Uno studio appena pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition torna a indagare il legame tra eritritolo, un dolcificante molto utilizzato da chi vuole perdere peso, e salute cardiovascolare. La ricerca, condotta su 802 adulti con sovrappeso o obesità impegnati in un programma di dimagrimento della durata di due anni, ha osservato un’associazione tra la riduzione dei livelli di eritritolo nel sangue e il miglioramento di alcuni indicatori di rischio cardiovascolare.
Il tema non è nuovo. Già nel 2023 uno studio apparso su Nature Medicine aveva associato concentrazioni elevate di eritritolo circolante a un maggiore rischio di eventi cardiovascolari, sollevando interrogativi sulla sicurezza di una sostanza presente in numerosi prodotti senza zucchero, dalle bevande zero ai dessert proteici. Questi risultati dimostrano che l’eritritolo assunto con la dieta faccia male al cuore? Esiste una quantità da non superare? E quali sono i rischi legati all’uso frequente di dolcificanti?
«È importante distinguere una semplice correlazione da un reale legame causa-effetto», spiega la dottoressa Flavia Bernini, biologa nutrizionista. «I livelli di eritritolo nel sangue dipendono in parte dalla sua introduzione attraverso gli alimenti, ma anche dalla quantità che l’organismo produce autonomamente. L’eritritolo, infatti, può essere sintetizzato dal nostro corpo e questa produzione endogena tende ad aumentare in presenza di alterazioni metaboliche, insulino-resistenza e accumulo di grasso viscerale. Per questo motivo, valori più elevati nel sangue non riflettono necessariamente un maggiore consumo del dolcificante con la dieta».
Il dimagrimento potrebbe quindi contribuire a ridurre l’eritritolo circolante agendo sul metabolismo, indipendentemente dalla quantità assunta attraverso i prodotti alimentari.
Lo studio del 2023: il legame con infarto e ictus
Il dibattito sull’eritritolo era già entrato nel vivo nel febbraio 2023, quando lo studio pubblicato su Nature Medicine aveva associato concentrazioni elevate di eritritolo nel sangue a un maggiore rischio di eventi cardiovascolari avversi, tra cui infarto, ictus e morte cardiovascolare. I ricercatori avevano inoltre osservato, attraverso esperimenti di laboratorio e su modelli animali, un aumento della reattività delle piastrine e del potenziale di formazione di trombi.
«Quello era uno studio osservazionale, in cui si era rilevato che le persone con livelli più elevati di eritritolo nel sangue presentavano anche un rischio cardiovascolare maggiore», precisa la dottoressa Bernini. «Si trattava però di una correlazione e non di una dimostrazione di causa-effetto. Il più recente studio del 2026 conferma l’importanza di monitorare i livelli ematici di eritritolo come possibile indicatore di rischio metabolico e cardiovascolare, ma mostra anche che questi livelli possono ridursi durante un percorso di dimagrimento e di miglioramento del profilo metabolico».
L’eritritolo fa male al cuore? Che cosa sappiamo
La domanda centrale resta aperta: dobbiamo temere l’eritritolo contenuto nei prodotti senza zucchero? La risposta, al momento, richiede cautela. Gli studi disponibili hanno individuato segnali che meritano ulteriori approfondimenti, ma non consentono di concludere che il consumo alimentare di questo dolcificante provochi direttamente infarti o ictus. Anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), nella rivalutazione dell’additivo E 968, ha sottolineato che le evidenze disponibili non dimostrano un rapporto causale.
«Lo studio del 2026 non conclude che l’eritritolo sia la causa diretta dell’aumentato rischio cardiovascolare ma, come nel precedente lavoro del 2023, evidenzia un’associazione tra i due elementi, invitando pertanto a ulteriori approfondimenti», spiega la nutrizionista.
Fino a quando non saranno disponibili ulteriori prove, la scelta più ragionevole è evitare gli eccessi e considerare l’eritritolo nel contesto complessivo dell’alimentazione, senza trasformare un’ipotesi di rischio in una certezza.
La dose giornaliera da non superare
Per chi utilizza abitualmente l’eritritolo, una delle questioni più concrete riguarda le quantità. Un riferimento ufficiale esiste: l’EFSA ha fissato una dose giornaliera ammissibile (DGA, o ADI in inglese) di 0,5 grammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Per una persona di 70 chili equivale a 35 grammi quotidiani.
Non si tratta di una quantità consigliata da raggiungere, né di una soglia che garantisce l’assenza di qualsiasi rischio ipotetico. È un riferimento di sicurezza stabilito soprattutto per prevenire gli effetti lassativi dell’eritritolo e le possibili conseguenze di episodi ripetuti di diarrea.
«Il consiglio, quindi, è non interpretare il limite come un invito a consumare eritritolo ogni giorno fino a quella quantità, soprattutto se si assumono contemporaneamente diversi prodotti che lo contengono», ricorda la dottoressa Bernini.
