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Bruciore intimo: cosa fare quando c’entra l’intestino

Inutile curare vaginiti, cistiti e altri disturbi ginecologici se non si risale alla causa del problema. Che talvolta è là dove non ti aspetti. Bruciore intimo e intestino, infatti, sono molto legati. I consigli degli esperti

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Vaginite, cistite e altri bruciori intimi? C'è una nuova strategia per affrontare i disturbi dell’apparato uroginecologico. Un approccio interdisciplinare, che non si limita a curare le affezioni genitali, ma tiene conto delle complesse interazioni tra intestino e parti intime.

«All’origine di molti disturbi c’è uno stato di infiammazione cronica della mucosa intestinale, che è sempre associata a disbiosi, lo squilibrio della flora batterica», spiega il dottor Franco Vicariotto, ginecologo presso l’ospedale Humanitas-San Pio X di Milano, cofondatore di Sifiog (Società italiana di fitoterapia e integratori in ostetricia e ginecologia).

«E poiché l’intestino dialoga con l’apparato urogenitale, non solo per vicinanza fisica ma attraverso messaggeri chimici (neuropeptidi, ormoni, neurotrasmettitori, citochine ecc), le donne che soffrono di pancia gonfia, stipsi, meteorismo e colon irritabile vanno più soggette a problemi ginecologici». Ecco i casi in cui è importante curare il terreno, focalizzando il proprio piano terapeutico a partire dall’intestino.



SE IL PROBLEMA È IL DOLORE PELVICO

Tensione addominale, dolori e fitte ricorrenti al basso ventre, all’altezza delle ovaie, appena sopra l’inguine. È il cosiddetto dolore pelvico cronico che interessa l’8% delle donne. È dovuto a uno stato infiammatorio del colon che può arrivare a interessare anche gli annessi, cioè le tube e le ovaie, anche se ecograficamente non si evidenzia nulla di patologico.

«È frequente nelle donne stressate o in marcato sovrappeso, in quelle che fumano e seguono un’alimentazione sregolata, ricca di alcolici, fast-food, fritti, insaccati, piatti pronti, cibi in scatola (pieni di conservanti) e dolciumi vari», premette il dottor Franco Vicariotto.


Il piano detox «La prima regola, quindi, riguarda lo stile di vita e la modifica delle proprie abitudini alimentari, premessa fondamentale per venire a capo dei dolori pelvici. Poi, è bene detossificare l’intestino.

Io consiglio l’assunzione ciclica di idrogel di silicio (Enterosgel), in grado di assorbire selettivamente le sostanze tossiche depositate sulla mucosa intestinale. Ogni 3 mesi si fa un ciclo di due settimane, per una depurazione profonda». Lo step successivo consiste nel riparare le pareti intestinali che, molto probabilmente, hanno perso la loro funzione di barriera lasciando passare sostanze normalmente filtrate, quali germi, tossine, farmaci e frammenti proteici (è la cosiddetta sindrome dell’intestino gocciolante).

«Per il reintegro della barriera intestinale, si può assumere per un mese una bustina al giorno di Colostro Noni, un rimedio naturale a base di due componenti: il colostro bovino, che è il “primo latte” dei mammiferi, e il succo di Morinda Citrifolia, pianta indiana conosciuta con il nome di Noni», prosegue il dottor Vicariotto. «Entrambi apportano aminoacidi, enzimi, vitamine, minerali, immunoglobuline, lattoferrina e fattori di crescita che riparano le falle della mucosa gastrointestinale, come dimostra uno studio pubblicato nel marzo 2014 sul Minerva Gastroenterology e Dietological Journal».

Infine, dopo aver ripulito e riparato, occorre ripopolare l’ambiente intestinale di batteri buoni, assumendo per tre mesi specifici ceppi di probiotici microincapsulati e gastroprotetti. I più efficaci? Un’associazione di Lattobacillus Rhamnosus, Plantarum e Salivarius.



