Otto bagnanti intossicati di cui un bambino di 5 anni trasportato in ospedale in codice rosso. L’episodio di intossicazione da cloro accaduto a Mentana (Roma) ha suscitato una valanga di interrogativi, perché di solito sono gli operatori delle piscine (che utilizzano il disinfettante per igienizzare l’acqua) a essere vittime di incidenti simili. Ivano Pelosin, ingegnere chimico e socio di Assopiscine, nonché costruttore di piscine, sostiene l’ipotesi di “un cattivo funzionamento della centralina che regola il dosaggio, dopo una possibile interruzione delle pompe di circolazione”.
Perché avviene l’intossicazione da cloro
Il cloro in piscina viene normalmente utilizzato in forma liquida (ipoclorito di sodio) o solida. I pericoli principali dipendono da due possibilità:
1) sviluppo di cloro gassoso: è la causa più grave e frequente negli incidenti di cronaca. Si verifica quando l’ipoclorito di sodio entra in contatto diretto con un acido (usato per abbassare il pH, come l’acido solforico o cloridrico). Questa miscelazione genera una reazione chimica immediata che libera cloro gassoso, un gas verde-giallastro altamente tossico e irritante per le vie respiratorie.
2) Eccesso di cloramine (cloro combinato): quando il cloro si lega a sostanze organiche (sudore, urina, creme), forma le cloramine, responsabili del tipico “odore di cloro”, del bruciore agli occhi e della tosse nei bambini quando la vasca è satura o poco ventilata.
I limiti di legge in Italia
In Italia, la qualità dell’acqua nelle piscine pubbliche e a uso collettivo è regolata dall’Accordo Stato-Regioni (2003) e dalla norma tecnica UNI 10637. La concentrazione del cloro nell’acqua deve essere compresa tra 0,7 e 1,5 parti per milione. «Quando il ph lontano dal valore corretto di 7,2-7,4 e l’acqua è molto contaminata, si forma il cosiddetto cloro legato, la triclorammina, una particolare formulazione chimica che può bruciare gli occhi e causare tosse», spiega l’ingegner Pelosin.
Come funzionano le centraline automatiche
Nelle strutture pubbliche o ricettive, il dosaggio è affidato a centraline elettroniche collegate a sonde. La sonda di pH, misura l’acidità dell’acqua e comanda la pompa dell’acido mentre la sonda Redox/Amperometrica, misura il potere disinfettante dell’acqua e comanda la pompa del cloro.
Se la pompa di ricircolo dell’acqua della piscina si ferma, ma la centralina continua a iniettare cloro e acido nei tubi, i due prodotti si accumulano e reagiscono tra loro nello stesso tratto di tubatura. Quando la pompa riparte, una “bolla” di cloro concentrato o di gas viene spinta direttamente in vasca.
Poi c’è il caso delle sonde sporche o starate. Una sonda coperta dal calcare o guasta può leggere un valore errato (es. “zero cloro”) e continuare a pompare sostanze chimiche all’infinito. Da non sottovalutare l’errore umano nei serbatoi, come versare per sbaglio l’acido nel serbatoio del cloro (o viceversa) durante il rabbocco nei locali tecnici.
Sintomi da intossicazione
L’inalazione di cloro gassoso o l’esposizione ad altissime concentrazioni provoca una serie di effetti quali tosse insistente, senso di soffocamento o peso al petto, bruciore inteso a occhi, naso e gola, nausea, vomito o vertigini.
Cosa fare in caso di emergenza
In caso di intossicazione da cloro, innanzitutto bisogna allontanare subito i bambini e i bagnanti dall’area della piscina portandoli all’aria aperta. Chiamare immediatamente il 112 o il Centro Antiveleni e non somministrare bevande o provocare il vomito senza indicazione medica.
Il cloro è necessario
L’uso del cloro è sempre obbligatorio perché elimina i batteri che possono contaminare l’acqua tramite l’aria e i bagnanti. Il cloro è usato anche per evitare la contaminazione dell’acqua del rubinetto che beviamo.
Novità in arrivo per la sicurezza
In Parlamento è in discussione un disegno di legge sulla sicurezza nelle piscine, che oltre a far fronte agli incidenti dei bagnanti risucchiati dai bocchettoni, come hanno riportato le cronache di questi giorni, interviene anche sulla gestione igienico-sanitaria e sul trattamento dell’acqua con il cloro. L’obiettivo è garantire il rispetto di precisi parametri chimici per mantenere un livello di disinfezione efficace e di evitando sia un’insufficiente clorazione, sia dosaggi eccessivi. Per questo motivo si pensa di rendere obbligatorio un particolare tipo di sensore utile a regolare l’erogazione del cloro.

