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Seduzione: come si conquista al primo appuntamento

È illusorio pensare di poter sedurre qualcuno senza fare alcun sforzo. Non funziona neanche essere diversi da come si è veramente. E allora, come si conquista al primo appuntamento?

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Come sedurre al primo appuntamento? Ma soprattutto: come farlo con fiducia e sicurezza?

A queste domande prova a rispondere il filosofo svizzero naturalizzato britannico Alain de Botton, con due video realizzati per la scuola che ha fondato e presiede: si chiama The School of Life, ha sede a Londra ma opera anche online, e offre percorsi di formazione sull’intelligenza emotiva. I video (in inglese) si trovano sul sito theschooloflife. com.

Noi li abbiamo studiati e abbiamo imparato, innanzitutto, che un appuntamento è come un’audizione in cui bisogna convincere un “selezionatore” che si è la persona giusta per il ruolo di suo partner. Non solo: l’atteggiamento vincente è dimostrare che si sta bene con se stessi, che si è consapevoli dei propri punti deboli e che si è in grado di gestirli (il che non è un invito a sbandierarli).

Per esempio, l’incontro rende nervosi? Anziché tentare di nasconderlo o esplicitarlo mordendosi le unghie, si può ammetterlo sinceramente. Al contempo, funziona trattare l’altra persona con un misto di tenerezza e di realismo: così, le si comunica che ci piace, che viene apprezzata anche se si vedono le sue fragilità. Trattarla con adorazione, invece, sarebbe come dirle che è "perfetta": una bugia che imbarazzerebbe troppo. Insomma, rassicurare circa la vulnerabilità propria e altrui è qualcosa di seduttivo.


PASSATO E IDEALE: I MOTIVI DELL’ATTRAZIONE

Se qualcuno ti chiedesse “Quali caratteristiche deve avere una persona per sedurti?”, probabilmente risponderesti qualcosa come “savoir-faire”, oppure “un sorriso smagliante, occhi verdi, una passione in comune con me, cultura...”.

Riflettendoci meglio, però, capiresti che i singoli elementi non bastano ad accendere la scintilla, altrimenti cascheresti ai piedi di tutte le persone con savoir-faire, sorriso smagliante e così via.

√ Ma, allora, da cosa si viene attratti? «L’attrazione che si prova solo per alcuni è riconducibile a ciò che abbiamo vissuto da piccoli, magari con i nostri genitori», spiega la psicologa Sara Zamperlin. «In pratica, ci sono caratteristiche personali – un certo tipo di conformazione fisica, un modo di fare, una tonalità di voce – che riattivano le nostre esperienze precoci, ci risultano familiari e quindi particolarmente gradite».

√ Chi le possiede ci seduce. Il più delle volte non si è consapevoli di questo legame con il passato, dunque non si sa spiegare perché quel qualcuno ci affascina. Sovente, poi, il quid che ci colpisce non è una caratteristica dell’altro, ma come lui ci fa sentire: per esempio, con il “trascinatore di folle” si brilla (anche se di luce riflessa!), con il “peter pan” si è come autorizzati a defilarci dai doveri, con il “cucciolo indifeso” si diventa indispensabili.

√ Ma non è finita: può sedurci anche chi rappresenta una versione ideale di noi stessi, perché sfoggia qualcosa che a noi manca (la spericolatezza, una famiglia unita, l’estroversione) o in cui si sente di non poterci mettere in gioco (la cultura, la forma fisica, la vita sociale).



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Articolo pubblicato sul n. 33 di Starbene in edicola dal 31/7/2018

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