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Arta Terme: scoprire la Carnia tra sorgenti termali, orti botanici e cieli stellati

Arta Terme: scoprire la Carnia tra sorgenti termali, orti botanici e cieli stellati
Arta Terme (Foto: Ulderica Da Pozzo)

Dalle antiche strade romane alle piante della Carnia custodite alla Polse di Cougnes, fino alle stelle dell’osservatorio: intorno alle Terme di Arta c’è un territorio tutto da esplorare. Un viaggio tra storia, natura e cultura, da vivere con ritmi lenti e prospettive sempre nuove


Le Terme di Arta possono diventare il punto di partenza per conoscere una parte della Carnia dove la storia ha lasciato tracce profonde e la natura continua a essere protagonista. Basta allontanarsi di pochi chilometri dal Palazzo delle Acque per cambiare completamente prospettiva. Dall’acqua termale si passa alle testimonianze dell’antica Roma, dai sentieri nei boschi a un orto botanico dove le piante raccontano tradizioni secolari, fino a un osservatorio astronomico da cui, quando cala il buio, lo sguardo si spinge molto più lontano delle montagne.

È un territorio che si presta bene a essere scoperto senza fretta. La giornata può cominciare con una passeggiata ad Arta Terme, proseguire tra le testimonianze archeologiche di Zuglio, lasciare spazio a un’escursione o a una visita alla Polse di Cougnes e concludersi con qualche ora nelle piscine delle terme. In questo modo il wellness non rimane un’esperienza isolata. Diventa una delle tappe di un soggiorno più ampio, nel quale la montagna si scopre attraverso epoche, paesaggi e prospettive diverse.

Il legame con Giosuè Carducci

Arta Terme si trova a 442 metri di altitudine, in una posizione particolare per una località di montagna. È abbastanza vicina alle alte cime delle Alpi Carniche da respirarne il carattere, ma collocata a una quota che permette di vivere il territorio con ritmi più dolci. La fonte Pudia, conosciuta già in epoca romana, racconta quanto sia antico il rapporto tra questa valle e le sue acque. Ma la storia di Arta non si esaurisce nelle terme. Nelle sue frazioni e nei suoi dintorni si incontrano chiese, architetture e testimonianze che restituiscono il volto di una comunità alpina cresciuta nei secoli tra natura, lavoro e cultura.

C’è poi una presenza che rende il racconto di Arta ancora più particolare: quella di Giosuè Carducci. Il poeta soggiornò a Piano d’Arta e la sua presenza è rimasta legata alla storia della località. La sua frequentazione delle terme testimonia anche un aspetto interessante della storia dello stabilimento: già nell’Ottocento le acque di Arta attiravano visitatori e personaggi illustri, contribuendo a costruire quella vocazione turistica che ancora oggi caratterizza il paese. Una traccia di questa memoria è rimasta anche nel grande ippocastano legato a Carducci, diventato nel tempo uno dei luoghi simbolici della località.

Il riferimento al poeta di San Martino e Pianto antico non è soltanto una curiosità letteraria. Aiuta a comprendere come Arta Terme fosse già allora un luogo nel quale il soggiorno in montagna, le cure termali e il rapporto con il paesaggio potevano diventare parte di un’esperienza culturale. La montagna carnica non era soltanto uno scenario da attraversare, ma un ambiente nel quale fermarsi, osservare e trovare ispirazione. È un’attitudine che, in forme completamente diverse, rimane ancora oggi uno dei motivi per cui vale la pena soggiornare ad Arta.

Arta Terme: scoprire la Carnia tra sorgenti termali, orti botanici e cieli stellati
Terme di Arta (Foto: Fabrice Gallina)

Zuglio, sulle tracce dell’antica Roma

Per ritrovare il capitolo più antico della storia di questa valle basta spostarsi di pochi chilometri dalle Terme di Arta e raggiungere Zuglio. È qui che la Carnia rivela il suo volto romano e racconta quanto fosse strategica questa parte delle Alpi già duemila anni fa. L’antica Iulium Carnicum – che corrisponde all’odierno comune di Zuglio – sorse infatti lungo la via Iulia Augusta, la strada che da Aquileia risaliva verso le Alpi e conduceva fino al Norico, attraversando uno dei principali corridoi di collegamento tra il mondo romano e i territori d’Oltralpe. La posizione non era dunque casuale: lungo questa direttrice commerciale e militare si sviluppò un centro di grande importanza per l’organizzazione romana dell’area alpina.

