- Un approccio innovativo, senza effetti collaterali
- Cosa sono le stanze a luce rossa?
- In che modo riusciamo ad assorbire la luce?
- La luce rossa aiuta contro l’insonnia?
- La fototerapia serve anche per muscoli e articolazioni?
- Come agisce la luce in caso di stanchezza cronica?
- L’ultima novità come applicazione pratica?
- Il meglio del know how a casa tua
Immagina di entrare in una stanza buia. Mentre la porta si richiude alle tue spalle, vieni inondata da un fascio di luce rossa, calda e intensa. No, non sei entrata in una camera oscura per lo sviluppo delle foto analogiche, né in un cinema che sta proiettando un tramonto infuocato. Ti sdrai su un lettino e ti accorgi che il soffitto e le pareti della stanza sono rivestiti da pannelli con centinaia di luci a LED, pronti a regalarti mezz’ora di appagante benessere, avvolta da un piacere tepore. Chiudi gli occhi, ti abbandoni al relax. E così, tra il rosso della stanza e i tuoi pensieri che vagano, ha inizio la seduta di fotobiomodulazione. Ovvero l’ultima tecnica di biohacking. Piacevole come un bagno di luce ed efficace come un trattamento terapeutico ad alta tecnologia, che sfrutta tutto il potere della luce rossa e del NIR (Near Infrared), cioè del vicino infrarosso. Si tratta di due luci benefiche, che illuminano il corpo e la mente, pronte a dispensare la loro naturale forza guaritrice.
Un approccio innovativo, senza effetti collaterali
Alcune bande dello spettro luminoso sono oggi al centro di importanti ricerche. Bioingegneri ed esperti in fototerapia hanno selezionato particolari lunghezze d’onda capaci di curare in maniera dolce diverse patologie (dall’artrosi all’insonnia, dagli strappi muscolari alla fibromialgia fino alla stanchezza cronica) e di spegnere dolore e infiammazione. Per capire come funziona questa terapia non invasiva, naturale al 100% e priva di effetti collaterali, abbiamo intervistato il dottor Angelo Salerno, medico chirurgo responsabile dei due percorsi, Metabolico e Longevity, presso l’Istituto KinAura di Milano.
Cosa sono le stanze a luce rossa?
«Sono stanze – in cliniche e centri di medicina rigenerativa – dotate di poltrone e lettini, tappezzate di LED che irradiano due emissioni luminose: la luce rossa vera e propria, con una lunghezza d’onda compresa tra i 630 e 670 nanometri, e il NIR (vicino infrarosso), tra gli 810 e i 880 nanometri. Entrambe sono benefiche per la salute. La prima è una luce visibile, i cui fotoni svolgono una potente azione biologica: attivano diversi meccanismi che sono tuttora oggetto di studio, soprattutto a livello superficiale, di cute e sottocute.
Il NIR, invece, agisce più in profondità, su muscoli, tendini, legamenti e articolazioni. Ma anche la luce rossa, se usata nelle lunghezze d’onda intermedie, riesce a lavorare più a fondo. Diciamo che si tratta di sfumature di colore, due luci complementari erogate contemporaneamente per lavorare in sinergia, prive di effetti collaterali. L’unica avvertenza è che bisogna proteggere gli occhi con un paio di occhialini rigidi».
In che modo riusciamo ad assorbire la luce?
«Il nostro corpo è disseminato di fotorecettori, cellule specializzate nel captare le radiazioni luminose. Alcuni sono noti, come i coni e i bastoncelli della retina che studiamo a scuola. Altri sono meno conosciuti ma ugualmente importanti. Tra questi, la melanina della pelle, la cui concentrazione varia in base all’energia solare, e i carotenoidi (pigmenti organici che assumiamo con le carote e tutta la verdura giallo/rosso/arancione), che si depositano nel derma e sono molto sensibili alla luce. La stessa emoglobina ossigenata, che scorre all’interno del sangue, è in grado di assorbire la luce rossa e infrarossa. Insomma, siamo “esseri di luce” e i ritmi circadiani che regolano il sonno, la veglia e tutta la produzione ormonale dipendono dalle variazioni di luminosità, captate dalle nostre “antenne” sensibilissime».
La luce rossa aiuta contro l’insonnia?
«Certamente. A differenza della luce blu emessa dai dispositivi digitali, che inibisce la sintesi di melatonina (l’ormone del sonno secreto dalla ghiandola pineale con il buio), la luce rossa non la sopprime. Anzi, può aumentarne la produzione fino al 20%, segnalando al cervello che è ora di riposare e conciliando così un sonno di qualità. Il semplice gesto di esporsi alla luce rossa di una lampada LED, mezz’ora prima di coricarsi, aiuta a regolare i ritmi circadiani, normalizzando la produzione di serotonina durante il giorno e di melatonina di sera.
In pratica, consente un reset dell’orologio biologico interno, spesso sconvolto da turni di lavoro notturni, voli transoceanici, con l’immancabili jet leg, o dall’abitudine di chattare, guardare la tv o lavorare al computer fino a tardi. Aumentando la sintesi di neurotrasmettitori fondamentali per il ritmo sonno-veglia, come la serotonina e la dopamina, la Red Light Therapy può essere riprodotta nella propria camera da letto. Basta usare speciali lampade da comodino o maschere rigide dotate di piccoli LED, da applicare venti minuti sul viso».
La fototerapia serve anche per muscoli e articolazioni?
