Allergie ai pollini: perché l’estate non dà più tregua

Speravi che la stagione delle allergie ai pollini fosse agli sgoccioli? Purtroppo, ormai, graminacee & Co. danno filo da torcere anche in estate. La buona notizia: ci sono nuove armi. Scopri subito come dire basta a starnuti e occhi gonfi

Allergie ai pollini: perché l’estate non dà più tregua
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Chi pensa che con l’estate la stagione delle allergie ai pollini stia per concludersi sbaglia di grosso. Secondo i dati della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica, dei 9 milioni di italiani che soffrono di pollinosi il 35% manifesta i sintomi allergici anche a giugno e luglio. La colpa? Soprattutto dei pollini di graminacee, parietaria, ulivo e ambrosia, che inizia fiorire tra la fine di luglio e i primi di agosto. Per capire come difenderci al meglio, abbiamo intervistato il professor Marco Confalonieri, direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato respiratorio dell’Università di Trieste.

Quali sono i sintomi delle allergie ai pollini?

«Congestione e ostruzione nasale (in pratica, naso chiuso che prude), raffica di starnuti acquosi a ripetizione, occhi gonfi e arrossati e, più raramente, tosse secca e stizzosa accompagnata o meno da dispnea, la comparsa di difficoltà respiratoria che può sfociare nella crisi asmatica. Tutti sintomi aggravati dal cambiamento climatico e dall’inquinamento che possono dare del filo da torcere anche in vacanza.

Per questo è importante partire informati, non abbassare mai la guardia e, sia che ti trovi in città, al mare o in campagna, seguire un’adeguata profilassi. Cioè le giuste misure preventive per tenere sotto controllo i sintomi, scongiurando i temuti attacchi d’asma. Un obiettivo che tutte le vittime del “raffreddore da fieno” oggi possono raggiungere, grazie all’avvento di antistaminici di ultima generazione. Questi, a fronte di una maggiore rapidità di azione, hanno molti meno effetti collaterali di quelli che usavano i nostri genitori».

A cosa è dovuto l’aumento delle allergie ai pollini in estate?

«Il cambiamento climatico rema contro i soggetti allergici. La stagione dei pollini è più lunga con alcune piante, come le graminacee, che possono manifestare una seconda fioritura. Inoltre l’aumento delle temperature medie ha diffuso l’ulivo anche a latitudini un tempo impensabili. In Friuli-Venezia-Giulia, per esempio, prima veniva coltivato solo in una zona vicina al mare di Trieste. Oggi, invece, si produce olio extravergine di oliva anche sulle colline friulane fino a 500 metri di altitudine, grazie al clima più mite.

Circa l’Ambrosia, pianta infestante altamente allergizzante arrivata in Italia e in Europa anche attraverso gli aerei, si è diffusa in tutto il territorio italiano. Si è espansa dalle regioni settentrionali fino a quelle centrali e meridionali, con i suoi pollini dispersi un po’ ovunque grazie al trasporto eolico. È utile consultare on line i bollettini e le previsioni dei pollini pubblicati giornalmente dall’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) insieme all’Associazione Italiana di Aerobiologia. Sapere, alla vigilia di una partenza, se la concentrazione di pollini è alta, media o bassa nella destinazione finale o nei luoghi attraversati in viaggio, consente di non arrivare impreparati alla meta».

In cosa consiste la profilassi per le allergie da pollini?

«Se una persona sa di essere allergica a determinati pollini, non deve aspettare che compaiano starnuti, prurito, occhi gonfi e rinorrea (secrezioni nasali molto fluide). I sintomi della rinocongiuntivite hanno un impatto molto negativo sul lavoro, sulla vita sociale, sullo sport e sulla voglia di divertirsi in vacanza. Circa due settimane prima della comparsa dei sintomi e per tutto il periodo a rischio, è bene utilizzare uno spray nasale al cortisone, potente antinfiammatorio che dona sollievo immediato alle mucose, riducendo la congestione nasale.

Per gli spray a base di fluticasone sono sufficienti 2 spruzzi per narice una volta al giorno. Per quelli a base di mometasone la somministrazione corretta è due volte al giorno. Al manifestarsi dei primi disturbi, è utile associare al cortisonico, una volta al giorno, una compressa di antistaminico, cioè un farmaco che serve per il trattamento sintomatico dell’allergia da fieno: svolge meno un ruolo preventivo, ma è un caposaldo della terapia antiallergica».

