Perché il formicolio alle mani colpisce soprattutto le donne (e non è solo colpa del PC)

Termine tecnico: parestesia. Colpisce le nostre estremità perché sono organi ricchi di terminazioni nervose. Dipende da una compressione che altera gli impulsi trasmessi dal cervello e può essere causata da errori posturali protratti a lungo o abitudini usuranti. Un sintomo da non sottovalutare, come ci svela l’esperto 

Perché il formicolio alle mani colpisce soprattutto le donne (e non è solo colpa del PC)
Foto: iStock

Ti svegli e la tua mano sembra ancora addormentata, tanto che quasi non la senti. La scuoti, la muovi un po’ e tutto torna normale. Ti capita anche di notte di sentirla così, come se un plotone di formiche ci stia camminando sopra. Altre volte ti sembra di non avere più una presa salda nel tenere un oggetto. O ancora, dopo un po’ che lavori al computer, avverti un fastidio e devi fare una pausa. Chi ha sentito parlare di tunnel carpale, cioè della “malattia da pc”, pensa subito a questo, ma non sono pochi coloro che si spaventano, ipotizzando chissà quale patologia neurodegenerativa.

Questi formicolii, in fondo, sembrano qualcosa di alieno che si è impossessato del nostro corpo. «Le nostre estremità sono tra le parti più sensibili dell’organismo e il cervello le vede neurologicamente enormi, tanto che l’homunculus sensitivo, che viene insegnato nei primi anni di medicina, è raffigurato con un testone, corpo e gambe minuscole, ma mani veramente enormi», spiega il dottor Mattia Carozzo, chirurgo della mano e Direttore dell’Unità di chirurgia mininvasiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Un’immagine che non è lontana da quella classica dell’extraterrestre che vediamo anche nell’ultimo film di Spielberg, Disclosure Day, dove il visitatore venuto da altri mondi sembra un cugino del nostro homunculus. «In realtà, sull’argomento formicolii e parestesie non c’è più nulla o quasi di misterioso: scopriamo sempre la loro fonte e come trattarla», conferma l’esperto che, in queste pagine, spiega di che cosa si tratta e cosa occorre fare.

Parestesie, formicolii, sensazione di addormentamento

«Le parestesie sono alterazioni della sensibilità delle mani o di altre parti del corpo che vengono percepite come formicolii appunto, punture di spillo o vere e proprie scosse elettriche, a volte persino bruciore localizzato», spiega il dottor Carozzo. «Spesso a questi sintomi si associa la sensazione di addormentamento, con una diminuzione del tatto.

Si verifica ogni qualvolta un nervo sia compresso, irritato o danneggiato, tanto da far sì che la conduzione nervosa diventi anomala. I nervi, infatti, sono dei cavi elettrici di tessuto vivente: hanno un nastro isolante fuori e, all’interno, centinaia di migliaia di cellule lunghe e sottili che trasmettono un impulso elettrico che viene dal cervello. Quando viene compresso, ne viene alterata la funzionalità e il formicolio è uno dei sintomi possibili. Le mani sono particolarmente predisposte a far percepire i disagi perché rappresentano una delle aree più ricche di terminazioni nervose dell’organismo».

Occhio alla mano sotto il cuscino

In quanti mettiamo una mano sotto il cuscino prima di dormire, quasi fosse una coccola, un rituale per prendere sonno? Tanti. «Se lo facciamo senza comprimere la mano a lungo, perché poi la togliamo o ci giriamo nel letto, non ci sveglieremo con l’estremità che sembra ancora immersa in un sonno profondo», spiega il dottor Carozzo.

«Ma se la cosa perdura per ore durante la notte i formicolii sono inevitabili, pur rimanendo benigni. Come sono comparsi, infatti, spariranno. Però dobbiamo imparare ad ascoltare le nostre mani, perché anche un leggero fastidio è un sintomo anticipatorio, esattamente come i crampi. Il nostro cervello ci sta dicendo che stiamo mantenendo troppo a lungo una posizione non corretta (succede anche quando accavalliamo le gambe) e che, se insistiamo per troppo tempo e troppo spesso, finiremo col danneggiare il nervo. Quindi, se avvertiamo qualcosa di strano, fosse anche una sola “formica”, cambiamo la nostra postura, sia a letto che da seduti».

