Ogni estate aumentano i traumi legati all’attività fisica praticata in vacanza. Secondo un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, sono circa 300 mila gli italiani che si trovano a gestire piccoli o grandi traumi durante gli sport improvvisati. A farne le spese più spesso sono spalla, ginocchio, schiena, gomiti e mani.
Nella maggior parte dei casi, gli incidenti non riguardano attività praticate regolarmente durante l’anno, ma discipline affrontate senza preparazione, magari dopo mesi di vita sedentaria. Il vero problema, infatti, non è lo sport in sé, ma il brusco passaggio da una routine poco attiva a movimenti intensi, ripetitivi o eseguiti su terreni e superfici a cui il corpo non è abituato.
Gli infortuni più diffusi
Quando si parla di infortuni sportivi, è importante distinguere fra traumi e problematiche da sovraccarico.
I primi sono eventi acuti, legati a cadute o movimenti scorretti e improvvisi, mentre le seconde compaiono in modo graduale a causa di sollecitazioni ripetute nel tempo. «Nel secondo caso si parla di sindromi da overuse, cioè da carico funzionale eccessivo e ripetuto su muscoli, tendini, legamenti e articolazioni», spiega il dottor Andrea Panzeri, presidente della Commissione Medica della Federazione Italiana Sport Invernali e responsabile dello Sport Trauma and Research Center – Istituto Clinico San Siro. «Hanno un andamento progressivo e possono durare giorni o settimane, comportando dolore persistente, gonfiore o rigidità articolare».
Le continue sollecitazioni possono, infatti, causare infiammazioni o piccole lesioni e dare origine a disturbi ormai noti anche fuori dall’ambito sportivo: dal gomito del tennista (epicondilite) alla spalla del nuotatore (tendinopatia della cuffia dei rotatori), fino al ginocchio del saltatore (tendinopatia rotulea) e alla cosiddetta frattura del marciatore (frattura da stress metatarsale).
Condizioni che mostrano come anche tessuti particolarmente resistenti, come ossa e cartilagini, possano andare incontro a deterioramento se sottoposti a carichi eccessivi e ripetuti nel tempo.
Colpa della scarsa preparazione
In vacanza, però, sono soprattutto i traumi acuti a diventare più frequenti. «Il problema principale è il passaggio improvviso dalla sedentarietà a sforzi intensi o a gesti sportivi non abituali», osserva il dottor Panzeri. «Si tende a sperimentare discipline diverse dal solito e ad affrontare contesti meno prevedibili: sabbia, sentieri sconnessi, superfici scivolose, dislivelli o fondi instabili. Sono tutti elementi che aumentano il rischio di errori di appoggio, cadute e movimenti bruschi, soprattutto quando entrano in gioco stanchezza, caldo e calo di attenzione».
A incidere è anche la tendenza a sottovalutare il proprio livello di allenamento: dopo mesi trascorsi con ritmi sedentari, il corpo può non essere pronto a sostenere attività intense concentrate in pochi giorni. È il caso delle partite improvvisate in spiaggia, delle escursioni affrontate senza preparazione o delle lunghe pedalate sotto il sole, quando riflessi, coordinazione e resistenza possono risultare insufficienti, aumentando il rischio di distorsioni, stiramenti e cadute.
In presenza di un trauma, la prima valutazione deve essere pratica e immediata: capire come è avvenuto l’incidente, individuare la sede del dolore e verificare la presenza di gonfiore, lividi o limitazioni nei movimenti.
«Nei casi più lievi possono bastare riposo e ghiaccio, sempre avvolto in un panno per evitare danni da freddo, insieme a un bendaggio leggero e a semplici antidolorifici per controllare i sintomi iniziali», spiega l’esperto. «Se però il dolore è intenso, non si riesce a caricare l’arto oppure compare una deformità evidente, è necessario rivolgersi subito a un pronto soccorso o a un centro traumatologico».
Un’attenzione particolare va riservata ai bambini. In età pediatrica, infatti, non è sempre facile distinguere un dolore reale da una reazione emotiva legata all’incidente, così come riconoscere lesioni che possono manifestarsi in modo meno evidente rispetto agli adulti. Per questo, in presenza di gonfiore, zoppia o riduzione dei movimenti, una valutazione medica rappresenta sempre la scelta più prudente.
L’allenamento giusto
La prevenzione degli infortuni parte da una preparazione muscolare adeguata e dal miglioramento dell’equilibrio. «Servono esercizi mirati per potenziare stabilità articolare e reattività, così da rendere il corpo più pronto a gestire gli imprevisti», chiarisce il dottor Panzeri. «Lavorare su forza, propriocezione ed elasticità consente di reagire meglio a un appoggio instabile, a un cambio di direzione improvviso o alle superfici irregolari, tipiche degli sport estivi».
Molte attività praticate in vacanza richiedono inoltre una buona efficienza cardiorespiratoria: corsa, ciclismo, nuoto o trekking mettono alla prova la resistenza e iniziarli senza preparazione può portare a fatica precoce e perdita di controllo del gesto. Ma non tutti gli sport sollecitano il corpo allo stesso modo. «L’errore è pensare che esista un allenamento unico valido per tutti», sottolinea lo specialista.
Discipline diverse richiedono capacità differenti: forza, resistenza o coordinazione. «Quando però ci si trova già in vacanza e questa fase di preparazione è mancata, non resta che affidarsi al buon senso», conclude il dottor Panzeri. «Iniziare con gradualità, evitare gesti troppo intensi nei primi giorni e ascoltare i segnali del proprio corpo sono piccole accortezze che possono fare la differenza tra un semplice momento di svago e un infortunio evitabile».

