Il prurito, fastidio a parte, è una cosa seria. È vero: questa è la sua stagione, complici zanzare, cloro, sabbia, sole e sudore. Ma se si presenta, soprattutto per la prima volta, non sottovalutiamolo: può significare che la nostra pelle sta cambiando, e non solo. Ce lo dice la moderna dermatologia, che ha fatto passi da gigante negli ultimi anni sia dal punto di vista delle diagnosi che da quello delle terapie.
Si è capito, per esempio, che oltre la pelle ci può essere molto di più, e che un prurito può essere la punta dell’iceberg in grado di nascondere una malattia dell’organismo. O magari un noioso (e contagioso) parassita. Oppure ha a che fare con la femminilità, in costante evoluzione.
Quindi il messaggio che ci lancia la nostra super esperta in “pruriti e dintorni”, la professoressa Anna Campanati dell’Università Politecnica delle Marche e dirigente clinico dell’AOU Marche è: non spaventiamoci (e non grattiamoci troppo) per un prurito ma, anche se passa dopo l’estate, facciamo un controllo. Ecco i tanti perché.
Tipi di pelle e prurito: le domande all’esperta
Perché d’estate capita di più?
«Innanzitutto perché la cute è più esposta a fattori che possono scatenare il prurito, per esempio le punture d’insetto, ma anche le irritazioni meccaniche che si verificano per il contatto con l’ambiente: la sabbia, anche solo sdraiandoci, o passeggiando nell’erba di un campo. Oltre alle irritazioni meccaniche, poi, aggiungiamo l’azione di sudore e calore: tutti fattori che possono esacerbare il prurito».
Ma succede solo a chi ha già una cute con dei problemi o a tutti?
«Sicuramente di più a chi ha una pelle vulnerabile perché, per esempio, soffre ciclicamente di dermatite. La sudorazione, il calore e vari allergeni possono penetrare più facilmente attraverso la cute irritata o infiammata. Ma anche una sana può incorrere in queste reazioni».
Quindi anche una pelle normale può reagire?
«Sì. Per esempio esiste l’orticaria colinergica, che è scatenata dalla combinazione dell’aumento della temperatura esterna e dalla conseguente sudorazione corporea. Allora si possono utilizzare gli antistaminici, che bloccano l’istamina, il mediatore del prurito».
Un altro caso classico di cute sana che di colpo reagisce?
«Quello della piscina. Il cloro peggiora e altera la funzione di barriera della pelle, soprattutto se stiamo troppo a lungo in un’acqua particolarmente clorata».
Ma esporsi al sole o essere abbronzati può creare problemi?
«In alcune persone predisposte all’orticaria solare l’esposizione può scatenare prurito intenso. È un’altra delle cosiddette orticarie croniche inducibili, cioè provocate da fattori esterni. Il sole induce infatti una reazione immunitaria che porta alla degranulazione dei mastociti, cellule che contengono l’istamina che viene liberata in modo massivo con l’esposizione ai raggi UV. Nelle persone non predisposte a questo tipo di orticaria l’esposizione ai raggi UV e la conseguente abbronzatura non comportano il problema, se non verso la fine dell’estate.
Cosa succede: durante le vacanze la cute si ispessisce perché è il suo modo di difendersi dalle radiazioni ultraviolette. Poi, quando si perde progressivamente l’abbronzatura con il ricambio cellulare, le terminazioni nervose della cute, più esposte in questa fase all’ambiente, si fanno sentire, quindi con la desquamazione può comparire il prurito. Per fortuna di solito è tollerabile e si supera con l’uso di creme idratanti. L’importante è non grattarsi, perché il prurito induce ulteriore prurito».
Cosa fare se il prurito continua
E se il prurito continua anche dopo?
«Quando persiste, anche su una cute apparentemente sana, entriamo nel campo del “prurito sine materia”, che insiste in un paziente dove non ci sono altri segni di malattia. L’estate può essere stata l’elemento scatenante e il sintomo la punta dell’iceberg di un problema sistemico, perché le malattie nascoste che hanno come segnale questo sintomo possono essere tante. Per esempio, succede nel caso di diabete: in tale frangente il prurito si definisce neuropatico, cioè origina da una neuropatia periferica sensitiva caratterizzata da un’alterazione delle terminazioni nervose, e quindi il paziente percepisce molto di più la sensazione pruriginosa. Oppure in caso di insufficienza renale o epatica. Poi ci sono le malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso, o quelle bollose della cute in fase iniziale e, più spesso, il disturbo compare se si hanno problemi alla tiroide».
L’iper o ipotiroidismo possono quindi manifestarsi così?
«Sì perché l’ipotiroidismo può portare a secchezza della cute che causa prurito, mentre nell’ipertiroidismo si verifica un aumento della sensibilità cutanea al calore, e quindi al sintomo. In caso di malattie della tiroide la cura del prurito è definita “causale”, ovvero si deve curare la patologia tiroidea di base per farlo scomparire. La remissione dal sintomo però avviene lentamente, dopo un po’ di tempo che la cura per l’iper o ipotiroidismo ha avuto il suo effetto sulla funzione tiroidea».
