In estate la cistite esplode. Ecco perché e quando servono gli antibiotici

Tende l’agguato soprattutto in questi mesi, quando i ritmi sconvolti e i disordini alimentari mettono a soqquadro l’intestino. Ma è possibile prevenire gli attacchi di cistite e, a volte, anche evitare gli antibiotici. Con semplici regole di buonsenso e grazie a mirtillo rosso, probiotici, PEA e D-mannosio

In estate la cistite esplode. Ecco perché e quando servono gli antibiotici
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Si può finire al pronto soccorso per colpa della cistite? Se l’attacco acuto è forte la risposta è sì. Lo conferma la cantante e showgirl Elettra Lamborghini che lo scorso aprile è stata ricoverata d’urgenza al pronto soccorso del Policlinico Gemelli di Roma, in preda a bruciori lancinanti. La sua foto con la flebo ha fatto il giro dei social, destando preoccupazione tra i suoi fan. Ma ancora più sconcertante è la dichiarazione che la bella Elettra ha rilasciato intervistata da Francesca Fagnani a “Belve”: «Per ora le mie parti intime mi hanno sempre provocato più dolore che piacere», ha confessato.

La Lamborghini ha così sdoganato un disturbo squisitamente femminile di cui si parla ancora poco, ma che colpisce tantissime donne, costrette a vivere nell’imbarazzo tra bruciori alla vescica e repentine corse alla toilette. Lo conferma una recente ricerca condotta da Corman per il lancio di un nuovo protocollo (tre nutraceutici pensati per il benessere delle vie urinarie nei diversi step della cistite, dall’episodio acuto alla prevenzione delle recidive), condotta su 800 donne tra i 18 e i 65 anni. Ben il 70% delle intervistate ammette di aver avuto un’infezione alle vie urinarie almeno una volta nella vita. Per il 33% i disturbi hanno carattere ricorrente con tre o più attacchi, a volte ravvicinati.

Insomma, un problema serio che si riacutizza in estate, tra viaggi lunghi, jet lag, disordini alimentari, cibo e acqua contaminata non in bottiglia. E ancora, scarsa idratazione e sbalzi di temperatura che fanno male al “pancino”, come quando si passa dall’aria condizionata al caldo torrido della spiaggia.

Le cattive abitudini che rovinano le vacanze

«In estate le infezioni urinarie sono più frequenti per varie ragioni», avverte la dottoressa Fiammetta Trallo, ginecologa a Bologna. «A scatenarle, il costume bagnato/umido tenuto a lungo o, peggio, preso in prestito dalle amiche, il maggior consumo di zuccheri e alcolici che favoriscono la bisbiosi intestinale (e sappiamo che i batteri migrano dal colon verso il tratto genito-urinario). Ma anche i rapporti sessuali occasionali e prolungati che irritano le mucose urinarie e l’affaticamento da viaggio o da lavoro. Lo stress, infatti, abbassa le difese locali spianando la strada ai batteri. Inoltre, in questo periodo, chi vola nei paesi caldi va spesso incontro a episodi di dissenteria ed è molto facile, con la carta igienica, propagare i germi dalla zona anale all’orifizio uretrale. Un esercito di microscopici nemici che, risalendo l’uretra, arrivano alla vescica e la colonizzano.

Tra i classici sintomi della cistite ci sono dolore e bruciore a urinare, stimolo frequente ad andare in bagno (anche ogni 10 minuti) legato alla fastidiosa sensazione di non riuscire a svuotare completamente la vescica. Insieme a tensione e gonfiore addominale, senso di pesantezza al basso ventre e, a volte, anche qualche linea di febbre. Se non si interviene subito, i disturbi possono peggiorare. In rari casi, i germi possono risalire l’uretere e arrivare al bacinetto renale, causando una pielonefrite».

Quando le recidive “ingannano” l’urinocoltura

Le recidive frequenti possono rendere le mucose delle vie urinarie sempre più sensibili. Il risultato? Anche quando l’infezione è ormai scomparsa e l’urinocoltura (l’esame che individua i batteri presenti nelle urine) risulta negativa, alcune donne continuano ad avvertire i classici sintomi della cistite: bruciore, dolore e fastidio. Come mai? «È stato dimostrato che gli episodi ravvicinati possono provocare un’ipersensibilità dei nocicettori presenti nel tratto genito-urinario», spiega la dottoressa Trallo. «In pratica, i recettori del dolore diventano così reattivi da rispondere in modo eccessivo anche a stimoli normalmente innocui, come il contatto con il sellino della bicicletta durante una pedalata».

La terapia classica, immediata e long-lasting

Quando compaiono i primi sintomi della cistite, è importante contattare il prima possibile il medico che imposterà il percorso terapeutico più adatto. Se i disturbi iniziano nel weekend o mentre sei in vacanza, rivolgiti alla guardia medica o a un medico del posto. Se lo riterrà opportuno, potrà prescrivere un antibiotico specifico per le vie urinarie, come la fosfomicina: basta sciogliere nell’acqua una bustina e prenderla a stomaco vuoto, in un’unica somministrazione. Solitamente i fastidi scompaiono o si attenuano molto in un paio di giorni.