«È uno dei campi di applicazione più diffusi. L’esposizione alla luce rossa e al NIR accelera lo smaltimento dell’acido lattico che si accumula nei muscoli dopo un allenamento intenso e, in caso di strappi muscolari, contusioni e infortuni, riesce a fornire un forte input ai meccanismi di riparazione tissutale. Questo perché si è visto che stimolano entrambe la produzione di ATP all’interno dei mitocondri (le centraline energetiche delle cellule). Risultato? Si riducono dolore e infiammazione e viene fornito uno stimolo biologico alla riparazione delle fibre, anche grazie al miglioramento della microcircolazione e alla maggiore ossigenazione dei tessuti.
Per questa ragione, luce rossa e NIR vengono usate negli studi di fisioterapia di tutto il mondo e nel recupero muscolare di atleti e sportivi. Sono indispensabili dopo un trauma, anche di piccola entità, dal momento che riducono lo stress ossidativo e favoriscono la sintesi di miosina e di collagene. Una proteina, quest’ultima, che non è soltanto necessaria per mantenere giovane la pelle, ma è fondamentale anche per muscoli, cartilagini e articolazioni. Tant’è che la Red Light Therapy viene oggi utilizzata in molti ospedali come terapia di supporto per combattere artrosi e rigidità articolare».
Come agisce la luce in caso di stanchezza cronica?
«Penetrando nella pelle, la fotobiomodulazione con luce rossa e NIR fa sì che i mitocondri cellulari inizino a produrre più ATP (adenosina trifosfato). Il che si traduce in un aumento dei livelli di energia. Un ottimo antidoto per tutti coloro che, in seguito a interventi chirurgici, malattie o un periodo di stress lavorativo, si sentono prosciugati nelle loro riserve energetiche. In modo gradevole e indolore, la luce rossa risveglia il metabolismo dei mitocondri e li sprona a lavorare meglio, correggendo le cosiddette disfunzioni mitocondriali riscontrabili negli over 60, quando tutto diventa più faticoso e i cali di energia sono all’ordine del giorno.
Anche le persone affette da fibromialgia o da stanchezza cronica post-infettiva (per esempio dopo aver contratto il Covid, il Citomegalovirus o la Mononucleosi, che possono lasciare lunghi colpi di coda) trovano beneficio nell’esporre il proprio corpo alla luce rossa e del vicino infrarosso. Le loro lunghezza d’onda, infatti, attenuano l’infiammazione. E non solo. Promuovono la produzione dei fattori di crescita e la liberazione di ossido nitrico, un vasodilatatore naturale che toglie rigidità ai muscoli, che è la prima causa di dolore nei pazienti fibromialgici. Se a ciò si aggiungono i positivi effetti sul sonno, si ha un miglioramento di tutti i sintomi. Senza assumere farmaci ma grazie unicamente agli effetti fotobiologici della luce. Effetti che vengono potenziati da un apporto nutrizionale adeguato, studiato a tavolino con la biologa nutrizionista che è in grado di prescrivere anche antiossidanti e coenzimi indicati caso per caso».
L’ultima novità come applicazione pratica?
«Si chiama laser endovenoso, o fotobiomodulazione intravascolare, e consente di agire in modo ancora più efficace all’interno del nostro corpo. Per contro, è leggermente invasivo. Prevede infatti un accesso venoso nel braccio con un sottile ago-cannula. Al suo interno, passa una fibra ottica collegata a un generatore di luce rossa (in questo caso si utilizza solo questa), che viene “proiettata” nel torrente ematico, con un effetto sistemico legato all’interazione luce-sangue. Entrando direttamente in circolo, questo fascio luminoso interagisce con le cellule ematiche e con le pareti dei vasi, nei 25 minuti di seduta. A cosa serve il laser endovenoso? A rinforzare i vasi e a migliorare la circolazione (ideale per chi lamenta fragilità capillare, varici e teleangiectasie). Nonché a ossigenare il sangue: riduce i processi infiammatori, riattiva le funzioni cellulari e spazza via i radicali liberi. Una cura luminosa per le persone agé, contro stress e affaticamento cronico.
Il meglio del know how a casa tua
La creatività italiana non conosce limiti. Dopo aver sperimentato per anni nel suo studio di fisioterapia i benefici di luce rossa e NIR, il dottor Massimo Filippi, fisioterapista a Padova, insieme a un bioingegnere, ha brevettato delle lampade per uso domestico e professionale. Più potenti e nello stesso tempo sicure rispetto a quelle mediamente vendute online. «Ho constatato con mano gli enormi benefici sui miei pazienti affetti da patologie dell’apparato muscolo-scheletrico (artrosi, artrite, lombalgia, cervicalgia, emicrania, contratture muscolari). Con risvolti positivi anche sul sonno, l’umore e l’energia», spiega Massimo Filippi.
«Chi vuole ricreare gli stessi benefici a casa propria, può utilizzare lampade a luce rossa e NIR a una distanza di 15-20 centimetri per un dolore localizzato (per esempio, il ginocchio) o a distanza di 40 cm per un effetto rivitalizzante e antinfiammatorio su tutto il corpo. L’importante è che la lampada scelta rispetti alcune caratteristiche tecniche: lunghezze d’onda multiple, cioè rosso e infrarosso che possano esser usate insieme o separatamente, irradianza superiore a 100 mW/cm2 per penetrare meglio nei tessuti, potenza complessiva minima 400 W, numero di LED elevato (200), intensità e timer regolabile. Per informazioni: codicemassimo.com.