È significativo che colpisca solo certe parti del corpo?
«A volte sì. È il caso di un prurito molto particolare che colpisce la parte alta della schiena fra le scapole, che si chiama notalgia parestesica. È un disturbo legato a uno stato di iperattività delle terminazioni nervose che innervano la cute del dorso. Qui il grattamento evoca un’ipertrofia delle strutture nervose periferiche che diventano più sensibili, superficiali e ricettive alla trasmissione dell’impulso del prurito. Questo succede nella notalgia, ma anche in tutti quei casi in cui il prurito cronico porta a un grattamento sempre più frequente, maggiore e lesivo. Insomma, si instaura una sorta di sensibilizzazione maggiore, come risultato di un circolo vizioso “pruritograttamento”».
Prurito d’estate: come curarlo
Come si cura chi diventa più sensibile?
«In un modo “sorprendente”. Per esempio si può usare la capsaicina a livello topico, un derivato del peperoncino che “inganna” le terminazioni nervose di questi pazienti ipersensibili, creando un’alterazione nella trasmissione del prurito, una sorta di “specchio per le allodole”. Oppure si usano i gabapentinoidi che, sempre agendo sul sistema nervoso centrale, intervengono sui meccanismi di trasmissione nervosa del fenomeno».
Anche i farmaci lo scatenano?
«Sì, per esempio gli ace-inibitori per ridurre la pressione o l’idrossiclorochina, un antimalarico utilizzato per alcune malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide».
Il prurito notturno ha un significato particolare?
«Di notte, in genere, si avverte maggiormente perché esiste il ritmo circadiano del cortisolo. E questo ormone antinfiammatorio si riduce proprio nelle ore notturne. In più in questa fase della giornata c’è un aumento della temperatura corporea che può intensificarne la percezione. Detto questo, il prurito prevalentemente notturno è un campanello d’allarme importante per noi dermatologi, perché può segnalare una malattia sistemica o la presenza di parassiti».
Quali sono i parassiti più diffusi al momento?
«Gli acari della scabbia. C’è un aumento significativo negli ultimi anni dovuto a una intensificazione dei viaggi internazionali. Questo parassita è invisibile al paziente, contagioso ma per fortuna per noi dermatologi è di facile diagnosi perché basta utilizzare il dermatoscopio, lo strumento che usiamo per osservare i nei. Vediamo il particolare cunicolo, che è il tragitto che l’acaro forma nello spessore della cute dove poi si annida, una sorta di galleria nello spessore dell’epidermide. La diffusione della scabbia è dovuta anche a forme di resistenza ai farmaci usati tradizionalmente (come la permetrina) per debellarla. Quindi il rischio di trasmissione e circolazione del parassita aumenta. Per questi motivi si sta diffondendo l’impiego di ivermectina per bocca su larga scala. Funziona bene e, ad oggi, non sono note forme di resistenza».
Ci sono dermatiti atopiche che compaiono da adulti?
«La dermatite atopica è più comune nei bambini ma anche negli adulti non è rara e colpisce fino all’8% della popolazione. Noi, in Italia, col 5%, ci collochiamo fra i Paesi con la più alta incidenza della malattia nella media europea. Di solito esordisce nell’infanzia e tende a scomparire in età scolare. In realtà la malattia può andare in remissione persistente, ma anche “insabbiarsi” e ricomparire in differenti fasce d’età: durante l’adolescenza, da adulti o addirittura dopo i 65 anni. Non possiamo più, quindi, considerarla una malattia pediatrica o rara anche perché, appunto, ne possono soffrire gli adulti che non l’hanno mai avuta prima: si chiamano dermatiti atopiche a esordio tardivo.
Il problema si presenta con la comparsa di secchezza e ispessimento cutaneo, fino alle manifestazioni tipiche dell’eczema. Negli adulti può manifestarsi su tutto il corpo, prediligendo le aree flessorie, ma localizzarsi anche solo nel distretto della testa e del collo. I pazienti devono affidarsi a dermatologi preparati perché la diagnosi non è semplice, in quanto questa malattia è una grande simulatrice di altre patologie della cute. Fortunatamente esistono centri di riferimento su tutto il territorio nazionale, a cui i pazienti possono rivolgersi per la diagnosi e la cura di questa malattia».
Quali sono le ultime grandi novità nel campo del prurito?
«I nuovi farmaci biologici o le cosiddette piccole molecole che bloccano l’effetto delle sostanze pro-infiammatorie. Negli ultimi anni il nostro modo di curare queste malattie è stato rivoluzionato dalla comprensione dei processi immunitari e dei meccanismi molecolari (per esempio delle interleuchine infiammatorie) che sottendono il prurito. Le nuove cure bloccano l’azione degli agenti infiammatori sia a livello cutaneo sia sistemico. E sono efficaci non solo nella dermatite atopica ma anche in altre malattie infiammatorie, come la prurigo nodularis, che è una malattia infiammatoria caratterizzata dalla comparsa di noduli pruriginosi disseminati su tutto il corpo ed è molto invalidante».

