Ti gira la testa quando ti alzi in piedi? Non sempre è pressione bassa

Capogiri, vista offuscata e instabilità possono dipendere anche da disturbi dell’equilibrio o da altri fattori. Ecco come riconoscere le possibili cause, cosa può favorire il disturbo e quando è consigliabile consultare il medico

Ti gira la testa quando ti alzi in piedi? Non sempre è pressione bassa
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Capita a molte persone: ci si alza rapidamente dal letto o dalla sedia e, per qualche secondo, si avverte una sensazione di testa leggera, instabilità e vista offuscata. «Può essere dovuto all’ipotensione ortostatica, cioè a un temporaneo calo della pressione arteriosa che si verifica quando si passa dalla posizione sdraiata o seduta a quella in piedi», spiega la dottoressa Maria Gabriella De Pieri, specialista in Cardiologia della Casa di Cura San Camillo di Milano. «Tuttavia, disturbi di questo tipo possono avere anche altre cause. Se si manifestano frequentemente, durano a lungo o sono particolarmente intensi, è importante approfondirne l’origine».

Perché succede quando ci alziamo

Quando passiamo rapidamente dalla posizione sdraiata o seduta a quella in piedi, la gravità favorisce lo spostamento di una parte del sangue verso le gambe. Per alcuni istanti, quindi, al cuore e al cervello può arrivare una quantità di sangue leggermente inferiore.

«L’organismo mette subito in atto alcuni meccanismi per compensare questo cambiamento», descrive la dottoressa De Pieri. «Il cuore aumenta la frequenza dei battiti e i vasi sanguigni si restringono, contribuendo a mantenere stabile la pressione arteriosa e a garantire al cervello un adeguato apporto di sangue. Se questa risposta è rapida ed efficace, non ci accorgiamo di nulla. Quando invece l’adattamento richiede qualche secondo in più, possono comparire sensazione di testa leggera, vista offuscata, debolezza o instabilità».

Si tratta di una risposta fisiologica che può verificarsi in chiunque, ma alcune persone sono più predisposte. «Chi ha una pressione arteriosa naturalmente bassa, per esempio, può avvertire più facilmente questi disturbi. Questo perché il passaggio alla posizione eretta può provocare un ulteriore calo pressorio», osserva l’esperta.

Per questo è preferibile evitare di alzarsi bruscamente, soprattutto dal letto. «Una buona abitudine è sedersi e aspettare qualche secondo, anche un minuto se necessario, prima di mettersi in piedi», consiglia la dottoressa De Pieri. «In questo modo si dà all’organismo il tempo di adattarsi gradualmente al cambiamento di posizione, riducendo il rischio di capogiri e instabilità».

La cautela è importante anche per un motivo pratico: quando il calo pressorio è più marcato, la sensazione di testa leggera può comparire all’improvviso e provocare una perdita di equilibrio. «Il rischio principale è quello di cadere, soprattutto nelle persone anziane o più fragili. Fermarsi qualche istante prima di iniziare a camminare è quindi una precauzione semplice, ma utile», assicura la cardiologa.

Quali sono le altre cause dei capogiri

Non sempre, però, questi disturbi dipendono dalla pressione arteriosa. Possono entrare in gioco anche altri fattori, tra cui alterazioni della colonna cervicale o dell’orecchio interno, che svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio.

«Con l’età, la colonna cervicale può andare incontro a modificazioni artrosiche: la normale curvatura del collo può ridursi e gli spazi tra le vertebre possono restringersi», dice la dottoressa De Pieri. «Queste alterazioni possono contribuire a provocare una sensazione di instabilità o sbandamento, come se si “camminasse sul cotone”, più che una vera e propria vertigine».

Nella maggior parte dei casi, quando le modificazioni della colonna non sono particolarmente significative, non è necessario ricorrere alla chirurgia. La gestione dipende dall’intensità dei disturbi e dalla valutazione dello specialista.

Un’altra possibile causa riguarda l’orecchio interno, dove si trova il sistema vestibolare, fondamentale per mantenere l’equilibrio e orientare il corpo nello spazio. Al suo interno sono presenti anche piccoli cristalli, gli otoliti, che contribuiscono a informare il cervello sui movimenti e sulla posizione della testa. «Quando questi cristalli si spostano dalla loro sede, possono provocare una vertigine improvvisa e intensa, soprattutto in seguito a determinati movimenti o cambiamenti di posizione», spiega l’esperta. È il quadro tipico della vertigine parossistica posizionale benigna, che può essere diagnosticata e trattata dall’otorinolaringoiatra attraverso specifiche manovre di riposizionamento.

