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Si può bere il vino in gravidanza?



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  1. STUDIO DELLE UNIVERSITÀ DI OXFORD E BRISTOL
    Alcol in gravidanza: anche poco può compromettere l’intelligenza del bebé
    Sono sufficienti da uno a sei bicchieri alla settimana per avere un impatto significativo sulle capacità cognitive del feto

    MILANO – Un bicchiere alla settimana, quattro al mese, meno di una quarantina in tutta la gestazione, potrebbero bastare a mettere al mondo un bambino meno intelligente e brillante di altri: lo sancisce uno studio britannico i cui risultati sono lapidari. La ricerca, lunga e complessa, è iniziata sin dagli anni novanta attingendo a sua volta ai dati dello studio ALSPAC (condotto in Gran Bretagna per individuare fattori ambientali durante e dopo la gravidanza che influiscono sulla salute infantile) e suggerisce una tolleranza zero nei confronti di qualsiasi consumo alcolico in dolce attesa.
    PIÙ DI 4MILA BAMBINI – Effettuata su un gruppo di ben 4mila madri e 4.167 bambini, la ricerca mira a capire una volta per tutte l’entità del danno dell’alcol in gravidanza grazie al lavoro dei ricercatori dell’Università di Oxford e di Bristol, che hanno tentato di risolvere i dubbi che gli studi passati decisamente controversi non sono riusciti a dipanare. Nessuno ha mai sollecitato l’alcol in dolce attesa chiaramente, ma più di uno studio in passato ha suggerito una certa soglia di tolleranza nei confronti di un modico consumo, anche per la difficoltà a isolare la variabile alcol da altre variabili ad essa collegate (stile di vita, fumo, età della madre).

    LE VARIANTI GENETICHE – Ora la ricerca inglese, pubblicata su PLosONE, non solo vanta numeri consistenti, ma si annuncia più significativa di precedenti studi anche per il tipo di approccio, disincentivando con decisione i bicchieri in dolce attesa, senza se e senza ma. Gli esperti infatti hanno voluto analizzare attraverso un metodo denominato randomizzazione mendeliana, le quattro modifiche genetiche individuate nei geni deputati a metabolizzare l’alcol (che nulla hanno a che fare con lo stile di vita o con la posizione sociale della persona), collegandole poi in modo inequivocabile a un più basso quoziente di intelligenza nei bambini. A ogni variante genetica riscontrata, per l’esattezza, è stato rilevato un calo di 2 punti nel QI dei bambini, la cui capacità cognitiva è stata testata a otto anni di età attraverso la Wechsler Intelligence Scale for Children. Diversamente non si è rilevata alcuna modifica genetica né alcuna riduzione del QI in bimbi di mamme che si erano astenute completamente dall’alcol.

    BASTA UN BICCHIERE SETTIMANALE – Anche a livelli moderati (si parla di una quantità che va da uno a sei bicchieri settimanali) l’alcol influenza dunque lo sviluppo cerebrale del feto, come fa notare Sarah Lewis della Bristol University. Significativo e rivoluzionario è il fatto che nel questionario somministrato alle mamme, e compilato dalle donne a intervalli regolari nel corso della gravidanza, le bevitrici di appena un bicchiere siano state comunque classificate come drinking during pregnancy (bevitrici nel corso della gravidanza). Le heavy drinkers, ovvero le bevitrici pesanti, sono state invece escluse dallo studio, che mirava a individuare le conseguenze in stato interessante di un consumo d’alcol leggero e non certo pesante, considerato che in questo caso i danni, gravissimi, sono indubbi e da tempo noti. Ron Gray, professore della Oxford University che ha guidato lo studio, lo definisce l’ennesima buona ragione per dire no all’alcol mentre si aspetta un bimbo, la cui intelligenza futura dipenderà anche da questo.

    Emanuela Di Pasqua
    15 novembre 2012 | 13:30

  2. Tutti siamo d’accordo: è importante tutelare la libertà d’espressione. Ma qui non si tratta di discutere se c’era o non c’era il rigore per l’Inter. Qui ci sono dichiarazioni gravi e irresponsabili, rilasciare da un medico qualificato come “superesperto” che mettono a rischio la salute di bambini che devono ancora nascere. L’evidenza scientifica c’è, e dice che alle donne in gravidanza va data indicazione di non consumare bevande alcoliche. Il mio parere è che a questo punto sia necessario intervenire legalmente contro chi queste dichiarazioni ha rilasciato, e contro chi ne è stato cassa di risonanza.

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