SE IL PROBLEMA SONO LE INFEZIONI RICORRENTI

La disbiosi intestinale di tipo fermentativo, causata da sedentarietà, sovrappeso, stipsi e un’alimentazione ricca di lieviti e zuccheri, è la principale causa di cistiti e vaginiti ricorrenti. «Le prime sono causate per l’80% dalla proliferazione incontrollata dell’Escherichia Coli, un batterio che vive nell’intestino, mentre le vaginiti batteriche possono essere causate da un pool di germi intestinali come lo Streptococco fecalis, lo Streptococco agalactiae e lo stesso E. Coli», spiega la dottoressa Fiammetta Trallo, ginecologa a Bologna. «Il passaggio di germi patogeni dal colon alla vagina può avvenire dall’interno, a causa della permeabilità intestinale, o per contaminazione esterna da contatto diretto con le feci quando, alla toilette, ci si pulisce in modo scorretto (usando la carta igienica da dietro in avanti e non dal davanti indietro».


Il piano detox Mentre per la cistite, solitamente ci si rivolge subito al medico, per le vaginiti batteriche, che spesso danno solo perdite vaginali giallastre, si tende a trascinare il problema, consultando il ginecologo anche dopo mesi, peggiorando la situazione. La cura? «Per una cistite in corso, si prescrive una monosomministrazione di fosfomicina o plurifloxacina, dalla potente azione battericida», precisa la Trallo. «Poi, però, è bene prevenire le recidive prendendo per 3 mesi, i primi 10 giorni del mese, una compressa al giorno di estratto secco di mirtillo rosso americano, ad alta concentrazione di attivi».

E per le vaginiti batteriche, di origine intestinale? In questo caso è bene fare un tampone vaginale con antibiogramma per vedere a quale antibiotico è sensibile il germe responsabile. In genere, si prescrive per 5 giorni una compressa di amoxicillina e acido clavulanico, associandovi una protezione antimicotica per via vaginale perché, come è risaputo, qualsiasi antibiotico favorisce la crescita delle microspore di Candida Albicans».



SE IL PROBLEMA È LA CANDIDA ALBICANS

La Candida è il tuo tormentone? Per scongiurare le forme recidivanti, con 3-5 attacchi all’anno di forte prurito, bruciore e perdite dense tipo ricotta, è bene bonificare l’intestino da questo insidioso fungo seguendo per 4 mesi una dieta ad hoc.


Il piano detox Pochissimi zuccheri semplici (caramelle, dolci, bevande gassate) e lieviti (pane, pizza, birra e prodotti da forno), nonché pochissimi formaggi freschi e frutta molto zuccherina, come l’uva, i fichi e le banane. «Questo serve a ridurre la fermentazione intestinale che fa crescere la Candida», spiega la dottoressa Fiammetta Trallo.

«Inoltre, è bene associare ai probiotici una capsula al giorno, per 2 mesi, di Pseudowintera colorata, la pianta neozelandase rimasta invariata da un milione di anni grazie al suo naturale scudo contro le aggressioni esterne. Le sue foglie racchiudono, infatti, un pool di sostanze antimicrobiche e antimicotiche tra cui la quercetina e il polygodial, due preziosi flavonoidi».


SE SEI IN GRAVIDANZA

La proliferazione incontrollata di germi intestinali patogeni, quali Escherichia Coli, Stafilococchi e Streptocchi è particolarmente pericolosa in gravidanza. Può infatti provocare un parto pretermine, per infezione del sacco amniotico.


Il piano detox «Per questa ragione», spiega il dottor Franco Vicariotto, «durante i nove mesi di attesa è bene seguire un’alimentazione sana e controllata, contenere l’aumento di peso entro 13 chili e curare la regolarità intestinale con il movimento (passeggiate, yoga, nuoto e ginnastica dolce), la corretta idratazione e, a partire dal secondo trimestre, l’utilizzo di due cucchiai al giorno di idrogel di silicio: assorbe le scorie e tiene pulito l’intestino, facilitando l’evacuazione».



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Articolo pubblicato sul n. 38 di Starbene in edicola dal 5 settembre 2017



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