Se pensiamo a un mare tropicale, probabilmente la barriera corallina è una delle prime immagini che visualizziamo. È la cartolina perfetta di una vacanza esotica: un mondo sottomarino colorato e pieno di vita.
Nella barriera corallina esiste un’ecosistema in cui i polipi vivono in simbiosi con le alghe, creando uno degli habitat protettivi più importanti per la vita acquatica e dando vita a uno degli ambienti più ricchi di biodiversità al mondo. Qualcosa di esotico che in realtà non troviamo soltanto in Australia, nel Mar Rosso o alle Maldive ma persino nel nostro mar Mediterraneo. E anche nei nostri mari i coralli sono in difficoltà. La buona notizia è che tutti, in modo semplice, possiamo dare una mano per mantenerli sani e garantire un ambiente accogliente a tutte le specie che vivono tra i coralli.
Facciamo il punto sulla situazione
Quasi la metà dei coralli nel mondo sono a rischio di estinzione. La lista rossa delle specie minacciate, compilata dall’IUCN nel 2024, mostra che il 44% delle 892 specie di coralli che formano barriere coralline è in pericolo. Nella valutazione precedente del 2008 il risultato era che un terzo dei coralli si trovava in sofferenza.
La principale minaccia per le barriere coralline è senza dubbio il cambiamento climatico, che porta con sé periodi prolungati di caldo estremo, con il riscaldamento delle acque, e cicloni che contribuiscono a frammentare gli habitat marini. Oltre al cambiamento climatico e alle relative conseguenze di sbiancamento dei coralli, altre minacce sono l’inquinamento, i reflui dell’agricoltura che finiscono nel mare e la pesca non sostenibile. «La scomparsa delle barriere coralline non è solo un dramma ecologico, ma un punto di non ritorno climatico a livello globale: coprono solo l’1% dei fondali ma più del 25% della vita marina dipende da questi preziosi organismi e la loro scomparsa sta mettendo in pericolo l’equilibrio dell’intero ecosistema» esordisce Laura Gentile, responsabile progetti di Fondazione Marevivo.
«Sono tra gli esseri viventi più antichi del pianeta, hanno resistito a ben cinque estinzioni di massa, eppure rischiano di non sopravvivere all’attuale crisi climatica. Per questo Fondazione Marevivo ha lanciato MedCoral Guardians, il primo progetto di tutela dei coralli del Mediterraneo. L’obiettivo è di promuovere la consapevolezza mediante attività di educazione ambientale e di sviluppare iniziative di ricerca scientifica», spiega l’esperta.
Il corallo del Mediterraneo: la Cladocora caespitosa
MedCoral Guardians è il primo studio in Italia mirato alla conservazione e alla sensibilizzazione sulla Cladocora caespitosa. «È un corallo del Mediterraneo che in alcune aree versa in uno stato di sofferenza. Appartiene alla classe degli Antozoi, che significa “animali a fiore” perché i polipi che lo costituiscono somigliano a piccoli boccioli, formanti complesse strutture tondeggianti. Per questo è chiamato anche corallo “a cuscino” o “a pagnotta”. E come tutte le barriere coralline, le strutture create dalla Cladocora supportano numerose specie marine offrendo nutrimento, rifugio e aree protette per la riproduzione», spiega Laura Gentile.
«È importantissimo salvaguardarlo perché è la specie che forma l’habitat: se viene danneggiato o scompare, l’intera struttura tridimensionale crolla. Questo porta alla progressiva perdita di tutte le specie che lo popolano, con un conseguente crollo della biodiversità. Inoltre le colonie di Cladacora sono fondamentali perché sequestrano CO2 atmosferica, contribuendo a limitare l’effetto serra, e proteggono le coste dall’erosione per la loro capacità di attenuare la forza delle onde».
