- Perché l’eccesso di calore può dare problemi all’apparato scheletrico, anche se sano?
- Come mai questo cambiamento può arrivare a provocare dolore?
- C’è qualche altro elemento fisico che concorre a dare fastidio?
- Parola chiave disidratazione, dunque: dobbiamo bere di più?
- Che cosa rischiano le nostre cartilagini?
- Le donne sono più meteosensibili degli uomini da questo punto di vista?
- Lo si vede anche durante il ciclo mestruale?
- È un problema comune a tutte le donne?
- Cosa fare quando ci troviamo nella fase acuta del dolore?
- Esistono integratori d’aiuto per drenare i liquidi in eccesso?
- In caso di doloretti, meglio riposare o muoversi?
“Finalmente il sole, così con le temperature in aumento se ne vanno anche quei doloretti che, ogni tanto, nei periodi più freddi dell’anno, danno fastidio alle articolazioni…”. Ci dispiace deluderti. Il caldo è un miorilassante per i muscoli indolenziti, ed è per questo che la maggior parte di noi lo prende come una sorta di panacea per gli acciacchi dell’apparato motoreo. Ma qualche volta può trasformarsi in un nemico per quel complesso insieme di vasi, legamenti, nervi, tessuti e liquidi che formano spalle, gomiti, polsi fino a piedi e caviglie.
Parliamo quindi di articolazioni. «Anche in una persona sana, tutto quello che è calore e afa, soprattutto se si aggiunge all’umidità di certe serate estive (quelle che ti fanno mettere il maglioncino) induce dei cambiamenti fisici. A volte anche dolorosi, soprattutto se il passaggio da uno stato meteorologico all’altro è abbastanza repentino», spiega Luigia Brugliera, medico fisiatra specialista in Neuroriabilitazione e Terapia del Dolore, responsabile dell’Unità di Riabilitazione Specialistica Motoria dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Perché l’eccesso di calore può dare problemi all’apparato scheletrico, anche se sano?
«Durante i periodi di caldo intenso, il nostro organismo attiva diversi meccanismi di adattamento, tra cui la vasodilatazione periferica, cioè l’aumento del calibro dei vasi sanguigni superficiali per favorire la dispersione del calore. A livello articolare e dei tessuti molli, questo fenomeno può determinare un aumento della permeabilità capillare, con conseguente tendenza all’accumulo di liquidi nei tessuti (edema). Il gonfiore, più o meno evidente, è quindi uno dei segni più frequenti. Ciò può favorire o amplificare sintomi in strutture già sollecitate o sensibili».
Come mai questo cambiamento può arrivare a provocare dolore?
«Funziona un po’ come la compressione di un nervo che, passando attraverso canali, fori ossei o guaine, si ritrova in improvvise strettoie che non lo lasciano scorrere libero, comprimendolo e provocando una reazione di malessere locale. Così, se si crea del contenuto liquido all’interno di un’articolazione, si verifica un effetto “manicotto” che la “stringe” e all’inizio la rende rigida, fino poi ad attivare, alla fine di questo processo di compressione meccanica, i recettori del dolore. Situazioni che di solito non si verificano in assenza di caldo-umido o forte escursione termica, a meno che non ci sia un trauma, un problema muscolare o un’artrosi iniziale non ancora diagnosticata».
C’è qualche altro elemento fisico che concorre a dare fastidio?
«Sì, il liquido sinoviale. È il lubrificante delle nostre articolazioni che garantisce lo scorrimento fra i distretti articolari e, anch’esso, risente delle alte temperature e dell’umidità marcata. Ha una sua caratteristica viscosità, che si altera in modo sensibile in presenza di forte calore, per via della disidratazione. Subisce una vera e propria modifica strutturale: da “olio motore” in condizioni ottimali per la nostra macchina scheletrica, diventa molto più denso, creando difficoltà nello scorrimento articolare, dando ulteriore dolore e impaccio funzionale».
Parola chiave disidratazione, dunque: dobbiamo bere di più?
«Sembra noioso ripetere “almeno due litri d’acqua al giorno”, ma il dolore delle articolazioni è una motivazione molto convincente, perché non è legata alla sete (sensazione che spesso si manifesta troppo tardi rispetto al momento di riempire il bicchiere), ma a un fattore fisico che si prova subito, sulle proprie giunture. Esiste poi il pericolo per la cartilagine».
Che cosa rischiano le nostre cartilagini?