Dolci fit, bevande zero e barrette: attenzione all’effetto cumulativo
Il rischio di eccedere può riguardare soprattutto chi è a dieta e sceglie prodotti apparentemente più leggeri. L’eritritolo può essere presente nel dolcificante aggiunto al caffè, ma anche in biscotti senza zucchero, cioccolato, barrette proteiche, dessert, bevande zero e preparazioni casalinghe a basso contenuto di carboidrati. Presi singolarmente, questi alimenti possono sembrare innocui. Il problema è che il consumo complessivo può aumentare senza che ci si renda conto di quanta sostanza si stia assumendo.
Gli effetti avversi meglio documentati riguardano l’apparato digerente: in quantità elevate l’eritritolo può provocare gonfiore, disturbi intestinali e diarrea. La tolleranza varia da persona a persona e dipende anche dalla quantità assunta in una singola occasione.
Eritritolo, aspartame, stevia e xilitolo: non sono tutti uguali
Quando si parla di dolcificanti, è importante distinguere le diverse sostanze. Eritritolo, xilitolo e sorbitolo appartengono alla famiglia dei polioli, mentre aspartame, sucralosio, saccarina e acesulfame K hanno caratteristiche chimiche e metaboliche differenti. Anche la stevia, utilizzata come dolcificante di origine vegetale, presenta peculiarità proprie.
Non è quindi corretto attribuire automaticamente a tutte queste molecole gli stessi effetti osservati per l’eritritolo. «Ogni famiglia presenta profili di rischio distinti», spiega la dottoressa Bernini. «Di conseguenza, ogni molecola va valutata individualmente per la sua dose giornaliera ammissibile, il suo impatto sul microbiota intestinale, la salute cardiaca e il metabolismo».
Sostituire lo zucchero con i dolcificanti aiuta davvero a dimagrire?
Un prodotto senza zucchero non è necessariamente una scelta inutile per chi vuole perdere peso. La sostituzione delle bevande e degli alimenti zuccherati con alternative a ridotto contenuto calorico può aiutare a diminuire l’apporto energetico, purché non si compensi mangiando di più.
«Gli studi sull’uomo supportano l’uso dei dolcificanti ipocalorici nella gestione del peso, purché in sostituzione dello zucchero», chiarisce la dottoressa Bernini. «Se devo scegliere tra una bibita zuccherata e la sua versione zero, quest’ultima rappresenta la scelta migliore».
Il problema nasce quando l’etichetta “senza zucchero” viene interpretata come sinonimo di “senza limiti”. Una persona può sentirsi autorizzata a mangiare più biscotti, dessert o snack perché contengono meno zuccheri, finendo per annullare il vantaggio calorico o mantenendo un consumo eccessivo di prodotti dolci.
Chi dovrebbe prestare maggiore attenzione
Per la popolazione generale non è necessario eliminare tutti i prodotti contenenti dolcificanti. Le sostanze autorizzate sono valutate dalle autorità competenti e considerate sicure entro le rispettive condizioni d’uso e i limiti stabiliti. Questo, tuttavia, non equivale a sostenere che un consumo illimitato sia privo di conseguenze.
Ci sono però situazioni in cui è opportuno essere più prudenti. Chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile o manifesta una particolare sensibilità gastrointestinale può tollerare male alcuni polioli e dovrebbe valutare quantità e frequenza di consumo in base ai sintomi. Anche in presenza di patologie metaboliche o di un rischio cardiovascolare elevato, è preferibile concordare le scelte alimentari con un professionista, senza interpretare gli studi sull’eritritolo come una diagnosi individuale.
«Particolare attenzione va riservata ai bambini sotto i tre anni, per i quali è opportuno evitare di abituare precocemente il palato a un gusto molto dolce», raccomanda l’esperta. «In questa fascia di età, la priorità è favorire un rapporto equilibrato con i sapori e con gli alimenti, senza ricorrere inutilmente ai prodotti dolcificati».
Come difendersi: leggere le etichette e abituarsi a un gusto meno dolce
Il primo passo è leggere le etichette, verificando se tra gli ingredienti compare l’eritritolo (E 968) o un altro dolcificante. È poi importante considerare tutte le fonti della giornata, soprattutto quando si consumano regolarmente barrette proteiche, dessert fit e prodotti senza zuccheri aggiunti.
Il secondo passo è evitare di utilizzare i dolcificanti come un lasciapassare per aumentare le porzioni. Infine, si può provare a ridurre gradualmente la quantità di dolcificante aggiunta a caffè, tè, yogurt e preparazioni casalinghe, lasciando spazio a sapori meno intensamente dolci.
«EFSA ci rassicura sul fatto che i dolcificanti autorizzati, se introdotti nei limiti previsti, non presentano rischi per la salute», conclude la dottoressa Bernini. «Tuttavia, data l’enorme quantità di prodotti che contengono dolcificanti di natura diversa, il suggerimento è quello di moderarne l’uso, imparando nel contempo a ridurre gradualmente l’abitudine al gusto dolce».

