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Tra sentieri, neve e sapori: la Carnia più autentica parte da Arta Terme

Tra sentieri, neve e sapori: la Carnia più autentica parte da Arta Terme
Pieve di San Pietro a Zuglio (Foto: Mario Verin)

Dal Cammino delle Pievi ai Campanili del Lander, fino alle montagne innevate dello Zoncolan. Un viaggio tra outdoor e tradizioni, dove ogni giornata all’aria aperta trova il suo naturale approdo nella cucina del territorio, tra cjarsons, frico, formaggi di malga e antichi sapori


Camminare tra boschi e pascoli, seguire un sentiero che sale lungo il fianco della montagna e lasciarsi sorprendere da un panorama che si apre all’improvviso. Poi, quando la giornata all’aria aperta volge al termine, ritrovare il piacere della tavola davanti a un piatto caldo, con quella fame autentica che solo la montagna sa regalare. In Carnia l’esperienza del territorio passa anche da qui: dall’alternanza naturale tra movimento e sosta, natura e sapori, scoperta e convivialità.

Attorno ad Arta Terme le occasioni per vivere la montagna non mancano. Ci sono escursioni adatte a tutti e itinerari più impegnativi che conducono verso punti panoramici capaci di ripagare ogni sforzo. Durante l’inverno, invece, il paesaggio si trasforma e lo Zoncolan diventa il punto di riferimento per gli amanti dello sci, delle ciaspolate e delle passeggiate sulla neve.

Ma la montagna non si racconta soltanto lungo i sentieri. Continua a vivere nei rifugi, nelle malghe e nei ristoranti del territorio, attraverso prodotti che parlano di stagioni, tradizioni e lavoro. Formaggi, erbe spontanee, specialità locali e ricette tramandate nel tempo diventano così un altro modo per conoscere l’identità della Carnia.

L’ultimo passo del Cammino delle Pievi

Uno dei modi più suggestivi per entrare nel paesaggio carnico è seguire il tratto conclusivo del Cammino delle Pievi. Itinerario nato come via di pellegrinaggio, oggi è capace di attirare anche famiglie e giovani appassionati di natura e montagna. Il percorso, lungo complessivamente circa 260 chilometri, si sviluppa ad anello in venti tappe lungo vecchi sentieri di bassa montagna e itinerari alpini del CAI, attraversando paesi, vallate, torrenti e alture tra le Prealpi e le Alpi Carniche. Dieci tappe toccano altrettante Pievi Carniche, antichi luoghi di culto che ancora oggi raccontano la storia e la cultura delle comunità di montagna.

Per chi soggiorna ad Arta Terme, l’ultimo tratto offre una combinazione particolarmente interessante di natura, storia e spiritualità. Si parte proprio dall’area delle Terme e si sale verso la Pieve Madre di San Pietro, a Zuglio, attraversando un paesaggio che cambia gradualmente: prima la valle, poi i boschi e le alture, fino a raggiungere uno dei luoghi più significativi della storia religiosa carnica. Il percorso passa dalla Polse di Cougnes e conduce infine a Zuglio, l’antica Iulium Carnicum, dove il Cammino trova il suo punto conclusivo.

È un itinerario che cambia volto passo dopo passo. La camminata permette di passare dal paese alla montagna e dalla natura alla storia, seguendo le tracce di una rete di pievi che per secoli ha rappresentato un punto di riferimento per le comunità alpine. Lungo il percorso, la segnaletica con il logo del Cammino e le frecce direzionali accompagna gli escursionisti, rendendo riconoscibile l’itinerario.

Il finale a Zuglio aggiunge un altro capitolo al viaggio. Qui il cammino incontra la storia romana, con l’area archeologica dell’antica Iulium Carnicum e il Museo Archeologico. L’arrivo non è un semplice punto conclusivo, ma una nuova occasione di conoscenza. La ventesima tappa diventa così quasi un piccolo riassunto del territorio: boschi e montagne, pievi e borghi, archeologia e tradizioni. Un viaggio da vivere a passo lento, lasciando che sia il paesaggio a scandire il ritmo.