A volte però persistono oppure, dopo un apparente miglioramento, ricompaiono. «In questi casi è bene farsi prescrivere dal medico l’urinocoltura con annesso antibiogramma per colpire selettivamente il batterio che, nell’85-90% dei casi, è l’Escherichia coli», precisa la dottoressa Trallo. «In genere, si utilizzano antibiotici appartenenti alla classe dei fluorochinoloni o delle cefalosporine, per cicli di 5-7 giorni.

Alla scoperta delle alternative naturali

Circa le terapie anticistite, va detto che da diversi anni esistono in commercio dei nutraceutici efficaci, utili sia in fase acuta sia come mantenimento e prevenzione delle recidive. «Alcuni di essi hanno un’alta concentrazione di principi attivi di origine naturale e svolgono un’azione simil-antibiotica, contribuendo al benessere delle vie urinarie anche per lunghi periodi», suggerisce la dottoressa Trallo. «Io, per esempio, prescrivo spesso nutraceutici a base di cranberry (mirtillo rosso americano) che, grazie alle proantocianidine, esercita una profonda azione antinfiammatoria e impedisce l’adesione dei batteri alle pareti della vescica e dell’uretra.

Utilissimo è anche il D-mannosio, uno zucchero semplice (monosaccaride) che, oltre a impedire l’adesione dei batteri, forma dei veri e propri microgranuli ai quali i germi si “attaccano”, stile calamite, per poi venire espulsi con il flusso urinario. Ottima è anche l’uva ursina, antisettica e antinfiammatoria, e il cosiddetto PEA, oggi di moda. Si tratta della palmitoiletanolamide, un lipide che ha la proprietà sia di spegnere l’infiammazione sia di esercitare un effetto analgesico, lenendo il dolore e il bruciore insopportabile».

Le formule più avanzate associano diversi attivi naturali, per benefiche sinergie, con l’aggiunta di probiotici che riequilibrano il microbiota intestinale, tenendo sotto controllo la carica microbica patogena. I più efficaci contro la cistite? Lattobacillus acidophilus, L. plantarum e L. rhamnosus. Chi soffre di attacchi ricorrenti, per bonificare il terreno in modo deciso e prevenire nuovi episodi, dovrebbe puntare su questi nutraceutici, spesso in pratici stick che non necessitano di acqua. L’ideale è assumerli per i primi 10-14 giorni del mese per tre mesi di fila, anche in assenza di sintomi.

E chi, invece, ha le mucose sensibilizzate e accusa fastidi dopo i rapporti sessuali o una biciclettata? «Entro un’ora dal rapporto, per evitare la cistite post-coitale, consiglio di prendere nutraceutici con cranberry e D-mannosio ad alto dosaggio, ripetendo la somministrazione per due giorni. Idem per chi non sopporta più il contatto prolungato con il sellino», risponde Trallo. «Un trucco per eliminare la carica microbica residua nella vescica (un po’ di batteri ci sono sempre) e tenere le vie urinarie “pulite”, sfiammate e in condizioni fisiologiche ottimali».

La dieta urto-contro l’Escherichia coli

L’Escherichia coli responsabile della maggior parte delle cistiti si nutre di lieviti di zuccheri, come tutti i batteri coliformi che popolano il nostro intestino. Ecco la dieta-urto consigliata dalla ginecologa Fiammetta Trallo.

  • Tantissima acqua. Bevi almeno due litri di acqua oligominerale al giorno per favorire la diuresi e detergere le vie urinarie.
  • Sì ai carboidrati integrali. Sono ricchi di fibre che stimolano la motilità intestinale. Alterna le varietà e privilegia la pasta fresca rispetto a quella secca industriale: contiene meno amidi ed è meno calorica.
  • Alcol zero. Niente bevande alcoliche per almeno tre settimane: causano fermentazione intestinale e sono piene di zuccheri.
  • Punta sulla mela verde. Combatti la stipsi mangiando tanta frutta e verdura fresca, ma evita albicocche, pesche, uva e susine troppo mature perché più ricche di zuccheri semplici che fermentano. Sì a melone, ciliegie, frutti rossi, anguria, mela e pera (queste ultime meglio un po’ acerbe).
  • Piccante addio. Elimina spezie quali pepe, peperoncino, curry, rafano, paprika e limita il consumo di caffè. Creano acidità che può irritare la vescica, peggiorando la sensazione di bruciore.
  • Secco è meglio. Taglia tutte le paste lievitate, soffici al tatto e al palato: contengono lievito vivo che prosegue la sua fermentazione nell’intestino. No a brioche, torte, pane, focaccia e pizza (eccetto quella con 24 ore di lievitazione). In alternativa, consuma biscotti secchi, fette biscottate, grissini, crackers, pane azzimo o carasau.