Sesso, gli italiani lo fanno “come ricci” (pure dopo i 50): i dati boom
Facciamo sesso almeno una volta alla settimana, spesso di più. E con una qualità e fantasia che somiglia alla nostra propensione per la buona tavola. Ecco la fotografia della coppia nazionale del Censis 2025. Italians do it better… and more!

I ricci non solo lo fanno spesso, ma anche bene: “godo come un riccio” narra, infatti, la tradizione popolare. E, a quanto certifica il 59° Rapporto dell’autorevole Censis, l’Istituto di ricerca italiano che studia come cambia la nostra società, il riccio ben ci rappresenta, visto che quasi i due terzi della popolazione (62,5%), fra i 18 e i 60 anni, ha rapporti sessuali con cadenza settimanale.
Un bel ritmo, contando che c’è chi lo fa 2-3 volte alla settimana (e non c'entra l’età, visto che il dato al 29,9% riguarda anche i senior, superati dagli under 34 solo di uno scarso 5%) e chi tutti i giorni (5,3%). È la solita storia del pescatore che racconta di aver preso una trota da 5 kg o è tutto vero? Si sa, quando parliamo di sesso, se dobbiamo scegliere, noi Italians “do it better” (come diceva Madonna)… Ma qui c’è di mezzo il Censis, l’istituzione nel campo delle ricerche. E poi ci sono le nostre due superesperte, la sessuologa Roberta Rossi e la psicoterapeuta Maria Giovanna Luini, a rivelarci cosa c’è dietro queste confessioni corali.
Sesso, una reazione sana al mondo in crisi
La prima cosa che colpisce dai dati emersi è che in un mondo percepito dagli italiani come incerto e ostile (così lo descrive il Censis) la voglia di fare all’amore c’è, eccome. Inoltre, siamo diventati più reattivi, se pensiamo che nella non lontana era Covid lo stress e l’ansia aveva colpito il desiderio di tutti in modo importante.
«Infatti è un dato confortante, perché significa che, al di là degli allarmismi, le persone hanno un desiderio regolare e una buona attività sessuale», commenta Roberta Rossi. «L’altra peculiarità importante dell’indagine è che prende in considerazione non solo una larga fascia d’età, ma anche i sessantenni, che non si possono certo più qualificare come “popolazione anziana”».
Sesso, quantità ma anche qualità
Va bene, è un dato solido e assodato: lo facciamo spesso. Ma come? Quantità è anche qualità? «E qui alle indagini sociologiche si affianca l’esperienza clinica che dimostra quella che può sembrare di primo acchito una banalità: se lo fai spesso lo fai volentieri, e se lo fai volentieri lo fai bene, o almeno soddisfacente per la coppia», sottolinea la dottoressa Rossi.
«Pratichiamo quindi un sesso generalmente gratificante, e questi dati ci aiutano a superare anche certi stereotipi culturali. Come quello che dopo una certa età si interrompe l’attività sessuale, o che la menopausa sia sempre un momento, per la donna, di pace dei sensi. È spesso vero il contrario: si ritrova una nuova e piacevole sessualità, superati gli eventuali problemi fisiologici (sono gestibili e non tutte li hanno) dati dallo sconvolgimento ormonale dei 50 e dintorni. Anzi, la frequenza dimostra una maggiore attività della parte femminile nella ricerca del piacere (anche fine a se stesso e non solo romantico), quindi qualità per la coppia a tutto tondo».
«Queste percentuali rispecchiano ciò che osserviamo noi terapeuti ogni giorno e, visto che mi occupo soprattutto di donne, il tema della qualità dell’erotismo praticato è di qualità mediamente alta», aggiunge Maria Giovanna Luini. «La vedo diminuire, nella pratica clinica, quando la curiosità, l‘esplorazione, la novità iniziano a venire meno, soprattutto in quelle coppie simbiotiche che fanno sempre tutto insieme e non hanno spazi personali come attività ludiche, hobby o amicizie: consiglio, in questi casi, di crearsi degli interessi disgiunti dal partner almeno in una parte del tempo libero. Ma il problema si percepisce perché scende la qualità e, di riflesso, anche la frequenza a letto».
Il trionfo dei preliminari
Ben il 78,8% degli intervistati pratica con regolarità i preliminari: un ritorno a un’intimità di coppia più varia e meno “meccanica”? «In effetti, fino a qualche anno fa in generale si andava più “al sodo”, ma anche qui è cresciuta la qualità, grazie anche a un’informazione e curiosità maggiori», spiega la dottoressa Rossi.
«Prepararsi e preparare la strada al piacere, dedicarsi il tempo giusto è una trasformazione a livello culturale che supera una certa visione passata della sessualità tutta penetrazione: non a caso i sex toys, nuovo strumento di piacere gestito dalla coppia ha fatto pari con una delle abitudini più consolidate fra gli italiani, guardare insieme un video porno (26,4% contro il 26%). Anche qui notiamo più fantasia personalizzata usata come stimolo attivo.
Trovo poi molto significativo il dato sulla masturbazione reciproca (58,2%), che può essere l’atto iniziale ma anche finale di un rapporto, soprattutto quando, ed è frequente nelle donne, l’orgasmo è clitorideo e non penetrativo, o lui ha difficoltà a mantenere l’erezione. Insomma, per chi ritiene importante raggiungere l’orgasmo insieme, ben venga un ampliamento delle strategie per appagare i desideri. Per tutti gli altri la sessualità si sta arricchendo, sta diventando più completa. Forse lo stiamo imparando dai giovani, che hanno un repertorio più ampio e sperimentano molto».
«Io non li chiamerei neanche più preliminari», aggiunge Luini. «La penetrazione è solo un aspetto del rapporto sessuale, mentre “tutto” lo completa, e molte pratiche non penetrative piacciono, anzi sono proprio queste a rendere più longevi e frequenti gli incontri erotici, diventando fondamentali per poter continuare, col passare dell’età, a coltivare il piacere sessuale. Non a caso, il Censis ha giustamente studiato i sessantenni, e presto dovrà occuparsi anche dei settantenni, perché la vita si allunga e il desiderio la segue».
Tanta fantasia, pochi “eccessi” realizzati
Il Censis ha anche approfondito un tema che è molto cresciuto, a giudicare dal numero di locali disponibili, video e oggettistica dedicata: quello del feticismo (comprese pratiche come il bondage/ legarsi e il sadomasochismo) e del fare sesso con più partner o partecipare a situazioni come lo scambismo. Bene, nonostante molto di tutto ciò sia stato da tempo sdoganato, i numeri sono bassi rispetto al percepito popolare e all’equilibrio offerta/domanda: solo il 14% si dedica, infatti, a pratiche sessuali non convenzionali mentre fare sesso di gruppo (la fantasia più frequente nell’onirico hard del 17,6% italiani) crolla a un 7,7% se passa dal desiderato alla pratica.
«Un dato che si spiega perché anche chi decide di andare in un locale per scambisti (e di solito si tratta di coppie di lunga data che cercano nuovi stimoli erotici) spesso guarda e non partecipa, ma poi porta a casa lo “spettacolo” (o solo il brivido di essere entrati in certi posti “proibiti”) come carburante sessuale da condividere in due», commenta Luini. «Oppure si limita a chattare con coppie conosciute online con lo stesso scopo: eccitarsi senza superare la linea di demarcazione fra il dire e il fare. Ma non è un freno: fa parte di tutto quell’armamentario di piacere anche fantastico e virtuale che fa della coppia italiana una entità viva e vivace, curiosa ed epicurea, cioè incline ai piaceri della vita, esattamente come quando ci si mette a tavola nel nostro Paese».
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