
Individuare la fonte del problema aiuta a reagire immediatamente e bene, e a fare una prima diagnosi corretta. Fermo restando che un mal di testa che non passa, particolarmente doloroso e che tende a ripresentarsi va analizzato al più presto dallo specialista».
L’ansia che picchia in testa
Qualcosa che stringe, che preme proprio lì, fra le sopracciglia. «All’inizio, quando non è ancora dolore, disturba ma non impedisce di svolgere i propri impegni quotidiani. Può durare qualche decina di minuti ma anche proseguire per diversi giorni, associandosi poi al fastidio per la luce e i rumori», spiega il neurologo. «Parliamo in questi casi di cefalea tensiva, il più comune fra i mal di testa, che caratterizza soprattutto chi è sottoposto a un periodo di particolare stress». Infatti, nei casi in cui si presenta ripetutamente, non è continuativo ma colpirà nel momento di maggior impegno emotivo, nel picco d’ansia.
«Può irradiarsi a tutto il capo, come un cerchio che stringe, ma non è mai un dolore forte, come quello pulsante dell’emicrania o della sinusite», spiega il nostro esperto. Insomma, se gli stati ansiosi sono un po’ la mamma di molti mal di testa, in quello di tipo tensivo sono tra le cause scatenanti maggiori. «Che si tratta, per fortuna e soprattutto quando è episodico, con antinfiammatori molto efficaci contro i sintomi, come il ketoprofene e l’ibuprofene, farmaci da banco a certi dosaggi», aggiunge il professor Versino. «Attenzione però: se ci si accorge che il medicinale non è sufficiente, che il problema non passa, occorre rivolgersi al medico per approfondire».
Giocare d’anticipo sullo stress
Dell’emotività legata alla cefalea si tiene conto anche quando lo specialista, nell’anamnesi, scopre che il disturbo è ciclico, prescinde da eventi contingenti che hanno provocato ansia e magari segue i cambi di stagione, sempre un po’ delicati per la psiche umana. «In questi casi si può fare una profilassi, cioè un intervento di prevenzione utilizzando l’amitriptilina, un antidepressivo triciclico a basso dosaggio, che non dà nessun effetto collaterale su attenzione e concentrazione, ma aiuta a togliere quel malessere di fondo che fa da miccia alla cefalea tensiva ed è utile anche in altri tipi di mal di testa», sottolinea il neurologo.
Attenzione alla vista
È sempre lì, in mezzo alle sopracciglia, ma questa volta il mal di testa, molto simile a quello tensivo come sintomi, colpisce grandi e piccini. «Innanzitutto i bambini, che possono sviluppare una miopia già a sei anni e che, per vederci bene da lontano, sforzano il bulbo oculare per compensare il difetto soprattutto a scuola o quando fanno i compiti a casa», spiega il professor Versino. «Alla fine ci riescono, ma il prezzo da pagare è la cefalea. In questi casi i farmaci non servono, ci vuole l’oculista e un bel paio di occhiali».
E i “grandi”? «In questo caso un eccesso di utilizzo dei device, del computer o del telefonino può dare mal di testa passeggeri, ma se il problema continua nel tempo, si acuisce e il paziente ha fra i 40 e i 45 anni, potrebbe essere presbiopia, cioè la difficoltà a leggere da vicino dovuta al naturale invecchiamento dell’occhio. Se una persona non ha avuto bisogno degli occhiali nel passato all’inizio non ci pensa, e ci mette un po’ a decidere di farsi visitare, spinta poi proprio da “strane cefalee” mai avute prima. Per fortuna, anche se si pensa spesso al peggio, in questo caso tutto si risolve di nuovo con le lenti da lettura», conclude Versino.
Misura la pressione
Ti svegli di notte con il mal di testa? Se la sera prima non hai fatto festa a tavola con gli amici, il giorno dopo vai a misurare la pressione. «Potrebbe nascondere un’ipertensione iniziale non diagnosticata, che richiede rilievi pressori (dal medico o in farmacia) ma anche una serie di esami ematochimici classici (come emocromo, glicemia, profilo lipidico, sodio, potassio…), seguiti da un elettrocardiogramma. Se il problema è questo, stabilizzata la patologia, il mal di testa se ne andrà», afferma l’esperto.
Il naso fa la differenza
L’ultimo protagonista dei mal di testa che parte dal centro della fronte è la sinusite. «Sicuramente il dolore si percepisce nella solita zona sopraccigliare, ma ciò non basta: bisogna osservare bene cosa c’è subito sotto», avverte il neurologo. «Una semplice manovra come premere i seni paranasali (ubicati proprio lì) provoca immediato e significativo dolore, e lo si fa se il naso è libero da secrezioni. Se queste sono presenti, sono gialle o verdastre, vuol dire che all’ostruzione meccanica delle vie aeree si è sovrapposta un’infezione batterica, che va curata con l’antibiotico giusto. Vale la pena poi effettuare una rinoscopia dall’otorino, per diagnosticare eventuali patologie del setto, dei turbinati o la presenza di polipi».
Bevi che ti passa
Chi non si idrata abbastanza si espone a diversi potenziali guai, dal calo di concentrazione alla stanchezza, fra i quali anche il mal di testa. «Purtroppo l’abitudine di bere poco non risparmia anche l’estate», spiega il nostro esperto. «Da qui un’alterazione dell’omeostasi idrica: l’organismo perde più acqua di quanta ne assuma riducendo il volume del sangue, che serve anche all’ossigenazione cerebrale». Di solito è bilaterale, di intensità lieve e moderata ma ha un vantaggio: sparisce in fretta usando un farmaco semplice e naturale, l’acqua.
Quel dolore che dal centro si irradia verso una tempia
L’emicrania, la forma di cefalea più temuta per la sua invasività e diffusione (colpisce circa 6 milioni di italiani, fonte ISS), è famosa perché, lo dice il nome, interessa metà della testa. «Però, può partire dal centro del volto e poi estendersi a un lato», spiega il professor Maurizio Versino. «Per questo, nella primissima diagnosi, non bisogna fermarsi alla collocazione preminente del dolore, ma anche ad altri elementi. Come l’aura che, nel 30% dei casi, la preannuncia facendo vedere al paziente strani scintillii, forme geometriche e linee a zig zag. Il dolore, poi, è debilitante, dura almeno quattro ore consecutive, peggiora con i movimenti della testa (come nella sinusite), si accompagna spesso a nausea, vomito e fono-fotofobia. Oggi, oltre ai triptani, ci sono nuovi anticorpi monoclonali che la prevengono e i gepanti, farmaci efficaci anche per gli attacchi acuti».