Tra sentieri, neve e sapori: la Carnia più autentica parte da Arta Terme
Le Terme di Arta (Foto: Fabrice Gallina)

Campanili del Lander: quando il sentiero si fa più impegnativo

Per chi cerca invece un’escursione più intensa, da Arta Terme parte il percorso verso i Campanili del Lander, un itinerario che in poco più di quattro chilometri concentra salita, boschi, panorami e un curioso scenario geologico. Il dislivello supera i 700 metri e porta dai circa 550 metri del paese fino ai 1.240 metri del belvedere. Qui la montagna mostra forme modellate nel tempo dall’erosione.

Il sentiero 408 prende avvio dal centro di Arta Terme e, dopo aver lasciato alle spalle le ultime abitazioni, abbandona l’asfalto per inoltrarsi nel bosco. Il percorso scende inizialmente fino ad attraversare il torrente Randice, poi riprende a salire sulla riva opposta. La pendenza si fa sentire, ma il contesto cambia gradualmente. Il paese rimane alle spalle e il bosco accompagna la salita fino al Bivacco Lander, posto a circa 1.190 metri di quota.

È qui che arriva la prima grande ricompensa dell’escursione. Dal bivacco si apre una visuale ampia sulla parte centrale della Valle del But e, nelle giornate più limpide, lo sguardo può spingersi molto oltre le montagne, fino alla pianura friulana, alle lagune di Grado e Marano e persino al mare. Un orizzonte sorprendentemente vasto, soprattutto se si pensa alla distanza percorsa dalla partenza.

Ma il vero obiettivo dell’escursione si trova poco più in alto. Alle spalle del bivacco, oltre una strada forestale, un breve sentiero sale a zig zag tra il bosco e conduce in una quindicina di minuti al belvedere dei Campanili del Lander. Qui, a circa 1.240 metri, il paesaggio cambia ancora. Davanti agli occhi appare la grande paleofrana che caratterizza il versante, insieme alle forme scolpite dall’erosione nel corso del tempo. A completare lo scenario c’è la Madonnina del Lander, che si affaccia sulla valle da questo particolare punto panoramico.

È un’escursione che richiede un po’ di allenamento, ma non una lunga traversata alpina. La distanza contenuta rende il percorso affrontabile in una giornata senza dover dedicare all’itinerario molte ore. Il dislivello regala quella sensazione di conquista che accompagna le salite più vere.

E quando si torna ad Arta Terme, dopo una camminata così, anche la pausa a tavola assume un altro sapore. La fame diventa parte della giornata e porta naturalmente verso una cucina fatta di piatti sostanziosi, prodotti locali e ricette legate alla tradizione della montagna. È il punto in cui l’outdoor incontra la gastronomia: prima il dislivello, il bosco e il panorama; poi la tavola, con ancora negli occhi il paesaggio appena attraversato.

In inverno la montagna cambia passo

Quando arriva la neve, il paesaggio intorno ad Arta Terme cambia completamente. Il grande riferimento per gli sport invernali è lo Zoncolan, conosciuto anche come il “Kaiser”, una delle montagne simbolo della Carnia. Celebre tra gli appassionati di ciclismo per le sue pendenze che sfiorano il 20% e per i tornanti che hanno reso leggendarie le tappe del Giro d’Italia, in inverno si trasforma in una delle principali destinazioni sciistiche del Friuli Venezia Giulia.

La ski area raggiunge quota 1.970 metri e offre circa 23 chilometri di piste da discesa, ai quali si affiancano tracciati per lo sci di fondo e numerose opportunità per vivere la montagna sulla neve. Per chi ama il lato più spettacolare dell’inverno non mancano le esperienze al calare della sera. Camminare nel bosco con le lanterne significa vedere la montagna trasformarsi sotto la luce del buio. Le escursioni con le ciaspole, invece, permettono di attraversare paesaggi innevati con un ritmo completamente diverso da quello di una giornata sugli sci.