Di quella città oggi rimangono testimonianze che permettono di ricostruirne la storia e, soprattutto, di intuire quanto fosse diversa la valle che abbiamo davanti agli occhi. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce il foro, la basilica, un tempio e un complesso termale. Hanno restituito l’immagine di un centro articolato e vivace, ben lontano dall’apparente quiete del piccolo paese carnico di oggi. Camminare tra queste vestigia significa quindi compiere un viaggio nel tempo. Il paesaggio è quello della Carnia, con le montagne tutt’intorno, ma sotto la superficie riaffiora la memoria di una città che per secoli rappresentò un punto di riferimento nei collegamenti tra la pianura, il mondo romano e le regioni alpine.

A pochi passi dall’area archeologica, il Civico Museo Archeologico Iulium Carnicum permette di approfondire questa storia entrando direttamente nel cuore delle testimonianze raccolte nel territorio. Ospitato nel secentesco Palazzo Tommasi Leschiutta, nel centro di Zuglio, il museo si sviluppa su tre piani. Accompagna il visitatore attraverso un arco temporale molto ampio, dalla preistoria fino all’epoca rinascimentale.

Al piano terra lo sguardo si allarga alla Carnia più antica, con reperti che raccontano la preistoria e la protostoria e una ricostruzione della necropoli di Misincinis di Paularo, con corredi in bronzo, ferro, vetro e ambra e testimonianze della presenza dei Veneti antichi e dei Celti. Il primo piano entra invece nel vivo della storia romana di Zuglio, attraverso i reperti provenienti dal foro, dalle terme e dalle abitazioni private. Tra gli elementi più suggestivi ci sono gli affreschi pompeiani che decoravano il frigidarium del complesso termale e gli arredi recuperati in alcune domus.

L’ultimo piano racconta la vita commerciale e religiosa della città romana. Accompagna fino alla storia della Pieve di San Pietro, attraverso gli arredi della prima basilica, databili tra il VI e il IX secolo. A completare il percorso c’è, infine, la mostra permanente La Forza dell’Arte. È dedicata alle cinque sculture lignee dell’altare di Domenico da Tolmezzo della Pieve di San Pietro, ritrovate nel 2016 e oggi restituite al pubblico.

La Polse di Cougnes e l’Orto Botanico

Da Zuglio il viaggio nella Carnia può proseguire verso la Pieve Matrice di San Pietro e la vicina Polse di Cougnes, in un paesaggio dove la storia lascia gradualmente spazio alla natura. La Pieve Matrice di San Pietro, affacciata sulla valle dalla sua posizione elevata, è una chiesa antichissima, la cui storia è segnata dalle vicissitudini del luogo.

Poco più in là, la Polse di Cougnes propone invece un modo diverso di entrare in relazione con questo territorio. Non soltanto attraversandolo, ma imparando a osservarlo. Il nome stesso, “Polse”, richiama l’idea di sosta, pausa, ristoro. Sembra quasi suggerire un invito a rallentare, a fermarsi per qualche momento e a guardare con maggiore attenzione ciò che normalmente rischia di passare inosservato.

Qui la natura non fa semplicemente da cornice, ma diventa qualcosa da conoscere e da esplorare. È questa la particolarità dell’Orto Botanico della Polse, il cosiddetto Giardino dei Semplici. Sviluppato su quattro terrazze, raccoglie oltre 1.200 piante, in gran parte autoctone. Il percorso permette di avvicinarsi alla flora della Carnia attraverso specie spontanee, piante alimentari e officinali, scoprendone non soltanto forme e profumi, ma anche gli utilizzi e le proprietà che per secoli hanno fatto parte della cultura delle comunità di montagna.

È un patrimonio che racconta una Carnia diversa da quella delle grandi cime e dei panorami aperti. È la montagna osservata da vicino, quasi a livello del terreno: nei fiori che cambiano con le stagioni, nelle erbe che crescono ai margini dei prati, nelle piante raccolte un tempo per essere utilizzate in cucina o nella medicina popolare. Passeggiando tra le terrazze dell’orto si entra così in contatto con una conoscenza costruita nel tempo, fatta di osservazione, esperienza e trasmissione. Ogni specie diventa una piccola traccia della relazione profonda che le popolazioni alpine hanno sempre avuto con l’ambiente che le circonda.