Quando i formicolii compaiono spesso

Invece il gioco cambia quando il sintomo compare frequentemente, dura diversi minuti, persino ore, e obbliga il paziente a svegliarsi durante la notte anche mantenendo posizioni corrette. «Inoltre, interessa sempre le stesse dita e si associa ad altre alterazioni motorie, come perdita di forza, difficoltà nei movimenti fini con un peggioramento progressivo dei sintomi. Allora bisogna ipotizzare una neuropatia compressiva», sottolinea il chirurgo.

C’è dunque, in questo caso, una compressione del nervo che non passerà se non andiamo dal medico. Le donne tra 35 e 70 anni sono le categorie maggiormente a rischio per la sindrome del tunnel carpale. Questa è la patologia più frequente in assoluto nell’arto superiore, e rappresenta il 90% delle compressioni nervose della mano.

«Il carpo è un canale all’interno del quale convergono i tendini flessori delle dita e il nervo mediano. Se la persona usa male questa parte situata sul polso, quindi fa movimenti ripetuti in posizioni non corrette (per esempio utilizzando il mouse) provoca una frizione dei tendini contro le pareti di questo tunnel», spiega il dottor Carozzo. «Le guaine che li avviluppano si irritano, si gonfiano e, occupando più spazio, infiammano il nervo mediano che, in una prima fase, dà i sintomi che conosciamo fino al dolore, ma poi, col tempo, si danneggia, diventa fibrotico, perde la propria funzione sensitiva e motoria delle dita, pollice compreso». In questi casi occorre intervenire al più presto, comunque prima che il danno diventi irreversibile (vedi box).

Formicolii alle mani: più esposte le donne

«Più soggette alla sindrome del tunnel carpale, le donne sono, in genere, anche più predisposte alle infiammazioni delle guaine dei tendini, che rappresentano poi l’inizio dei processi di compressione dei nervi», sottolinea l’esperto. «Queste strutture hanno infatti molti recettori per gli estrogeni e quindi risentono dei periodi di grandi fluttuazioni ormonali. È infatti più facile che formicolii, dolore e gonfiori appaiano se si hanno irregolarità del ciclo, se si soffre di ovaio policistico, in gravidanza ma anche in menopausa, perché questi recettori rendono più viscoso, e quindi meno efficiente, il liquido sinoviale che fa da ammortizzatore fra guaina e tendini. In menopausa il liquido ristagna, creando infiammazione. Anche l’ipotiroidismo facilita l’edema dei tessuti, e quindi questo circolo vizioso». È consigliabile quindi un consulto dal ginecologo o dall’endocrinologo e, in caso di dubbio, anche una visita con lo specialista della mano. 

Quelle fessure sui polpastrelli

Il processo di sviluppo del tunnel carpale può essere lungo. La persona, prima di arrivare al dolore vero e proprio, può passare mesi assumendo una postura scorretta, liquidando i disturbi come eccesso di lavoro. «Per rendere la diagnosi più tempestiva e il ricorso allo specialista della mano precoce, consiglio di osservare bene i polpastrelli», puntualizza il dottor Mattia Carozzo. «Questa sindrome porta, infatti, a una loro ipoidrosi: diventano secchi, con presenza di fessure o piccole ragadi pigmentate. Se si manifestano altri sintomi andare in farmacia o dal dermatologo non basta: un centro specialistico dedicato alla mano e alla chirurgia mininvasiva sarà in grado di effettuare altri esami confermativi della diagnosi. Come il test di Tinel, dove il medico percuote leggermente la cute in punti strategici del polso per evocare eventuali parestesie».

Il terapista della mano

Una buona notizia: esiste oggi una figura professionale super specializzata che affianca il chirurgo con un compito fondamentale: riabilitare per non tagliare. «È il terapista della mano, un fisioterapista che ha conseguito un master universitario in questa scienza, in grado di gestire dal punto di vista riabilitativo tutte le patologie afferenti a questo distretto anatomico, in termini conservativi e anche post chirurgici», spiega il dottor Mattia Carozzo.

«È in grado di costruire tutori di scarico notturno per l’apparato flessore delle dita che mettano a riposo il nervo. Il terapista insegna poi uno stretching specifico che è un vero e proprio yoga delle articolazioni. Questo approccio lo chiamiamo conservativo, perché spesso evita l’intervento».

E se invece occorre il bisturi? «Se esami come l’elettromiografia non ci lasciano scampo perché il nervo è troppo danneggiato, la tecnica endoscopica con un buchino di 5 mm (in anestesia locale) permette di “liberare” il canale senza toccare le strutture circostanti», conclude il chirurgo. «Il recupero è velocissimo: il giorno dopo si può già guidare».