Con l’arrivo dell’estate cresce la voglia di rimettersi in movimento. Le giornate più lunghe, il clima favorevole e il desiderio di sentirsi in forma spingono molte persone, soprattutto dopo gli “anta”, a riscoprire l’attività fisica all’aria aperta. Tra parchi, spiagge e percorsi verdi, aumenta così il numero di chi si infila le scarpe da running e riparte. L’entusiasmo, però, supera spesso la preparazione. Dopo mesi di vita sedentaria, il corpo ha bisogno di tempo per riadattarsi allo sforzo, soprattutto quando il caldo aggiunge un ulteriore fattore di stress.
Il boom della corsa
Negli ultimi anni, complice anche la pandemia, il rapporto degli italiani con lo sport è profondamente cambiato. «Le restrizioni imposte dal Covid hanno favorito il ritorno a discipline all’aperto come camminata veloce, ciclismo e soprattutto corsa», racconta il professor Daniele Andreini, responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e professore ordinario presso l’Università degli Studi di Milano. «Per iniziare basta davvero poco: un paio di scarpe, abbigliamento comodo e un po’ di buona volontà».
Il boom della corsa è confermato anche dal crescente interesse scientifico verso gli atleti master, cioè over 35 che praticano podismo in modo continuativo. In numerosi approfondimenti pubblicati sulla rivista AtleticaStudi, la Federazione Italiana di Atletica Leggera ha evidenziato come la partecipazione degli adulti alla corsa sia in costante aumento, sia nelle gare su strada sia nell’attività amatoriale.
I controlli da fare
Prima di iniziare a correre, soprattutto dopo i 40-45 anni, è consigliabile una valutazione medica. Molte condizioni cardiovascolari possono restare silenti per lungo tempo e manifestarsi proprio durante uno sforzo intenso o improvviso.
«Chi frequenta già palestre o centri sportivi possiede almeno un certificato medico non agonistico con elettrocardiogramma aggiornato, requisito obbligatorio per l’iscrizione», indica il professor Andreini. «Può essere comunque utile confrontarsi con il proprio medico di famiglia, soprattutto se sono presenti fattori di rischio come ipertensione, sovrappeso, colesterolo alto o diabete».
Diverso è il caso di chi vuole iniziare a correre in autonomia senza controlli recenti. Dopo i 40 anni, e ancora di più dai 50 in avanti, una visita cardiologica con elettrocardiogramma dovrebbe rappresentare il punto di partenza prima di intraprendere un’attività aerobica regolare, soprattutto dopo lunghi periodi di sedentarietà.
«Sarà poi il cardiologo, in base alla storia clinica e ai fattori di rischio, a valutare se servono ulteriori approfondimenti come test da sforzo, ecocardiogramma o esami del sangue», evidenzia l’esperto. La prevenzione è ancora più importante per chi ha una storia familiare di infarto o problemi cardiovascolari precoci: in questi casi i controlli andrebbero anticipati, senza attendere la soglia anagrafica dei 40-50 anni.
Il caldo “stressa” il cuore
Tutto questo diventa ancora più importante nei mesi estivi. «Per disperdere il calore corporeo, i vasi sanguigni si dilatano con un conseguente calo della pressione arteriosa», precisa il professor Andreini. «Il cuore, per compensare, aumenta la frequenza dei battiti per garantire un adeguato apporto di sangue e ossigeno».
Nei soggetti ipertesi o in terapia farmacologica questo equilibrio può diventare instabile, in particolare durante le ondate di calore sempre più frequenti. In alcuni casi può essere necessario rivedere, sempre con il medico, il dosaggio dei farmaci antipertensivi. Un ulteriore fattore critico dell’estate è la sudorazione intensa, che comporta perdita di liquidi e sali minerali.
«L’eventuale squilibrio tra sodio e potassio può alterare la stabilità elettrica del cuore, aumentando il rischio di aritmie», avverte l’esperto. «Possono comparire forme più comuni come la fibrillazione atriale, ma anche disturbi più complessi come le aritmie ventricolari, soprattutto nei soggetti predisposti». Per questo, è fondamentale scegliere orari freschi per allenarsi, idratarsi correttamente e aumentare gradualmente lo sforzo, evitando improvvisazioni e carichi eccessivi nelle prime uscite.
Il ruolo degli smartwatch
Negli ultimi anni, smartwatch e fitness tracker si sono diffusi in modo capillare tra chi corre per passione. I più recenti modelli da polso, anche grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, permettono di monitorare con buona precisione frequenza cardiaca, distanza percorsa, velocità e intensità dello sforzo, offrendo un supporto concreto durante l’allenamento.
«Nelle persone sane, questi dispositivi sono sufficienti per controllare l’attività cardiaca durante la corsa, non rendendo fondamentale la fascia toracica, che resta utile quando serve una rilevazione più accurata del segnale elettrico del cuore», spiega il professor Andreini.
Sono strumenti importanti per mantenere l’esercizio entro limiti sicuri e personalizzati: nei soggetti con patologie cardiovascolari, il cardiologo può indicare una soglia di sicurezza basata su test specifici come la prova da sforzo cardiopolmonare, adattando l’attività alle condizioni del cuore. Per tutti gli altri, la regola generale è non superare l’85% della frequenza cardiaca massima teorica, calcolata sottraendo la propria età a 220 (per esempio, a 50 anni circa 145 battiti al minuto).
«Resta comunque un punto fermo», conclude l’esperto. «I dispositivi elettronici indossabili sono un supporto utile, ma non sostituiscono la valutazione medica né possono intercettare tutte le condizioni cardiologiche a rischio».

