Apparecchio che insuffla una miscela di aria e ossigeno nei polmoni di un paziente incapace di inspirare autonomamente una quantità d’aria adeguata a causa di un’insufficienza respiratoria. I respiratori comprendono diversi tipi di apparecchi, ma il loro principio di base è sempre lo stesso. Una fonte eroga un gas la cui gittata è frazionata in volumi elementari predeterminati. Ogni volume elementare viene somministrato, tramite un tubo introdotto nella trachea o una tracheotomia, con una pressione sufficiente a dilatare il torace del paziente e a provocare un’inspirazione; l’espirazione è invece spontanea, in quanto la gabbia toracica è dotata di un’elasticità che le consente di riacquistare il volume iniziale. Nel sangue arterioso si raggiungono concentrazioni di ossigeno e anidride carbonica vicine ai valori normali mediante la regolazione do diversi parametri: durata dell’inspirazione e dell’espirazione (in genere l’espirazione è due volte più lunga dell’inspirazione), frequenza dei cicli respiratori (circa 20 al minuto), percentuale di ossigeno nella miscela somministrata. Il volume dei polmoni viene mantenuto vicino a quello normale grazie a una pressione espiratoria positiva (uguale o superiore alla pressione atmosferica).
I respiratori offrono una notevole flessibilità di impiego e si possono adattare a tutte le situazioni. A fianco di apparecchiature elaborate, riservate all’uso ospedaliero, se ne trovano di più semplici, concepite per il trasporto in ambulanza o l’impiego a domicilio (per i malati che soffrono di insufficienza polmonare cronica). Il respiratore può essere utilizzato continuativamente o solo per una parte della giornata (per esempio di notte).