«La sudorazione abbondante può portare a una riduzione dello stato di idratazione generale dell’organismo se i liquidi persi non vengono adeguatamente reintegrati. Anche i tessuti muscolo-scheletrici risentono di questa condizione. In particolare, la cartilagine articolare è una struttura ricca di acqua, fondamentale per garantire elasticità, resistenza ai carichi e capacità di ammortizzazione. Uno stato di disidratazione può contribuire quindi a una riduzione dell’efficienza del sistema articolare nel suo complesso, influenzando il liquido sinoviale e la capacità di lubrificazione, con possibile comparsa di sensazioni di rigidità o fastidio, soprattutto in soggetti predisposti. Il dolore articolare che può comparire in queste condizioni è quindi più legato a fattori funzionali e transitori, a differenza dell’artrosi, caratterizzata da una progressiva degenerazione della cartilagine articolare associata a modificazioni dell’osso e dei tessuti circostanti».
Le donne sono più meteosensibili degli uomini da questo punto di vista?
«Assolutamente sì, e ciò è legato alla composizione ormonale differente, con una maggiore tendenza di base a sviluppare problematiche articolari. Quindi anche le condizioni meteorologiche che impattano sulla salute dell’apparato muscolo-scheletrico hanno sicuramente un’incidenza maggiore nel sesso femminile. In menopausa, poi, il calo degli estrogeni diventa la causa principale di dolore, di rigidità. Infatti già nella fase perimenopausale ci accorgiamo come uno dei sintomi ricorrenti sia proprio questo impaccio articolare».
Lo si vede anche durante il ciclo mestruale?
«Sì, se fa molto caldo, perché è caratterizzato da ritenzione idrica, cioè un accumulo temporaneo di liquidi nei tessuti. Questo può causare gonfiore, più spesso a livello di caviglie, piedi e mani (edemi declivi), e dare una sensazione di tensione o fastidio che può essere percepita anche a livello articolare».
È un problema comune a tutte le donne?
«Quando parliamo di dolore articolare bisogna tenere conto anche di un aspetto molto importante, che è la predisposizione genetica. Infatti non è infrequente vedere più soggetti della stessa famiglia con problematiche di questo tipo. Quindi se la mamma e la nonna se ne sono lamentate nel passato, è probabile che seguiremo un po’ la stessa sorte. Contano molto anche altri fattori, come stile di vita, peso corporeo, attività fisica, postura ed eventuali squilibri ormonali. Per questo è utile fare prevenzione: mantenersi attivi, evitare sovraccarichi e, se compaiono i primi sintomi (in estate o in altri periodi), rivolgersi a uno specialista per una valutazione adeguata».
Cosa fare quando ci troviamo nella fase acuta del dolore?
«Il farmaco di prima scelta rimane l’antinfiammatorio. Meglio se selettivo per il dolore articolare, parte cioè della “famiglia” dei cosiddetti antinfiammatori di classe 2, i COXIB (COX2). E poi la crioterapia, quindi l’applicazione locale di ghiaccio: basta che non superi mai i 15 minuti, perché altrimenti si passa all’effetto opposto, cioè pro-infiammatorio a livello articolare».
Esistono integratori d’aiuto per drenare i liquidi in eccesso?
«Possono essere utili gli integratori a base di bromelina, che si estrae dal gambo dell’ananas e che hanno un potente effetto antiedemigeno, quindi aiutano a recuperare la situazione in maniera più veloce. Per idratarsi al meglio, invece, conviene aggiungere potassio e magnesio all’acqua. Questi minerali aiutano a mantenere l’equilibrio dei liquidi e il corretto funzionamento di muscoli e sistema nervoso, contribuendo a una corretta distribuzione dell’acqua nell’organismo. Se c’è anche dolore può essere molto utile integrare con prodotti a base di collagene idrolizzato e di acido ialuronico. Si trovano in farmacia e possono essere prescritti nelle dosi precise dallo specialista».
In caso di doloretti, meglio riposare o muoversi?
«Le attività a basso impatto, quelle che non stressano l’articolazione, sono sicuramente consigliate. Le migliori sono quelle in acqua perché tolgono quel carico tipico della corsa o di altri sport, come quelli a squadra, che ci permette di poter utilizzare le nostre articolazioni senza sovraccaricarle. Quindi nuoto, Pilates e camminata sono assolutamente da promuovere. Per quanto riguarda, invece, la bicicletta – regina di molte estati – dipende dalla tipologia del mezzo e dall’uso che se ne fa. Il problema principale è il terreno troppo accidentato, che poi è quello ideale per la mountain bike. Ma se la usiamo sull’asfalto o su una strada priva di asperità va bene. Anche una bicicletta da strada, fuori dalla ciclabile potrebbe causare sollecitazioni meccaniche che poi impattano negativamente sui distretti articolari».