È vero che gli antistaminici sono migliorati molto?

«I più recenti hanno una rapidità di azione maggiore e sono molto più tollerati di quelli di 15-20 anni fa. La ricerca, infatti, ha messo a punto molecole più selettive nei confronti dei recettori H1, bloccando il rilascio dell’istamina entro 15-30 minuti. Inoltre, danno molta meno sonnolenza. Non impediscono di mettersi alla guida, lavorare, studiare o praticare sport perché hanno effetti collaterali ridotti al minimo e, a volte, del tutto assenti: bocca secca, leggero mal di testa, raramente nausea. I più prescritti sono la loratadina, la desloratadina, la fexofenadina, la bilastina, la cetirizina e la levocitirizina (quest’ultime due possono determinare ancora un leggerissimo torpore a fronte di un’azione ultrarapida).

Ogni antistaminico ha un suo dosaggio che va rispettato, prescritto dal medico di base, dallo pneumologo o dall’allergologo, e va assunto per bocca una sola volta al giorno, preferibilmente la sera. Se compaiono sintomi oculari, si possono instillare negli occhi, 2-3 volte al giorno, colliri antistaminici pronti a ridurre prurito, lacrimazione e palpebre gonfie. Attenzione, però, a non abusarne. Si rischia di incorrere in effetti collaterali quali secchezza, aumento della pressione intraoculare e un maggiore arrossamento della congiuntiva. Stessa raccomandazione per gli spray nasali antistaminici. Vanno usati al bisogno una-due volte al giorno, per evitare secchezza e irritazioni delle mucose. Per combattere la rinite allergica da moderata a severa, e ridurre il numero di farmaci da portarsi dietro, si prescrivono oggi spray nasali che associano cortisonico e antistaminico. Infine, nel kit antiallergico di chi soffre di asma, non deve mai mancare uno spray con cortisonico e broncodilatatore. Va usato al bisogno per ridurre lo spasmo e aprire le vie aeree».

Utilizzare per 4-5 mesi il cortisone non è rischioso?

«No, perché stiamo parlando di cortisonici per uso topico, usati per ridurre localmente l’infiammazione e prevenire le riacutizzazioni. Non hanno gli stessi effetti collaterali di una terapia cronica con cortisone orale, quali osteoporosi e iperglicemia. Tutti gli spray al cortisone contengono il principio attivo nella dose minima efficace. Si parla di microgrammi, non di milligrammi, cioè di unità 1000 volte inferiori a quelle prescritte per uso orale.

Va ribadito che una cura antiallergica efficace e sicura non dev’essere fatta di testa propria, utilizzando i farmaci rimasti nell’armadietto del bagno dalla scorsa primavera. Occorre affidarsi a uno pneumologo/allergologo in grado di modulare la terapia in base a ogni paziente, monitorando la risposta. Una regola che vale anche per i vaccini sublinguali che desensibilizzano gradualmente il sistema immunitario, riducendo via via l’ipersensibilità verso l’allergene. Il quale viene a poco a poco tollerato dall’organismo solo se assunto tutti i giorni, a piccole dosi crescenti, per tre anni. Altrimenti, se non si ha la costanza e se non si è seguiti da uno specialista, i vaccini servono a poco».

Per le allergie ai pollini gli anticorpi monoclonali sono utili?

«Non servono per le comuni allergie stagionali, e vengono prescritti solo in casi altamente selezionati. Nonostante le grande attese sui farmaci biologici a bersaglio molecolare, occorre sapere che questi vanno prescritti soltanto per l’asma grave e/o per la poliposi nasale. Neppure la rinite cronica dovuta ad allergeni perenni (come, per esempio, gli acari della polvere), se è controllata dalle comuni terapie inalatorie, ha questa indicazione. Alcuni farmaci biologici, come dupilumab e omalizumab, bloccano i recettori di specifiche molecole della reazione allergica, ma vengono prescritti in ospedale per le formi gravi di asma e polipi nasali. Non rappresentano, quindi, il farmaco di prima scelta per chi soffre di raffreddore da fieno».