E poi c’è l’après-ski, che in Carnia assume una forma molto concreta. Si scende dalle piste, si tolgono gli scarponi e ci si siede davanti a qualcosa di caldo. Rifugi e ristoranti diventano parte della giornata sulla neve, non soltanto una pausa tra una discesa e l’altra. È qui che sport e gastronomia cominciano naturalmente a incontrarsi.

Tra sentieri, neve e sapori: la Carnia più autentica parte da Arta Terme
Cjarsons (Foto: Fabrice Gallina)

La Carnia si riconosce anche a tavola

La cucina carnica racconta il territorio con la stessa immediatezza dei suoi sentieri e dei suoi paesaggi. È una cucina nata dalla montagna e dalle sue risorse, costruita nel tempo intorno a ciò che prati, boschi, allevamenti e coltivazioni potevano offrire. Formaggi e latticini, erbe spontanee, salumi, legumi, frutti di bosco e prodotti conservati secondo antiche tecniche compongono ancora oggi un patrimonio gastronomico profondamente legato alla stagione e ai luoghi.

Tra i piatti più rappresentativi ci sono i cjarsons, ravioli dalla caratteristica combinazione di sapori dolci e salati, che cambiano da valle a valle e quasi da famiglia a famiglia. Il ripieno può contenere erbe spontanee, patate, uvetta, spezie e, in alcune ricette, persino cioccolato. Una volta cotti, vengono tradizionalmente conditi con burro fuso e ricotta affumicata. Una varietà che racconta bene la natura della cucina carnica, fatta di ricette tramandate e reinterpretate localmente. Dietro ai loro aromi si ritrova anche la storia dei cramârs, gli antichi venditori ambulanti della Carnia che tra Cinquecento e Ottocento attraversavano le Alpi per commerciare spezie nei territori germanofoni. Quello che oggi arriva nel piatto conserva così anche la memoria di un antico viaggio attraverso le montagne.

Accanto ai cjarsons c’è il frico, altro grande protagonista della tradizione friulana e carnica, preparato principalmente con formaggio e patate e proposto in diverse varianti, dalla consistenza morbida e fondente a quella più croccante. E c’è il Toç in braide, piatto semplice e sostanzioso nato per rendere più ricca e corroborante la polenta della quotidianità. Sono ricette che appartengono a una cucina senza fronzoli, dove pochi ingredienti vengono trasformati con cura e dove il gusto nasce spesso proprio dalla loro combinazione.

Ma la ricchezza gastronomica della Carnia va ben oltre i piatti della tradizione. La biodiversità del territorio si riflette in una grande varietà di prodotti, dai formaggi di malga al radic di mont, dalle mele antiche dell’Alto Friuli ai fagioli borlotti di Carnia, dai funghi ai frutti di bosco, dal miele di montagna al mais da polenta. Una ricchezza riconosciuta anche dalla presenza di otto Presìdi Slow Food, tra cui il çuç di mont, il formadi frant, la fava di Sauris, le pere Kolzen dell’Alpe Adria e la Varhackara di Timau.

Particolarmente importante è poi la tradizione lattiero-casearia, affiancata da una norcineria che comprende salumi e carni lavorate ancora profondamente radicati nella cultura locale. A Sauris nasce l’omonimo prosciutto affumicato, riconosciuto come prodotto IGP, mentre in tutta la Carnia si incontrano specialità come ossocollo, culatello, salame e cotechino. Non mancano inoltre birre artigianali, distillati e produzioni più particolari, come lo Sliwovitz di Cabia, frazione di Arta Terme, ottenuto dalla distillazione delle prugne.

È un patrimonio che rende la tavola una vera prosecuzione del viaggio. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, tra boschi e vallate, sedersi davanti a un piatto di cjarsons, a una fetta di frico o a un tagliere di prodotti locali significa ritrovare nel cibo gli stessi luoghi appena attraversati. La montagna, in Carnia, non si limita dunque a offrire un paesaggio: mette a disposizione materie prime, gesti e conoscenze che il tempo ha trasformato in identità gastronomica.