Sole e melanoma, la verità oltre la bufera social: cosa dice davvero la scienza

Le dichiarazioni della nutrizionista e oncologa Debora Rasio, secondo cui il sole avrebbe un ruolo protettivo contro il melanoma e le creme solari potrebbero aumentare il rischio, hanno acceso la discussione online. Gli esperti fanno chiarezza alla luce delle evidenze scientifiche disponibili

Sole e melanoma, la verità oltre la bufera social: cosa dice davvero la scienza
Foto: iStock

È bastato un video di pochi minuti per riaccendere uno dei dibattiti più delicati nel campo della salute: quello sul rapporto tra sole, melanoma e prevenzione dei tumori della pelle. Le dichiarazioni diffuse sui social da Debora Rasio, nutrizionista e specialista in Oncologia, hanno rapidamente fatto il giro del web, scatenando una forte reazione da parte di dermatologi, società scientifiche e numerosi esperti del settore.

Al centro della polemica ci sono alcune affermazioni destinate a far discutere: secondo Rasio, l’idea comunemente accettata che il melanoma sia legato principalmente all’esposizione solare sarebbe contraddetta dai dati scientifici. Al contrario, una maggiore esposizione al sole potrebbe avere un effetto protettivo grazie alla produzione di vitamina D. Nel video – visualizzato da oltre un milione di utenti in poche ore – vengono inoltre sollevati dubbi sull’utilizzo delle creme solari, indicate come possibili responsabili di un aumento del rischio di tumori cutanei.

Il punto fermo della dermatologia

Al centro della discussione c’è una domanda fondamentale: alla luce delle conoscenze scientifiche attuali, qual è il reale rapporto tra esposizione solare e melanoma? «Esiste un dato scientifico che oggi non è oggetto di discussione: le radiazioni ultraviolette sono classificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra gli agenti cancerogeni certi per l’uomo», commenta il professor Giovanni Pellacani, presidente della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e di Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST).

«Il modo più semplice per comprenderlo è osservare ciò che accade nelle persone affette da albinismo. In assenza della protezione naturale offerta dalla melanina, chi vive in aree del mondo ad altissima esposizione solare sviluppa in giovane età numerosi tumori cutanei se non adotta adeguate misure di fotoprotezione. È una dimostrazione concreta e inconfutabile del ruolo dei raggi UV nello sviluppo dei tumori della pelle».

Non si tratta di evitare completamente il sole, perché sarebbe una semplificazione altrettanto sbagliata. «Una corretta esposizione apporta benefici all’organismo, contribuisce alla sintesi della vitamina D e al benessere generale», aggiunge Pellacani. «Il problema è l’esposizione eccessiva e non protetta: esposizioni prolungate, soprattutto nelle ore centrali della giornata, e scottature ripetute rappresentano i principali fattori di rischio modificabili per lo sviluppo dei tumori cutanei. La prevenzione non significa rinunciare al sole, ma imparare a esporsi in modo corretto».

Lo studio citato nel dibattito social

Uno degli elementi che ha contribuito ad alimentare la discussione online è il richiamo a uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, realizzato da un gruppo di ricercatori guidati da Ivan Litvinov della McGill University. L’analisi ha preso in esame i dati di oltre 470 mila partecipanti della UK Biobank, una delle più grandi banche dati biomediche al mondo, con l’obiettivo di approfondire il rapporto tra fattori genetici, caratteristiche individuali, abitudini di vita e sviluppo dei tumori cutanei.

I ricercatori hanno osservato che chi dichiarava di usare più frequentemente la protezione solare presentava anche una maggiore incidenza di tumori cutanei. Un dato che, isolato dal contesto, potrebbe apparire contraddittorio.

Gli stessi autori, però, spiegano che si tratta del cosiddetto sunscreen paradox. In parole semplici, l’associazione osservata non dimostra che le creme solari aumentino il rischio di tumore: è più probabile che chi le utilizza regolarmente sia anche chi si espone maggiormente ai raggi UV, abbia una pelle più chiara oppure abbia iniziato a proteggersi con maggiore attenzione dopo una precedente diagnosi di tumore cutaneo. Nel complesso, gli studiosi ribadiscono quindi l’importanza di usare la protezione solare in modo corretto e costante e di limitare l’esposizione ai raggi ultravioletti, soprattutto nelle persone più vulnerabili.

L’importanza della protezione solare corretta

In particolare, la protezione non deve essere interpretata come una “licenza” per prolungare indefinitamente l’esposizione al sole. Un utilizzo scorretto del prodotto, associato a una permanenza eccessiva sotto i raggi UV, può generare un falso senso di sicurezza e annullare parte dei benefici della fotoprotezione.

«Le creme solari non impediscono completamente il passaggio delle radiazioni ultraviolette», indica il professor Pellacani. «Anche un filtro SPF 50+, se correttamente applicato, non blocca completamente il passaggio dei raggi UV ma ne riduce la quota che raggiunge la pelle. Questo significa che la normale esposizione consente comunque la sintesi della vitamina D, mentre la protezione riduce significativamente il danno biologico causato dall’eccesso di radiazioni. Le creme solari sono tra i prodotti cosmetici più rigorosamente regolamentati in Europa, sottoposti a continui controlli di efficacia e sicurezza, e rappresentano uno strumento fondamentale della prevenzione dermatologica».

Un’ultima considerazione. «Il melanoma non è un’unica malattia», conclude l’esperto. «Esistono diversi sottotipi biologici, con caratteristiche, alterazioni molecolari e comportamenti differenti. Il contributo dell’esposizione ai raggi UV può variare tra questi sottotipi: alcuni si sviluppano più frequentemente su aree cronicamente fotoesposte, mentre altri sono più spesso associati a esposizioni intermittenti intense e alle scottature solari. Rimane tuttavia consolidato che l’eccessiva esposizione ai raggi UV rappresenti uno dei principali fattori di rischio modificabili per il melanoma e per gli altri tumori della pelle. Una corretta fotoprotezione resta quindi uno dei pilastri fondamentali della prevenzione».