Una sensazione di debolezza o di testa leggera può comparire, in alcune persone, anche dopo aver mangiato. In seguito a un pasto abbondante, infatti, una maggiore quantità di sangue viene convogliata verso l’apparato digerente. In chi è predisposto, questo cambiamento può favorire una riduzione della pressione arteriosa e provocare debolezza, capogiro o una sensazione di mancamento. «Si tratta di un fenomeno che può rientrare nell’ipotensione postprandiale. Questa è dovuta alla difficoltà dell’organismo a compensare adeguatamente la redistribuzione del flusso sanguigno dopo il pasto», precisa la dottoressa De Pieri.

Quando preoccuparsi

Se la sensazione di testa leggera o di instabilità compare solo occasionalmente, dura pochi secondi ed è associata al passaggio dalla posizione sdraiata o seduta a quella in piedi, nella maggior parte dei casi non è motivo di preoccupazione. Lo stesso vale, in generale, quando il disturbo si presenta secondo modalità già note. Per esempio, in una persona che sa di avere la pressione bassa o problemi a livello cervicale.

È invece opportuno parlarne con il medico quando il sintomo è nuovo. Se, cioè, compare senza una causa evidente, si ripete frequentemente o presenta caratteristiche diverse dal solito. «Nella pratica, il primo riferimento può essere il cardiologo oppure l’otorinolaringoiatra», suggerisce la dottoressa De Pieri. «La scelta dipende molto da come si manifesta il disturbo: se compare in relazione a un cambio di posizione, a determinati movimenti della testa o a una vera sensazione di vertigine, può essere indicata una valutazione otorinolaringoiatrica. Se invece prevalgono debolezza, sensazione di mancamento o altri sintomi compatibili con un problema di pressione, può essere utile rivolgersi al cardiologo». L’ortopedico può invece essere coinvolto quando si sospetta un problema della colonna cervicale e la valutazione clinica lo rende necessario.

Anche le circostanze in cui compare il disturbo possono offrire indicazioni utili. «Ai miei pazienti chiedo sempre se hanno fatto qualcosa di diverso dal solito. Per esempio, se hanno girato bruscamente la testa, se il sintomo è comparso dopo aver mangiato o se è legato a un determinato movimento o cambiamento di posizione», racconta l’esperta. «Sono informazioni che possono aiutare a orientare la diagnosi».

Ci sono, però, situazioni in cui è importante non aspettare. «Quando la vertigine compare per la prima volta ed è particolarmente intensa, soprattutto in una persona che non ha mai avuto episodi simili, bisogna prestare attenzione anche agli eventuali sintomi associati», raccomanda la dottoressa De Pieri.

Nausea e forte debolezza possono accompagnare una vertigine importante, ma alcuni segnali neurologici richiedono una valutazione medica tempestiva: vista offuscata o doppia, difficoltà a parlare, problemi a camminare o a mantenere l’equilibrio, debolezza o formicolio a un lato del corpo oppure un mal di testa improvviso e molto intenso.

«È importante ascoltare anche la propria percezione: chi ha già avuto episodi simili spesso riconosce quando qualcosa è diverso dal solito», aggiunge l’esperta. «Questo non significa necessariamente che ci sia una patologia grave, ma un cambiamento netto nella modalità con cui si presenta il sintomo merita di essere valutato».

Attenzione ai farmaci

Anche alcuni farmaci possono favorire la comparsa di capogiri, debolezza o cali della pressione quando ci si alza in piedi. Il problema può manifestarsi soprattutto all’inizio di una nuova terapia, dopo una modifica del dosaggio o quando vengono associati più medicinali che possono influire sulla pressione arteriosa.

«È il caso, per esempio, di alcuni farmaci antipertensivi, in particolare, quelli che favoriscono la dilatazione dei vasi sanguigni. Se l’effetto sulla pressione è eccessivo, può verificarsi un calo pressorio e, di conseguenza, comparire debolezza, sensazione di testa leggera o instabilità, soprattutto nel passaggio alla posizione eretta», spiega la dottoressa De Pieri. Per questo, quando si inizia o si modifica una terapia per l’ipertensione, è importante controllare la pressione. E segnalare al medico la comparsa di eventuali nuovi disturbi.

Un’attenzione particolare va riservata anche alle associazioni tra farmaci. Alcuni medicinali utilizzati per trattare l’ipertrofia prostatica benigna, per esempio, possono abbassare la pressione e, se assunti insieme a determinati antipertensivi, contribuire a potenziarne l’effetto. «È quindi importante che il medico conosca tutti i farmaci che il paziente assume, compresi quelli prescritti da altri specialisti, così da poter valutare eventuali interazioni ed evitare che gli effetti sulla pressione si sommino», conclude la cardiologa.