È un grande classico dell’infanzia, il porto sicuro di ogni bambino, molti genitori lo sanno bene: è la pasta in bianco. Con un filo d’olio e il tocco immancabile di parmigiano. Bianco anche lui. Praticamente un piatto da corsia d’ospedale, di cui i piccoli sembrano non stancarsi mai. E le varianti sono sempre in “nuance”: riso bianco, pesce bianco, carnina bianca (o marroncina, se si tratta di carne rossa, ma il tema vincente è la semplicità).
I bambini sono sospettosi verso il cibo che non conoscono
Il filo rosso che lega i cibi in bianco, dicevamo, è la semplicità. «Ai bambini non piacciono i “pasticci”», commenta Marco Bianchi, divulgatore scientifico per la Fondazione Umberto Veronesi. Dunque, niente sughetti, né tantomeno ratatouille colorate per condire i maccheroncini? Se i più piccoli non li gradiscono, non preoccupiamoci, anche se siamo portati a pensare che siano attirati dai colori. «Certo, i bambini sono attratti dalle tinte forti, ma non a tavola» continua Massimo Cordini, pediatra. «Nell’alimentazione sono monotoni e sospettosi, preferiscono mangiare cibi che conoscono già. E piatti come la pasta o il riso bianchi per loro rappresentano una sicurezza».
Attenzione ai messaggi contraddittori
A volte, poi, i genitori stessi, anche se involontariamente, inviano un messaggio contraddittorio: «Nella mia esperienza noto che sono ancora tante le mamme che pensano che per i più piccoli sia più sano, in generale, mangiare in bianco. Certo, se il bambino non è stato bene o ha avuto una gastroenterite, è corretto proporre un po’ di riso in bianco con un filo d’olio. Ma diversamente non ce n’è motivo. E in ogni caso, una volta che il disturbo è passato, è inutile offrire un menu “ospedaliero” per giorni e giorni», dice il pediatra.
Se i piccoli non sono interessati ad altri cibi, comunque, meglio non insistere. «Nella stragrande maggioranza dei casi questo atteggiamento è assolutamente normale», dice il pediatra. E il momento del pasto non deve diventare una guerra. «Spesso le mamme vivono male tutto ciò e continuano a proporre ai figli alimenti e ricette sempre diversi. «Ma è uno spreco di energie. Anche perché, a volte certe preferenze durano fino all’adolescenza» dice il dottor Cordini.
«Anch’io raccomando di non insistere», aggiunge Marco Bianchi. Qualche piccolo trucco, però, c’è. «Provate a servire il sughetto o il condimento previsto a parte. Ho visto bambini rifiutare categoricamente una pasta e piselli, ma poi mangiare con soddisfazione i due alimenti separatamente e in piatti diversi. E poi, coinvolgeteli in cucina, fategli toccare i cibi con mano, invitateli a prepararli con voi, fategli notare i vari passaggi che subisce un cibo, da crudo a cotto, da intero a frullato, per esempio. Questo è anche un momento ideale per convincerli ad assaggiare qualcosa di nuovo».
Articolo aggiornato il 3 settembre 2026