Come riconoscere la Cladocora
Il colore di una Cladocora in buona salute è giallo/bruno, ed è dovuto ad alghe microscopiche chiamate zooxantelle, che vivono dentro i polipi del corallo. Le alghe gli forniscono nutrimento mettendo in atto la fotosintesi e, in cambio, i polipi dei coralli offrono alle alghe un posto sicuro dove vivere e altre sostanze utili per crescere. Insomma, una bella collaborazione fra un organismo vegetale e uno animale, fondamentale per costruire habitat belli da vedere e preziosi.

Ma i coralli sono piante o animali?
I coralli sono colonie di minuscoli animali, i polipi, che crescono solo pochi millimetri l’anno e possono formare strutture che durano migliaia di anni. Sui loro tentacoli ci sono cellule urticanti chiamate cnidociti che sono come piccole trappole pronte all’azione. Dentro a ogni cnidocita c’è una sorta di minuscola molla, pronta a scattare velocissima e a emettere un filamento velenoso per bloccare le prede. La Cladocora usa gli cnidociti raramente perché grazie alle alghe zooxantelle ha già il cibo che le serve.
Il progetto di salvaguardia
Lanciato nella primavera del 2025 nell’area marina protetta di Ustica, l’isola del Tirreno meridionale, MedCoral Guardians coniuga attività prettamente scientifiche con altre che prevedono la partecipazione attiva di cittadini, per garantire il rispetto dell’ecosistema marino. Sempre nel 2025 MedCoral Guardians ha raggiunto anche le aree protette di Tavolara e Punta di Coda Cavallo, in Sardegna, e di Punta Campanella, in Campania, sul promontorio di fronte a Capri.
«Concretamente, il progetto scientifico prevede la verifica dello stato delle colonie, con un monitoraggio e un censimento. Se necessario, si avvia un progetto di restoration, quindi di ripristino ecologico, mirato a recuperare ecosistemi degradati», spiega la nostra interlocutrice. Rientra, quindi, nei progetti che prevedono anche la possibilità di mettere mano per sistemare quello che non va. E con questa finalità croncreta, tanti giovani ricercatori esperti in biologia marina stanno prendendo parte, con entusiasmo, a MedCoral Guardians.
Tutti possono partecipare
C’è poi la parte dedicata all’informazione. «Coinvolgiamo cittadini, turisti, subacquei e studenti, promuovendo e distribuendo materiale informativo sulle minacce che compromettono la sopravvivenza dei coralli. Certo, la principale causa della regressione degli ultimi decenni è dovuta al cambiamento climatico, ma motivi di sofferenza importanti per la Cladocora sono anche l’ancoraggio selvaggio, il dragaggio, la pesca sportiva a strascico e artigianale, l’inquinamento delle acque e la colonizzazione da parte di specie algali invasive.
Tutti possiamo essere utili, sia per evitare comportamenti errati, sia per segnalare colonie in difficoltà», suggerisce Laura Gentile. Per questo motivo Marevivo ha avviato dei percorsi di formazione, non solo per chi lavora nelle aree marine protette, ma anche per i centri diving in prossimità delle zone dove MedCoral Guardians è già attivo. Bastano azioni semplici
- raccogliere i rifiuti che si trovano in mare o sulla battigia
- usare creme solari eco compatibili, con un impatto minimo sulla vita marina
- non portare via sabbia e conchiglie
- non toccare i coralli
«Agli appassionati di subacquea abbiamo lanciato una sfida ancora più grande», aggiunge l’esperta di Marevivo. «Chiediamo a chi si immerge di partecipare a un contest fotografico per documentare lo stato della Cladocora e delle specie che vivono in simbiosi. Basta registrarsi come Observadores del Mar indicando la zona di immersione e la specie avvistata, oltre alla profondità e alla temperatura dell’acqua. Poi si scatta una foto, per permetterci di tutelare al meglio i coralli».
Per partecipare, informati nelle tre aree marine protette coinvolte e nei centri diving annessi. Oppure clicca qui.

