Al 62° Congresso EASD, dove si sono incontrati i maggiori esperti del mondo di diabete e obesità, si sono discusse le ultime novità in tema di terapie. La grande protagonista è stata semaglutide, l’ormai nota molecola che ha permesso una vera e propria rivoluzione nella gestione dell’eccesso di peso e dell’obesità non solo in termini di riduzione del peso, ma anche per i benefici che le evidenze hanno mostrato su diversi aspetti della salute: dalla riduzione del rischio cardiovascolare al miglioramento della capacità fisica, fino agli effetti positivi sulla salute del fegato, delle articolazioni e sulla composizione corporea.
Ma l’innovazione continua incessante. Dagli ultimi studi pubblicati la sua versione in pillole, oltre ad aver dato risultati importanti in termini di efficacia e sicurezza, si pone come alternativa concreta alla versione iniettiva grazie all’alta tollerabilità e alla facilità di integrarla nella routine quotidiana anche in presenza di trattamenti concomitanti di largo impiego.
Sul fronte sovrappeso e obesità
«Nella gestione del sovrappeso e dell’obesità, l’evoluzione del trattamento ha aperto la strada alla personalizzazione della cura», ha affermato il professor Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana di Obesità. «Le due opzioni di somministrazione, orale e iniettiva, ci permetteranno di garantire un maggiore flessibilità per rispondere alle diverse esigenze, puntando sempre sulla sicurezza ed efficacia dimostrata da semaglutide. E in tal senso i dati sulla perdita di peso (21%) e sulla qualità del calo ponderale (l’84% è costituito da massa grassa), così come il mantenimento della funzione muscolare, garantiscono un dimagrimento non solo rilevante in termini quantitativi, ma anche di qualità».
«Semaglutide in pillola rappresenta una delle innovazioni più attese», ha affermato Roberto Vettor, direttore scientifico del Centro per le Malattie metaboliche e della nutrizione presso l’Humanitas Research Hospital di Milano. «Si tratta di una possibilità concreta per le persone che preferiscono un’alternativa alla terapia iniettiva. Nello studio OASIS 4, il farmaco in pillola ha mostrato una perdita di peso media del 17%, che ha raggiunto circa il 22% in una persona su tre. I risultati si associano a un profilo di sicurezza consolidato e coerente con quanto già osservato per la formulazione iniettiva. Infine, gli studi ci dicono che la pillola determina una minore probabilità di sospendere la terapia a causa di effetti collaterali e gastrointestinali. Quindi, nel complesso, semaglutide in compresse è un’opzione terapeutica efficace, ben tollerata e facilmente integrabile nella vita quotidiana. È gestibile anche in presenza di trattamenti concomitanti, inclusi contraccettivi orali e statine».
Sul fronte diabete
«Oggi, sul fronte diabete, non ci limitiamo più a valutare il controllo della glicemia, ma puntiamo sempre più alla prevenzione delle complicanze, alla protezione dell’organo e a una gestione integrata del rischio cardiovascolare, renale e metabolico nel lungo periodo», ha detto Salvatore De Cosmo, presidente nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD).
«In questo percorso, semaglutide rappresenta uno degli esempi più solidi di come l’innovazione terapeutica possa incidere su molteplici aspetti della malattia. I dati raccolti negli ultimi anni dimostrano che, oltre a ridurre efficacemente l’emoglobina glicata consentendo alla maggior parte dei pazienti di raggiungere il loro obiettivo di controllo glicemico, ha dimostrato benefici su eventi cardiovascolari maggiori (-26%), ictus non fatale (-39%), rischio renale composito (-24%) e una riduzione del 54% della progressione dell’arteriopatia periferica.
Il recente riconoscimento nelle Linee Guida ESC 2026, che ha posizionato semaglutide in raccomandazione 1A per migliorare il profilo cardiovascolare del paziente con diabete e malattia renale, conferma sempre di più il ruolo centrale della molecola anche nel miglioramento della qualità di vita».
Tra gli altri benefici
Infine, sono stati presentati anche i nuovi dati dell’analisi post hoc STEP UP, che mostrano che semaglutide può contribuire a ridurre anche la steatosi epatica negli adulti con obesità, senza diabete. Lo studio evidenzia una riduzione di oltre due terzi del grasso epatico, con benefici clinici significativi anche nelle fasi più precoci della malattia.
«Questa analisi dimostra che semaglutide può ridurre il grasso epatico. Ed è anche associata a un miglioramento della salute generale del fegato negli adulti con obesità», continua Roberto Vettor. «Questi risultati suggeriscono che semaglutide potrebbe aiutare ad affrontare le malattie epatiche precocemente, prima che si trasformino in un grave problema di salute in grado di compromettere, a lungo termine, la funzionalità epatica ed in maniera sinergica indurre le complicanze cardiache e renali ed accelerare la progressione dell’obesità verso il diabete di tipo 2. Un dato importante, visto che ben tre persone su quattro con obesità possono presentare steatosi epatica».
Cosa dicono i pazienti
«L’innovazione terapeutica consente alle persone con diabete di poter gestire la malattia con maggiore serenità, migliorare la qualità della vita e ridurre il peso che la patologia continua ad avere nella quotidianità dei pazienti e delle loro famiglie», ha detto Manuela Bertaggia, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Diabetici (FAND).
«La prospettiva di disporre in futuro anche in Italia di soluzioni come la combinazione tra insulina settimanale e semaglutide (altra novità) è un segnale importante. L’auspicio è che si garantisca un facile accesso alle nuove opzioni terapeutiche, affinché il progresso della ricerca diventi realmente un progresso per le persone».
«L’obesità rappresenta oggi uno degli esempi più significativi di come l’innovazione possa modificare concretamente il modo di affrontare una malattia cronica, contribuendo a superare stigma e pregiudizi», ha affermato Eligio Linoci, presidente dell’associazione “La Mattina dopo Aps” e vicepresidente della Federazione italiana associazioni obesità (FIAO). «Le nuove formulazioni, comprese quelle orali, permettono di rispondere meglio alle diverse esigenze dei pazienti e di rendere la gestione della malattia sempre più compatibile con la vita quotidiana, favorendo aderenza e continuità nei percorsi di cura».
La salute duratura inizia ora
«L’insieme di queste evidenze scientifiche e cliniche conferma come l’innovazione nella gestione di diabete ed obesità rappresenti un investimento strategico indispensabile», ha sottolineato Jens Pii Olesen, general manager di Novo Italia.
«Siamo impegnati ogni giorno per assicurare trattamenti in grado di incidere concretamente nella vita quotidiana e per promuovere un’idea di salute che tenga conto delle esigenze reali delle persone. La salute duratura inizia ora: “Lasting Health starts now”. Un messaggio semplice e concreto, presentato proprio in queste giornate, che rappresenta e rafforza quello che da sempre contraddistingue il nostro modo di lavorare e di comunicare con le persone: i progressi devono tradursi in benefici percepibili da subito, nella vita reale di chi gestisce condizioni complesse. Cambiare la vita delle persone e contribuire a una salute duratura è la nostra missione».