L’Orto Botanico ha anche una forte vocazione alla divulgazione e alla didattica. Le attività proposte permettono di conoscere più da vicino la flora locale e di avvicinarsi al mondo delle piante attraverso visite, iniziative e momenti di approfondimento. Il laboratorio conserva inoltre erbari e materiali dedicati alla flora spontanea del territorio friulano. Contribuisce così a mantenere viva una parte importante della memoria naturalistica della regione.

Arta Terme: scoprire la Carnia tra sorgenti termali, orti botanici e cieli stellati
Arta Terme (Foto: Ulderica Da Pozzo)

Dalla terra alle stelle: il cielo della Carnia

Se di giorno la Polse di Cougnes invita a osservare la natura da vicino, seguendo il profilo di una foglia o riconoscendo una pianta tra le tante specie dell’Orto Botanico, al calare della sera lo sguardo cambia direzione. Dalla terra si passa al cielo, dalle piccole forme della flora carnica all’immensità dello spazio. A pochi passi dalla Pieve di San Pietro si trova infatti l’Osservatorio Astronomico della Polse di Cougnes. È immerso in un contesto particolarmente favorevole all’osservazione del cielo grazie al basso livello di inquinamento luminoso. Qui la montagna non rappresenta un limite all’orizzonte: diventa piuttosto il punto da cui iniziare a guardare molto più lontano.

L’osservatorio unisce attività scientifica e divulgazione e dispone di una moderna cupola motorizzata che ospita diversi strumenti per l’osservazione astronomica. Tra questi spicca un telescopio Ritchey-Chrétien di grandi dimensioni, affiancato da altre apparecchiature che consentono di osservare e studiare differenti oggetti celesti. La struttura ha inoltre ottenuto il riconoscimento del Minor Planet Center, l’organismo internazionale che raccoglie e cataloga le osservazioni relative a piccoli corpi del Sistema Solare, tra cui asteroidi e comete.

Ma sono soprattutto il luogo e l’atmosfera a rendere particolare questa esperienza. Arrivare alla Polse quando la luce del giorno comincia a spegnersi significa assistere a una trasformazione lenta del paesaggio, fino a quando le montagne diventano sagome scure e sopra di esse cominciano ad accendersi le prime stelle.

L’astronomia qui non è però riservata agli appassionati o a chi possiede già qualche conoscenza specifica. Le attività dell’osservatorio hanno una forte componente divulgativa e sono pensate anche per avvicinare bambini e ragazzi alla scoperta del cielo. Serate osservative, incontri e iniziative dedicate ai fenomeni astronomici permettono di conoscere costellazioni, pianeti e altri oggetti celesti attraverso l’osservazione diretta e strumenti didattici. Per una famiglia può diventare così una delle esperienze più curiose da inserire durante un soggiorno. Dopo una giornata trascorsa tra sentieri, visite e piscine termali, la sera si cambia completamente prospettiva. Si alza lo sguardo verso un paesaggio che non ha più confini visibili.

In cammino osservando le costellazioni

Ancora più particolare è l’esperienza dell’astrotrekking a Fielis, dove l’osservazione del cielo si combina con il cammino. In questo caso non si raggiunge semplicemente un osservatorio: si attraversa la montagna proprio nelle ore in cui il paesaggio cambia volto. Il percorso accompagna progressivamente fuori dalle zone più illuminate, mentre la luce del tramonto lascia spazio alla notte. Quando ci si ferma in un punto favorevole all’osservazione, il cielo diventa il vero protagonista. Le montagne, ormai immerse nell’oscurità, fanno da cornice a stelle e costellazioni.

Questa capacità di cambiare continuamente prospettiva è forse uno degli aspetti più interessanti del territorio intorno alle Terme di Arta. In pochi chilometri si può passare dalle tracce della Iulium Carnicum romana alla storia della Pieve di San Pietro, dalla conoscenza delle piante dell’Orto Botanico all’osservazione degli astri. Sono esperienze molto diverse, ma accomunate dalla possibilità di entrare in relazione con la Carnia attraverso la curiosità e la scoperta.

È proprio questa varietà a rendere il territorio particolarmente adatto a una vacanza costruita senza un unico ritmo, in un territorio che invita tanto a guardare ciò che abbiamo sotto gli occhi quanto a sollevare lo sguardo verso ciò che è immensamente lontano.